Mario Draghi © CC BY-SA 2.0 World Economic Forum

“Grazie, Draghi!”, titola lo “Spiegel online”. Il riferimento del giornalista Henrik Müller è alla Cancelliera tedesca Angela Merkel che, in vista delle prossime elezioni politiche di domenica prossima, dovrebbe dire grazie al Presidente della Banca Centrale Europea (Bce) Mario Draghi. Questo a causa dell’ottimo boom economico che sta vivendo la Germania in questo momento, anche grazie alle politiche monetarie messe in atto dall’amato e odiato banchiere centrale italiano.

Non tutti i tedeschi, infatti, amano Draghi. Soprattutto i risparmiatori che a causa dei bassissimi tassi d’interesse del costo del denaro (prossimi allo zero), hanno visto il loro denaro investito e depositato nelle banche senza praticamente guadagni. C’è chi ha sostenuto che fosse addirittura meglio mettere i propri risparmi sotto il materasso.

Quando Angela Merkel si insediò sul gradino più alto della politica tedesca, nel 2005, la Germania non navigava in acque economiche buone, anzi tutt’altro. La disoccupazione sfiorava i 5 milioni di persone e il bilancio dello Stato era in rosso fisso, con un debito pubblico in continuo aumento. Oggi, dodici anni dopo, la situazione è completamente diversa: la disoccupazione è calata e non è mai stata bassa come in questo momento, e c’è perfino carenza di manodopera. Secondo un sondaggio dell’Eurobarometro del maggio scorso, il 90 per cento dei tedeschi pensa che lo stato dell’economia della Germania sia buono, e l’84 per cento si dice soddisfatto della propria situazione economica personale. Il 72 per cento è invece soddisfatto del proprio lavoro, mentre il 73 per cento lo è dei servizi pubblici statali. Tuttavia ci sono anche problemi. Un terzo dei rifugiati ancora rappresenta un problema notevole (anche se c’è da precisare che due anni fa era il doppio), i finanziamenti per la formazione e la ricerca non sono dei migliori, e la digitalizzazione del Paese è in netto ritardo rispetto a quanto programmato (quello della digitalizzazione è un cavallo di battaglia della Cancelliera, come abbiamo recentemente messo in rilievo).

La Cancelleria a Berlino

Il 39 per cento degli intervistati ritiene che il Paese stia andando nella direzione politico-economica sbagliata, e un quarto si dice insoddisfatto della democrazia in Germania. Eppure il 93 per cento dichiara di essere soddisfatto della propria vita. Ma si sa, i tedeschi tendono ad essere ottimisti.

Il positivo sviluppo economico del Paese, secondo Müller, è dovuto principalmente a tre fattori: le riforme del mercato del lavoro, con le leggi Hartz, istituite dal secondo Governo del Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder; il fatto che l’industria tedesca si sia concentrata sulle economie emergenti, come quella cinese, fornendogli macchinari, impianti, automobili e prodotti dell’industria chimica; e infine la spinta data dalla Banca Centrale Europea allo sviluppo delle imprese, con la sua politica del tasso a zero interessi del costo del denaro, oltre all’acquisto di trilioni di titoli di Stato (cosa quest’ultima di cui la Germania ha meno usufruito rispetto ad altri Paesi, come il nostro). Tali bassi tassi d’interesse hanno alimentato il boom dell’industria edile tedesca e le esportazioni. Il primo lo si vede in tutta la Germania, particolarmente nelle grandi città, mentre le seconde sono state oggetto degli strali del Presidente americano Donald Trump durante la propria campagna elettorale per le presidenziali. Lo Stato tedesco, anche grazie a ciò, gode di tassi d’interesse reali negativi. Draghi ha fatto ciò che i suoi colleghi hanno fatto negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone. Ciò ha comportato anche grandi rischi ed effetti collaterali come la bolla dei prezzi nel mercato immobiliare e nei mercati azionari. Tuttavia i bei tempi per la Germania non dureranno per sempre. Ma per il momento la Merkel deve dire grazie, poi si vedrà.

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Angela Merkel e Mario Draghi a Berlino

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