Angela Merkel

A due mesi e tre settimane dal voto, pochi sono disposti a scommettere qualche euro sulla vittoria di Martin Schulz. Angela Merkel, a meno di un miracolo, dovrebbe essere eletta per la quarta volta, e potrà eguagliare il record del suo padrino Helmut Kohl. Sedici anni al potere. In una nuova Große Koaliton, Martin sarà un ottimo ministro degli esteri.

Nel 2021, Frau Merkel potrà finalmente andare in pensione. Chissà se come tutti i suoi predecessori, e i colleghi, dalla Francia agli Usa, deciderà di scrivere le sue memorie? Un titolo accattivante potrebbe essere «Il mondo secondo Angela». Un’occasione per incassare un ricco anticipo. In fondo, non è che la donna più potente d’Europa sia ben pagata: 260mila euro, tutto compreso. Un Governatore di una nostra Regione guadagna di più. Ma lei non è avida: fare la Cancelliera è una missione, non un lavoro, ha sempre ripetuto. A lei si può credere.

Le autobiografie dei grandi quando lasciano il potere non sempre sono un buon affare per gli editori. Gli autori si dilungano per centinaia di pagine, sembra che vogliano raccontare tutto e non svelano nulla. Oggi, in libreria, si trovano almeno una mezza dozzina di biografie di Angela, e in nessuna si trova qualcosa che già non si sappia. Non credo che vendano molto. Ma un libro fa eccezione Die Kanzlerin-Eine Fiktion di Konstantin Richter (176 pagine, 18 euro). Come si chiarisce subito, è una finzione, un romanzo. Tutto è verosimile, e nulla autentico. L’autore, 46 anni, è un giornalista serio, scrive per “Die Welt” e la “Zeit”, il suo romanzo è intelligente, mai di cattivo gusto, uno scherzo piacevole, che non dispiacerebbe nemmeno alla protagonista, se di questi giorni l’Europa e il suo Paese le lasciassero il tempo di leggere. Ma Richter ci assicura, o si immagina, che Frau Merkel non si lascia sfuggire neanche un libro dedicato a lei, e a forza di leggere non riesce più sempre a distinguere chi sia lei in realtà, o il personaggio creato dai suoi estimatori e critici.

Konstantin Richter © Twitter

Il romanzo è concentrato nei giorni della fine estate del 2015 quando Angela decise di fare entrare in Germania le centinaia di migliaia di disperati, che gli altri Paesi respingevano. Cosa pensava mentre decideva che fare? Per concentrarsi, immagina Richter, sentiva il “Tristano e Isolde” di Wagner, la sua musica preferita. Era nervosa per un irritante fastidio alle gambe. Che cosa fa quando torna a casa, nel centro di Berlino, innanzi alla Bode Insel? Cucina spaghetti al pomodoro per il marito, il professor Sauer, uno scienziato che avrebbe potuto vincere il Nobel se non fosse Herr Merkel. L’autore non esagera nelle fantasticherie, sembra raccontare episodi banali, ma lo fa con eleganza. In quelle ore, il nostro mondo dipende da Angela. Che sarebbe successo se avesse imitato l’ungherese Orban mandando l’esercito contro i disperati? Tutti avrebbero condannato la Germania, il IV Reich. E i fuggiaschi rimandati indietro sarebbero finiti nell’unico Paese vicino dalle frontiere aperte, l’Italia.

Certamente si rendeva conto di rischiare, di perdere milioni di consensi. Perché lo fece? La crisi oggi è superata, i tedeschi hanno ritrovato la loro fiducia nella Cancelliera. Per capire Angela, il romanzo è più utile di ogni saggio politico. Se mai la signora d’Europa avrà bisogno di un ghostwriter per l’autobiografia, cosa di cui dubito, è probabile che si rivolga al collega Richter.

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Die Kanzlerin. Eine Finktion

 

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