Il sito © per conto di Smith

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È il 1862 quando l’egittologo statunitense Edwin Smith acquista, presso un rigattiere, un papiro egizio che ancora oggi risulta essere il più antico trattato di medicina, il primo in cui la malattia e la cura del paziente vengono descritte con un linguaggio scientifico. Decifrato nel 1930 dal professore James Henry Breasted, dell’Università di Chicago, il “Papiro di Smith” contiene la più antica descrizione del carcinoma mammario, a testimonianza del fatto che già gli antichi Egizi cercassero una cura per il cancro. Oggigiorno molti passi avanti sono stati fatti in materia di prevenzione e cura oncologica, e si cerca di fare informazione anche attraverso blog e pagine sui social network, in maniera tale che le ultime scoperte e notizie possano essere alla portata di tutti. Uno di questi angoli virtuali di medicina oncologica a portata di paziente è il blog “Per conto di Smith“, ideato e curato dal professore Saverio Cinieri, direttore dell’Unità oncologica dell’ospedale “Perrino” di Brindisi, membro e tesoriere dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica.

Il professor Cinieri © Per conto di Smith

Il professor Cinieri © Per conto di Smith

Il professore Cinieri si è reso disponibile per essere intervistato sulle ultime frontiere della medicina oncologica al suo ritorno dal Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO 2018) tenutosi a Monaco di Baviera dal 19 al 23 ottobre.

Professor Cinieri, quali sono stati i temi più importanti e le novità di cui si è discusso nel congresso a Monaco di Baviera?
Come accade ormai da diversi anni, durante il congresso dell’ESMO vengono presentati studi davvero sorprendenti sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Tradizionalmente, il congresso si svolge itinerando per l’Europa, anche se ultimamente è diventato sempre più difficile trovare una sede adatta, soprattutto per la difficoltà organizzativa perché mancano centri europei capaci di accogliere un grande numero di ricercatori che arrivano da tutto il mondo. Quest’anno siamo stati in 30.000 circa a partecipare al congresso di Monaco di Baviera, una città che si è dimostrata all’altezza di questo evento, quanto ad organizzazione, e che ci ha accolto in maniera splendida. Sono stati presentati dei lavori scientifici talmente rilevanti da ottenere la pubblicazione, in tempo reale, sul “The New England Journal of Medicine”, e questo è molto raro che avvenga.

© Per conto di Smith

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Entrando nel merito delle novità di cui si è parlato, possiamo dire che finalmente c’è uno spiraglio di speranza per la terapia dei tumori della mammella triplo negativi, cioè quei tipi di carcinoma mammari senza recettori ormonali (er e pgr) e recettore per la terapia a bersaglio (erb2/neu), più difficili da trattare. Per questo tipo di cancro al seno finora avevamo a disposizione solo la classica chemioterapia, poiché non rispondono a terapie né di tipo ormonale, né di tipo immunologico. Al congresso di Monaco è stato presentato lo studio “IMpassion 130” che ha evidenziato, per la prima volta, la risposta positiva delle pazienti con cancro alla mammella triplo negativo metastatico al trattamento con farmaci immuno-terapici. Questa è una novità importantissima perché da anni noi medici e ricercatori cerchiamo di capire se il carcinoma mammario triplo negativo possa essere attaccato con terapie diverse dalla chemioterapia.

Gli studi sulla immuno-oncologia, negli ultimi anni, stanno notevolmente progredendo, tant’è che sono stati presentati in questa sede anche i primi dati inerenti il trattamento del melanoma e del tumore del polmone con farmaci immunoterapici. Queste prime evidenze scientifiche fanno ben sperare che questo sia solo il primo mattone di una strategia terapeutica che potrà consolidarsi nel futuro. Sono studi molto rilevanti perché – lo spiego in maniera molto semplice- con l’immunoterapia si fa in modo che il sistema immunologico del paziente sia stimolato ad “uccidere” le cellule del cancro.

© Per conto di Smith

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All’ESMO di Monaco si è parlato anche di quanto sia fondamentale la prevenzione attraverso lo stile di vita, seguendo delle semplici regole che io costantemente condivido sul mio blog e sulla relativa pagina Facebook “Per conto di Smith”: abolire il fumo, fare attività fisica – non c’è bisogno di diventare dei fanatici dello sport, bastano 30’ di attività fisica anche spostandosi a piedi, prendendo le scale piuttosto che l’ascensore –  mangiare in maniera sana consumando farine e cereali integrali, frutta e verdura  possibilmente di stagione perché non vengono trattate con conservanti, legumi, pesce azzurro, carni bianche, preferire l’acqua e un buon bicchiere di vino alle bibite industriali, che contengono quantità di zuccheri impressionanti. Gli zuccheri e le farine raffinate vanno evitati. Noi italiani siamo privilegiati perché la nostra dieta è quella mediterranea, uno schema alimentare ottimo per la prevenzione, scoperto proprio in Italia dal fisiologo americano Keys, negli Anni ‘50; in Germania c’è sicuramente una buona consumazione di frutta e verdura, anche importate, si usano molte farine integrali, ma vengono mangiati molti insaccati. Le carni trattate (würstel, insaccati, carni in scatola) sono quelle che contengono più sostanze cancerogene, quindi vanno evitate, mentre la carne rossa non va proprio bandita, ma consumata con parsimonia, due-tre volte alla settimana.

Nel rapporto sulla ricerca oncologica pubblicato all’inizio del 2018 dalla società editrice Elsevier, dall’analisi del periodo 2010- 2014 in diverse parti del mondo, si evincono due dati importanti: Germania ed Italia rientrano nei Paesi che fanno più pubblicazioni scientifiche (rispettivamente al quinto e sesto posto della classifica mondiale, che vede in testa USA, Cina, Giappone e UK), ma le pubblicazioni più citate dalla letteratura medica sono quelle dei ricercatori italiani pari merito con quelli inglesi. Lei come commenta questo dato?

© Per conto di Smith

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La ricerca italiana di tipo indipendente, cioè non sponsorizzata e supportata dalle case farmaceutiche, è molto viva e ottiene degli ottimi risultati. A Monaco è stato presentato lo studio “HOBOE-2” sulla prevenzione del cancro mammario nelle donne in menopausa, coordinato dallIstituto Nazionale Tumori IRCCS di Napoli, a cui ho partecipato anche io con il mio centro, e sono molto soddisfatto di questo progetto. La ricerca oncologica italiana è viva grazie alla volontà dei ricercatori ed è partita dall’ambito ospedaliero, quella universitaria è arrivata dopo. Nel nostro Paese, gli ostacoli maggiori sono l’eccessiva burocratizzazione (tra il momento dell’ideazione di un progetto scientifico e l’effettivo inizio dell’attività ricerca, possono passare anche due anni a causa della burocrazia) e la carenza di fondi. Da ultimo, in Italia solo l’1,3 per cento del PIL è stato destinato alla ricerca (contro una media OCSE del 2,4 per cento). La Germania ha investito in ricerca molto più di noi, il 2,94 per cento del PIL. I nostri ricercatori sopperiscono alla carenza di risorse con la fantasia e con la voglia di fare.

La carenza di medici è un problema comune dell’Italia e della Germania. In entrambi i Paesi l’iscrizione alla facoltà di Medicina è a numero chiuso, ma la Germania ha pensato di ovviare al problema con concorsi aperti al personale sanitario straniero, anche non europeo. In Italia, invece, si sta pensando di rendere libero l’accesso alla facoltà di Medicina, facendo una selezione successiva, a seconda dei risultati accademici conseguiti nel primo anno di corso. Qual è la sua opinione in merito?
A mio avviso, il primo obiettivo dovrebbe essere quello di aumentare le borse di studio per le scuole di specializzazione, perché c’è una grande carenza di specialisti. Lo specializzando è uno specialista in formazione che svolge un lavoro di assistente, quindi deve essere pagato. È necessario finanziare maggiormente le scuole di specializzazione. Rendere libero l’accesso alla facoltà di Medicina, invece, significherebbe dover investire nella costruzione di aule che permettano prima di tutto agli studenti di frequentare i corsi universitari in maniera sicura e in modo tale che il maggior numero di frequentanti non penalizzi il rapporto accademico tra docente e studente. Il sistema universitario ormai è rodato sul numero chiuso, non si può pensare che un cambiamento di questo genere possa essere fatto in poco tempo. Considerando però che la carenza di medici è un problema reale e diventerà maggiore nel corso degli anni, si potrebbe iniziare ad aumentare gradatamente il numero di posti disponibili. In Italia, purtroppo, siamo poco lungimiranti, affrontiamo i problemi nel momento in cui si presentano, mentre negli altri Paesi, come l’Europa del Nord, hanno più capacità di programmazione rispetto a noi.

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Le importanti scoperte per la lotta al cancro della mammella

© Youtube European Society for Medical Oncology

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