La rucola fa male? O la Rukkola, come scrivono i tedeschi, anche se il vecchio nome nella lingua di Goethe sarebbe Rauke? Ma loro l’avevano dimenticata, tranne qualche anziana contadina, e l’abbiamo fatta riscoprire noi italiani. Un mio amico ristoratore mi ha rivelato che ogni giorno arrivano a Berlino due autotreni colmi di rucola dall’Italia. Non so se sia vero, non so come controllare, mi sembra un’esagerazione, ma a vedere certi piatti al ristorante o in pizzeria, sospetto che gli autotreni siano anche più di un paio.

Sul tavolo arrivano minicovoni di rucola che nascondono pizze o bistecche. La rucola copre gli spaghetti, e nei menu sono proposti risotti alla rucola, zuppe di rucola, e perfino sorbetti di rucola alla vodka, che non assaggerò mai. O coktail alla rucola. Non sono solo gli italiani a esagerare, i tedeschi non sono da meno. Il mio sospetto, personale, è che la rucola come la panna serva ai cattivi cuochi per confondere il cliente poco esperto, o convinto che “in Italia si faccia così”.

E adesso arriva puntuale l’avvertimento della Stiftung Warentest, una fondazione che ha come compito di testare tutti i prodotti, dagli spazzolini da denti a, appunto, i generi alimentari: “Achtung”, ammonisce il rapporto, “l’abuso di rucola può essere nocivo”. E, si aggiunge, molte rucole vendute in Germania sono di qualità mediocre, o addirittura scadente.

Sarà la risposta all’offensiva di vegetariani e vegani. I “Verdi” sono in difficoltà in vista delle prossime elezioni (il 24 settembre). Domenica scorsa nella Saar non hanno raggiunto neanche il 5 per cento minimo necessario, e sono stati buttati fuori dal parlamento regionale. I sondaggi li vedono in calo ovunque. E sono gli stessi leader dei Grünen a riconoscere: non abbiamo più un messaggio valido, ormai tutti i partiti difendono l’ambiente. Così si sventola la bandiera vegetariana, e si propone di imporre per legge in tutte le mense della nazione specialità senza carne, anzi vegane. Ma già quattro anni proposero nelle mese un giorno “Würstelfrei”, cioè senza salsicce, e andò a finire male.

La rucola è diventata una delle bandiere dei vegetariani. Ma secondo Warentest, considerata una bibbia dai consumatori, la maggioranza delle qualità in vendita ottiene il voto 4, (si va dall’uno, il massimo, al sei, e la sufficienza minima sarebbe il tre). Basta qualche foglia di Rukkola sulla pizza o sulla pasta, infierisce la fondazione, e si ha l’illusione che un piatto altamente calorico, sia sano. In effetti la rucola contiene sostanze che fanno bene al cuore, ma non bisogna esagerare: l’insalata viene coltivata con concimi ricchi di nitrati, e questi finiscono nel piatto. Il Nitrat in sé non è dannoso, ma durante il trasporto o una lunga permanenza nei magazzini, si trasforma in Nitrit, che è invece pericoloso oltre una certa quantità, meglio non superare i due mazzetti al giorno.

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Non occorre tradurre, credo, i termini sono simili a quelli italiani. Fino a 40 grammi al giorno di nitrato sono sopportabili per un consumatore dal fisico medio, oltre bisogna stare in guardia. La rucola potrebbe essere dannosa anche in piccole quantità per i neonati e i bambini. Le rucole vendute nei grandi magazzini spesso contengono troppi nitrati. Anche la rucola vendute nei negozi “bio” spesso non è sicura. Per consumare una Rukkola di qualità bisogna pagare almeno 89 cent, non al chilo, per cento grammi. Un altro motivo per non esagerare.
Non ci mettono sotto accusa. Il nostro export è valutato oltre i 40milioni di euro all’anno, ma la rucola non viene solo importata dall’Italia, viene coltivata anche in Germania, e nelle serre per fare in fretta si abusa con i concimi. I vegetariani sono avvertiti, e anche chi confonde l’abuso di rucola con la buona cucina tipicamente italiana.

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La raccolta della rucola in Germania

E poi c’è chi se la coltiva sul balcone…

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