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L’Eco delle sirene è arrivato fino a Monaco dopo esser stato prima a Torino e poi a Berlino. Stiamo parlando del tour europeo di Carmen Consoli, figlia della Sicilia e cittadina del mondo. Sul palco della Freiheizhalle davanti a circa 400 persone il trio composto dalla Consoli, Emilia Belfiore e Claudia Della Gatta – rispettivamente chitarra-voce, violino e violoncello – si è esibito per circa un’ora e mezza infiammando un pubblico a maggioranza italiana, ma con una buona parte tedesca, guadagnandosi applausi sonori durante e dopo il concerto. Appena salita sul palco Consoli ha salutato masticando qualche parola in tedesco – perché come ci ha detto alla fine dell’esibizione «è una questione di rispetto sforzarsi di parlare nella lingua del Paese in cui ci si trova» – ha poi imbracciato la sua chitarra e ha iniziato con alcuni dei suoi brani più conosciuti – tra cui “L’ultimo bacio” e ”Fiori d’arancio” – per riscaldare l’atmosfera e il pubblico con la sua suadente voce e la crudezza di testi, che sgombrano il campo da ogni retorica e da ogni velata ipocrisia. Che il pubblico sia composto da 50.000 o 400 persone non fa differenza. La Consoli è un’artista a tutto tondo che abbina ad una musica fatta di radici e scontro frontale con l’establishment del pop a buon mercato, una poetica sottile, chiara e sempre ben concentrata nelle parole, talora gettate nella mischia con rabbia, altre volte con una dolcezza critica che gratta come il vetro le superfici incrostate del maschilismo e dell’apparenza forzata. Le sue narrazioni – in parte figlie di Battiato e di De André – sono costruite attorno a personaggi che disegnano nell’aria situazioni vissute quotidianamente da tutti noi. Ascoltare e vivere la musica della Consoli significa mettersi in discussione, acuire il proprio senso critico e illuminare quelle aree di ipocrisia che la cultura italiana trattiene da secoli sotto traccia. Come i capitoli di un unico grande libro, ogni canzone ha il suo ruolo propedeutico e segna i percorsi da seguire per giungere al finale. Durante il viaggio ogni ascoltatore può svoltare dove ritiene più opportuno, ma gli interrogativi, le problematiche, restano lì in piedi come dei totem eludibili solo con lo strumento della lotta per l’affermazione della propria individualità all’interno della comunità.

Carmen Consoli in tour

Durante la parte centrale dell’esibizione, “Mio zio”, “AAA cercasi”, “Bottana di to ma” (in dialetto siciliano) e “Blunotte” suonate con una potenza mistica, hanno rivelato i caratteri del confronto col pubblico. Chiamato ad assumersi delle responsabilità di fronte a quella società spesso brutale conseguenza tanto della mancanza di partecipazione attiva, così come del controllo capillare dei mezzi di comunicazione che filtrano ogni evidenza, ogni realtà, deturpandola e manipolandola. Eppure Carmen Consoli sa cantare e narrare tutto ciò con un ardore artistico che non perde mai di vista l’importanza dello stile, della melodia, dell’assonanza tra testo e musica. Violino e violoncello sanno agire sia da contraltare alle sferzate improvvise di una chitarra sorprendente – creando contrasti e contraddizioni che muovono e sospingono con maggior forza le denunce impellenti delle parole – e sia da sostegno, da aiuto per quei momenti in cui la malinconia emerge e dà spazio alla dimensione più intima e docile dell’immensa gamma espressiva della cantante. Quella stessa donna che sa come divorare il palcoscenico e come ammaliare il pubblico è la medesima che alla fine dell’esibizione si presta a foto, autografi e con il sorriso anche ad un paio di nostre domande.

Carmen, quali sono le tue sensazioni a caldo, subito dopo il concerto?
E stata una bellissima emozione, sono molto contenta.

Dopo questa tre giorni, tra Berlino e Monaco, qual è stata la risposta del pubblico? Ti ritieni soddisfatta?
La reazione è stata molto calorosa e mi dispiace andare via, ci stavo prendendo gusto col tedesco! È una lingua nuova per me, però anche questa è un’occasione per entrare nella cultura dei luoghi in cui vado a suonare. Stasera c’erano molti italiani, ma pronunciare qualche frase in tedesco è stata anche una forma di rispetto nei confronti del Paese che mi ha ospitata.

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Carmen Consoli – Buttana di to mà

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