Egon Schiele Anton Josef-Trcka-1914

Viviamo in tempi difficili, si sa, e quando i tempi si fanno difficili l’arte diventa un indicatore fondamentale in grado di dire qualcosa riguardo al livello e l’intensità di questa difficoltà. Un esempio di quanto detto è dato dalla reazione che ha suscitato la campagna commemorativa lanciata dalla città di Vienna, per celebrare i cento anni dalla morte dell’artista viennese Egon Schiele, (1890 – 1918 Vienna), uno dei grandi pittori del Novecento europeo.

La campagna, consistente in alcuni pannelli giganti raffiguranti alcune delle opere più famose di Schiele, doveva essere lanciata contemporaneamente nelle tre grandi capitali europee Vienna, Londra e Berlino, ma qualcosa è andato storto. Le opere rappresentate nelle gigantografie sono dei nudi. Ora, chi ha presente i nudi di Schiele sa di cosa si tratta: corpi nodosi in pose spudorate che esibiscono peni rugosi e vagine aperte come ferite, che Schiele dipinse più di cento anni fa. Un secolo, il Ventesimo, durante il quale l’umanità ha sperimentato di tutto: guerre mondiali, campi di sterminio, Gulag, stragi, terrorismo di tutti i tipi, boom tecnologici, lotte per i diritti, avanguardie artistiche e rivoluzioni sessuali. Last but not least: lo sdoganamento della pornografia elevata a performance artistica con il lavoro di Jeff Koons “Made in Haeven”. Eppure nonostante tutto questo popò di ribaltamento nei costumi, il lavoro centenario di Egon Schiele oggi provoca imbarazzi, rossori di gote e, udite udite, censure. Proprio così. La prima a muoversi è stata Berlino dove una non meglio specificata “commissione etica” ha fatto pressione sugli aeroporti di Francoforte e Berlino Tegel affinché non esponessero i pannelli con i corpi nudi di Schiele o, in alternativa, lo facessero solo dopo aver coperto le vergogne con un banner pubblicitario. A Londra invece i venditori di spazi pubblicitari stanno rifiutando i manifesti perché “potrebbero causare delle difficoltà”. Anche qui sono stati proposti banner pudichi camuffati da informazioni tecniche sulla pittura modernista. Che sta succedendo? Nell’Europa super-emancipata, post moderna e ultra-libertina, dove la pornografia è diventata ordinaria amministrazione tanto che non eccita più nessuno, dove nei locali specializzati delle sue capitali si offrono esperienze per scambisti di tutti i gusti e di tutte le tendenze sessuali e dove anche i meno intraprendenti, grazie a Tinder, possono osare il one night stand, questa Europa non regge la vista di una vagina dipinta cento anni fa? Parrebbe di sì se non fosse che quando si tratta di arte le cose non sono mai quel che sembrano.

La Famiglia – 1918

L’imbarazzo che crea l’opera di Schiele è solo apparentemente legato al nudo in sé. Mai come in questo caso infatti, il tratto del pittore si fa segno, simbolo, evocazione di un qualcosa che sta dietro. Qualcosa di molto più scandaloso del pene grinzoso che viene sbattuto in faccia all’osservatore. I corpi esposti, con quelle loro pose scomposte, trasmettono l’abisso della solitudine umana. La disperazione legata al fallimento dei sogni, delle aspirazioni e di tutte le speranze con le quali si viene al mondo. Lo smarrimento dovuto all’assenza di legami in grado di dare un senso all’esistenza. Il terrore che non ci sia nulla per cui valga la pena vivere. Il terrore insano innescato dai modernisti quando hanno aperto il vaso di Pandora della nostra civiltà rivelando a tutti che dentro non c’era nulla. Questo è il vero scandalo di Egon Schiele. Per capirlo basta leggere qualche verso del suo concittadino e contemporaneo Georg Trakl, che trattò lo stesso tema da angolatura diversa, o seguire le peripezie di Ulrich, il protagonista del monumentale romanzo di Robert Musil L’uomo senza qualità. Tre artisti austriaci, un pittore, un poeta e uno scrittore, di inizio Novecento che hanno descritto le rovine spirituali della nostra civiltà. Non c’è da stupirsi se uno viene censurato, mentre gli altri due sono stati rinchiusi nei sarcofaghi polverosi delle antologie letterarie.

Perché la nostra società emancipata, tecnologica, multiculturale e tollerante con chiunque, sopporta di tutto ma non di essere messa a nudo. Accetta e garantisce la ribalta a ogni genere di provocatori, come il collettivo di artisti eticamente analfabeti che nella mostra “Martyr Museum (Berlino Kreuzberg, Kunstquartier Bethanien) pongono sullo stesso piano i terroristi islamici del Bataclan e Martin Luther King, ma rigetta chi fa risuonare il suo vuoto interiore, chi la apre da dentro e urla che il Re è nudo.

E così nella moderna Berlino una fantomatica commissione etica impone la censura ai dipinti di Schiele, un comitato di studenti / docenti esige la cancellazione di una poesia dalla facciata di un liceo in quanto “patriarcale”, mentre un gruppo di artisti moralmente confusi paragona Martin Luther King, un uomo che cambiò il mondo in meglio senza torcere un capello a nessuno, al più infame dei terroristi islamici, senza che nessuno trovi nulla da dire.

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Egon Leon Adolf Schiele

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