porta brandeburgo_17Se fosse a Roma non sarebbe degna probabilmente neanche di una targa, per non parlare di una menzione nelle guide turistiche. Ma Berlino non è la città eterna, ha solo 800 anni (scarsi) di età e ogni vestigia del breve passato viene custodita come una reliquia: per questo la Porta di Brandeburgo è per i berlinesi come il Colosseo per i romani. La storica porta, il cui valore simbolico va bene al di là di quello artistico, compie oggi 225 anni e il compleanno è una festa per la città. La ricorrenza è debitamente ricordata sui media e per la valorizzazione della piazza dove il monumento si affaccia, Pariser Platz, si è anche costituita una iniziativa civica a sua tutela.

Federico Guglielmo II

Federico Guglielmo II

La porta fu voluta dal Re di Prussia Federico Guglielmo II che non aveva in mente alcun intento politico, ma semplicemente dare un degno pendant al maestoso Unter den Linden (viale dei tigli) che culminava all’altra estremità con il Castello dei Re di Prussia (quello che, dopo essere stato danneggiato dalle bombe nella seconda guerra mondiale e raso al suolo dalla Ddr nel 1950, viene ora ricostruito con progetto dell’italiano Franco Stella). Federico Guglielmo aveva incaricato della costruzione l’architetto Carl Gotthard Langhans. Per realizzarla fu buttata giù la porta preesistente della città del 1734. Per la Porta di Brandeburgo, in stile neoclassico, Langhans si ispirò ai Propilei dell’Acropoli di Atene. L’inaugurazione ufficiale fu il 6 agosto 1791, anche se l’opera era in realtà incompleta: mancava la famosa quadriga con la dea della pace. La scultura di Johann Gottfried Schadow fu montata solo due anni dopo e tutt’oggi sormonta il monumento con lo sguardo rivolto a Est, sull’Unter den Linden. Durante la divisione della Germania la Porta, che cadeva nel settore orientale della città, era un triste totem inaccessibile e presidiato dalle guardie di frontiera tedesco orientali.

Ronald Regan

Ronald Regan

Il periodo più funesto l’ha vissuto durante il nazismo: il 30 gennaio 1933, con la presa del potere dei nazionalsocialisti, un corteo di SA con le fiaccole sfilò attraverso la Porta che divenne il simbolo del partito e del Terzo Reich. Durante la seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiata e solo nel 1956, il regime Ddr decise, anziché di abbatterla come il Castello, di ricostruirla. Dopo il ’45 divenne il simbolo dell’ordine postbellico, della guerra fredda, della divisione della Germania. Così come poi, dopo la caduta del Muro di Berlino la fatidica notte del 9 novembre 1989, è divenuta il simbolo dell’Unificazione tedesca. È qui che quella notte si è concentrata la furia e la gioia di abbattimento, dei berlinesi dell’Est, dell’odiato Muro. Ed è qui, prima e dopo la caduta del Muro, che tutti i leader stranieri in visita a Berlino hanno voluto sfilare o, quantomeno tenere arringhe davanti alla sua quinta. La più famosa resta quella dell’ex presidente americano Donald Reagan durante la sua visita nel 1987 per i 750 anni della città: con un ormai leggendario discorso davanti alla Porta di Brandeburgo, dalla parte Ovest, il Presidente americano si appellò direttamente al leader sovietico Mikhail Gorbaciov: “Mister Gorbachev, open this gate! Mister Gorbachev tear down this wall!”. Due anni dopo il Muro era abbattuto e la Porta aperta. Da allora quest’ultima e l’antistante Pariser Platz (Piazza Parigi) sono teatro dei principali raduni pubblici, delle passerelle di politici, di comizi, feste di Capodanno, e anche dei trionfi della Nazionale di Calcio.

IMG_220Nel 2000 la Porta fu sottoposta a un ‘tagliando’ accurato: i restauri costarono quattro milioni di euro. Oggi Pariser Platz, con l’affaccio sulla storica Porta, è il salotto esclusivo della Capitale: le ambasciate alleate (americana, francese e, dietro l’angolo, britannica) sono ritornate qui dove si trovavano prima della guerra e della divisione. È tornato anche, ricostruito nuovo di zecca, il lussuoso Hotel Adlon, distrutto in un incendio nel ’45. Altri indirizzi esclusivi sono l’Accademia delle Arti e la sede di una banca disegnata dall’archistar Frank Gehry. Un giorno su tre, circa 100 giorni l’anno, è qui, sulla retrostante Strada del 17 giugno, prolungamento a ovest dell’Unter den Linden, che si svolgono le principali manifestazioni pubbliche a Berlino: dagli animalisti, alle sfilate di moda, alle gare di skater, alle parate del Christopher Street Day. Senza contare le migliaia di turisti che girano sulle carrozzelle o in bici, si fanno selfie o si ammassano nello Starbuck all’angolo. Troppo dicono gli inquilini privilegiati della piazza: troppo rumore, troppa gente, troppo trash. Per questo hanno dato vita da un paio di anni a una “Anrainer-Initiative Pariser Platz” (iniziativa degli abitanti di Pariser Platz), che riunisce le ambasciate, l’Adlon e le principali Istituzioni che si affacciano sulla piazza. Obbiettivo: tutelare lo storico indirizzo contro un suo degrado e una “banalizzazione” a causa della sua frequente chiusura per “attività che non sono all’altezza né del suo livello né del suo compito storico”.

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Mister Gorbachev, open this gate! Mister Gorbachev tear down this wall!

La porta di Brandeburgo

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