La rivolta dei gilet gialli © youtube rt deutsch

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Hanno paura che qualcosa di simile possa succedere anche a loro, per questo quando parlano dellarivolta dei gilet gialli”, i giornali tedeschi la prendono larga girandoci intorno come se avessero a che fare con un serpente velenoso. Da certi toni si capisce che il desiderio sarebbe quello di non parlarne affatto… ah signora mia sarebbe bello, ma come si fa, sta sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Per screditare le proteste hanno provato a usare il solito argomento del maschio bianco di mezza età gonfio di rancore, il Wutbürger popular-fascista che secondo la caricatura dei media tedeschi vota Le Pen, qui AfD, fa il saluto nazi ed è sempre a caccia di stranieri da bastonare, ma con la Francia certi giochetti non funzionano. I gilet gialli sembrano fregarsene delle categorie dialettiche destra-sinistra, tanto che sia Le Pen, droit, che Jean-Luc Mélenchon, gauche, arrancano dietro alla rivolta come due sfigatissimi Fantozzi che cercano di prendere l’autobus al volo.

La rivolta dei gilet gialli © youtube rt deutsch

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La protesta si è estesa, si è radicalizzata e ormai non si accontenta della sospensione del decreto sull’aumento dei carburanti, vuole ben altro. Vuole tutta la Baguette, come ha detto Benjamin Cauchy, uno dei suoi portavoce. La Baguette supera di molte misure quanto richiesto da ogni movimento sceso in piazza in Francia negli ultimi 30 anni: aumento dei minimi salariali, sospensione immediata di ogni delocalizzazione produttiva, sostengo alle imprese e industrie nazionali, stop all’immigrazione. La piazza protesta contro la globalizzazione che ha decretato il suo impoverimento. Contro le politiche neoliberiste degli ultimi 20 anni di cui Macron, e prima di lui Hollande e Sarkozy, è l’incarnazione. Il pensiero di questi politici è sempre andato prima alle aziende, alle dirigenze, ai profitti dei vertici fisiocratici secondo lo slogan: se la cima se la passa bene, prima o poi qualcosa anche di minuscolo filtra in basso. Peccato che in basso non sia arrivato nulla, nemmeno una brioche stantia, mentre la cima è ingrassata a dismisura. Ha delocalizzato produzione e ricavi, eluso il fisco, schiacciato salari e spesa sociale per aumentare i profitti e con quelle risorse ha sostenuto Macron, il cui partito politico è nato proprio per soddisfare quelle esigenze. Il tutto mascherato dietro a una politica pro-Europa che ha distrutto l’idea stessa di Unione Europea.

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Questi uomini hanno distrutto un sogno spacciando la loro politica di sostegno totale e incondizionato alle classi dirigenti come l’unica politica europea praticabile. E ora se la vedono con i gilet gialli spaccatutto. Per inciso, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, questa rivolta ha i tratti terribili di una rivoluzione: rabbia repressa, leader sconosciuti emersi dal basso che superano d’un balzo le vecchie istituzioni di rappresentanza sindacale, sociale e politica. Obiettivi tattici raggiungibili subito, come il blocco degli aumenti sui carburanti, e strategici di lunga portata come il cambiamento del paradigma economico che ha retto la Francia e l’Europa negli ultimi 20 anni. Le rivendicazioni dei gilet gialli sono una dichiarazione di guerra alla politica economica francese ed europea. Eccone alcune:

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Riforma del sistema fiscale con più scaglioni contributivi ricalcolati per una redistribuzione più equa. Salario minimo a 1.300 euro netti. Stop alle costruzioni di centri commerciali nelle periferie delle città. Sistema di previdenza sociale per tutti garantito dallo Stato, fine del sistema contributivo privato, difesa del sistema pensionistico fondato sul principio di solidarietà tra generazioni, nessuna pensione a punti, pensione minima a 1.200 euro e a 60 anni. Protezione dell’industria nazionale, stop alle delocalizzazioni, limite ai contratti a tempo determinato. Fine della politica di austerity praticata sulle spalle di chi guadagna meno, tasse patrimoniali per i più abbienti. Fine dell’immigrazione forzata, riconduzione dei richiedenti asilo non riconosciuti come tali nei rispettivi Paesi di provenienza, implementazione di una vera politica di integrazione: vivere in Francia significa diventare francese. Tetto al caro affitti. Stop alla chiusura degli uffici postali nei paesi e delle stazioni ferroviarie secondarie ecc.. Il documento integrale in francese è consultabile qui.

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Soltanto pochi mesi fa l’ex ministro degli Interni francese Gerard Collomb, in un’intervista al quotidiano Valeurs Actuelles, aveva confessato i suoi timori per una possibile guerra civile imminente tra comunità di immigrati islamici, sempre più radicali, e cittadini autoctoni: «Le comunità in Francia si stanno combattendo sempre di più le une contro le altre e la violenza sta aumentando a dismisura», così si è espresso Collomb su una situazione che appare esplosiva. In una situazione del genere basterebbe un cerino acceso maldestramente a far saltare tutto. I gilet gialli sono forse questo cerino?

Politici e giornali tedeschi si terrebbero volentieri alla larga da una roba del genere. Si tratta infatti dell’anello di congiunzione tra populisti, ceti medi demoliti dalle bordate di austerity e da immigrazioni di massa imposte dall’alto e quel che resta della sinistra. Un cocktail esplosivo per il potere merkeliano (e post merkeliano) che fino ad oggi è riuscito ad evitare la rotta controllando il discorso pubblico grazie ai media consenzienti, coadiuvati in questo dall’apparato culturale il quale, per la prima volta dalla caduta del Muro di Berlino, si è messo completamente al servizio del potere. Ora però che il miglior alleato europeo arranca assediato dai gilet gialli, l’ansia cresce. I Linke (la sinistra), al netto di Sara Wagenknecht, la loro parte più intelligente, hanno fatto sapere per bocca del dirigente Bernd Riexinger, che quella dei gilet gialli è una rivolta di destra razzista e nazionalista, da condannare senza indugi. Intanto per sabato a Parigi è annunciato un altro corteo di protesta. Il Governo francese ha mobilitato 65.000 forze di sicurezza. Un’armata.

…all the power’s in the hands / of people rich enough to buy it / while we walk the street / too chicken to even try it  White riot.

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La rabbia dei gilet gialli per le strade di Parigi

© Youtube Russia Today Deutsch

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