Buone notizie per i lettori di Charles Bukowski: la casa editrice “Ugo Guanda” è riuscita a mettere insieme ben quarantaquattro brevi racconti redatti dallo scrittore per diverse riviste americane nel periodo tra il 1948 e il 1975. Gli inediti, tradotti da Simona Viciani, sono stati pubblicati per la prima volta in Italia, a fine gennaio, con la raccolta “La campana non suona per te” (312 pag. 18 euro), titolo che ricorda quello del famoso romanzo di Hemingway, scrittore che Bukowski stimava molto e spesso citato nei suoi scritti.

Se da un lato, come in ogni miscellanea, non si può trovare un tema centrale, dall’altro, mentre si legge ogni racconto, si comprende bene come il filo conduttore dell’intera raccolta non è altro che la voglia dello scrittore di raccontarsi al suo lettore, attraverso i suoi personaggi o scrivendo di sé stesso in prima persona come Charles Bukowski, Hank o Henry Chinaski, perché sa bene che niente può intrattenere il pubblico più della quotidianità di uno scrittore alcolizzato e voluttuoso.

«Nello sciame- umanoide, tutti fatti con lo stesso stampino, c’è sempre il folle o il santo da scoprire. Ne ho trovati tanti, ma ti racconterò solo di pochi». E il lettore non vede l’ora di sapere di quei “pochi” di cui lo scrittore è disposto a raccontare, soprattutto quando si tratta di incontri ravvicinati con il gentil sesso. Quando si parla di Bukowski è inutile fare giri di parole nel vano tentativo di non offendere il pudore di qualcuno, perché le licenziose avventure descritte di getto, senza filtri, sono una costante nelle sue opere. Non a caso fa dire a sé stesso «il miglior modo di fare scrittura creativa è vivere».

Bukowski © Wikipedia Graziano Origa

Mentre la radio passa una melodia di Šostakovič e Charles “traghetta”i suoi reading fino alla fine, aprendo qualche bottiglia di vino, rigo dopo rigo, si può fare la conoscenza di svariate donne come Jane, «una tipa spontanea con gambe deliziose e una fessura bella stretta e un volto incipriato di dolore», Nina che «era quella che si può chiamare una civetta(…) ma quando baciava e ballava, aveva un modo di offrirsi a qualsiasi uomo che poche donne possedevano». E poi Rena la focosa, Minnie la ballerina… Bukowski amava le donne e il sesso, fa di essi i suoi due argomenti letterari preferiti, e riesce a far parlare di donne persino un marziano che non vede l’ora di atterrare sulla Terra con tutti i suoi simili per farli accoppiare con le umane terrestri.

Tra un letto che cigola e le puntate sulle corse all’ippodromo, Henry Chinaski trova spazio anche per qualche disinteressata considerazione sulla politica, sulla sua contrarietà al razzismo e ogni tipo di guerra “anche quella contro Hitler”. Il nome di Adolf Hitler ricorre spesso in tutta la raccolta, sia come personaggio storico realmente esistito, sia come un personaggio inventato a cui viene assegnato il ruolo letterario di un uomo strano che cerca un coinquilino per dividere le spese del suo appartamento. Coinquilino che morirà ammazzato in circostanze assurde, ma divertenti.

La casa natìa © Wikipedia Smalltown Boy

Essendo Bukowski associato all’America e alla letteratura americana, spesso vengono dimenticate le sue origini tedesche (il suo nome era Heinrich Karl). Nacque infatti ad Andernach, in Germania, nel 1920, da padre di origine russo-tedesca e madre tedesca . In Germania, il piccolo Charles vi rimase fino al 1923, quando la fase recessiva dell’economia tedesca costrinse la famiglia Bukowski a trasferirsi in America, a Baltimora. L’infanzia di Hank fu piuttosto infelice a causa delle discriminazioni subite per il forte accento tedesco e gli abiti tedeschi da “femminuccia” con cui veniva vestito. La natura violenta del padre, la timidezza, i problemi di acne che ne segnarono il volto, fecero diventare lo scrittore un ragazzino solitario ed inquieto che ben presto trovò rifugio nell’alcol, citato continuamente nelle sue opere come costante valvola di sfogo per tutta la sua esistenza. Il suo primo racconto ad essere pubblicato fu “Aftermath of a Lengthy Rejection Slip”, sulla rivista “Story”, nel 1944, quando lo scrittore era appena ventiquattrenne.

Charles Bukowski tornò nella sua nazione di nascita solo una volta, in occasione di un reading ad Amburgo nel 1978, ma è proprio in Germania, a Berlino che ha sede l’unica società letteraria al mondo dedicata allo scrittore.

Continuò a scrivere e a pubblicare fino al 1994, anno della morte per una leucemia fulminante, rimanendo sempre fedele all’inconfondibile stile che lo ha reso così famoso ed amato in tutto il mondo, quel dissacrante realismo dai tratti ironici ed aggressivi, con il retrogusto malinconico di chi cerca la serenità senza trovarla.

«E questo non è un modo molto intenso di finire, ma mi sembra che vada già abbastanza bene. Continua a leggere, osserva, e magari ti manderò ulteriori istruzioni in futuro».

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Lettura di Leopoldo Innocenti

Charles Bukowski, 20 giorni prima della morte

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