L’Oktoberfest si è chiusa l’altroieri, festa nazionale, e i birrai sono un poß delusi (“solo” 7,5milioni di litri di birra). Niente record di visitatori (6,2milioni), a causa del cattivo tempo e della paura di un attentato molti hanno preferito disertare la grande kermesse di Monaco. Affari migliori dello scorso anno, ma non paragonabili a quelli del 2014. Ma si vendono bene i costumi tradizionali bavaresi.
Sarebbe mai pensabile imbattersi per via Montenapoleone in una elegante signora milanese abbigliata come la Lucia Mondella dei “Promessi Sposi”, con tanto di crestina bianca in testa, al fianco del marito vestito da Renzo Tramaglino? O in via Condotti a Roma ammirare una bella ragazza con il costume da ciociara? Si penserebbe alle comparse di un film, o a una promozione dell’Ente di soggiorno. A Monaco nessuno si meraviglia di vedere madre e figlia fare shopping in “Dirndl”, la camicetta generosamente scollata, e l’ampia gonna a corolla. E gli uomini di tutte l’età indossano i “Lederhosen”, i calzoni in cuoi al ginocchio, o una bella giacca in loden verde. E non solo nei giorni in cui è in corso l’Oktoberfest. Normale che le kellnerinen, le cameriere, servano in Dirndl i “Mass”, i boccali di birra da un litro, più profonda è la scollatura e più generose sono le mance. E che le clienti le imitino. Ma in pieno centro? E non solo a Monaco.

L’AfD ha infranto un tabù, il primo partito di estrema destra che sia riuscito a entrare in parlamento. Perché ha risvegliato i sentimenti nazionalisti, si crede all’estero, puntando sulla Grande Germania, sul Deutschland über alles, la strofa dell’inno nazionale vietata dopo la sconfitta. In realtà chi ha votato per i populisti lo ha fatto preoccupato di perdere la sua Heimat, la piccola patria, come dire l’atmosfera del posto dove si è nati, o semplicemente dove ci si sente a casa propria. Heimat è la parola intraducibile che gli italiani hanno imparato a conoscere grazie alla serie televisiva di Reiz. La presenza di troppi profughi turba l’ambiente a cui si è abituati, ci si sente a disagio, e chi protesta non sempre è razzista o nostalgico del III Reich. Magari, quando si abitua, apre le porte a chi viene da fuori. Ma ha bisogno di tempo. Oggi, i tedeschi considerano le pizzerie, le gelaterie italiane, o i chioschi di kebab, come parte della loro Germania, e non ci vorrebbero rinunciare.

Lodenfrey, il tradizionale negozio di Monaco, fa buoni affari. «Non vengono solo clienti maturi», spiega alla “Frankfurter Allgemeine” la capocommessa Frau Gabriele Hammerschick, che vi lavora dal 1997. «I giovani cercano da noi i costumi tradizionali, e non badano a spese». Un Dirndl lo si trova anche a 39 euro, ma in poliestere, non resiste a un paio di lavaggi. Un costume che si rispetti non costa meno di 400 euro, e chi tiene a fare bella figura spende oltre duemila euro. Senza contare i tipici gioielli a cui non si dovrebbe fare a meno, catene e braccialetti, spilloni e pettini in argento. Come le collane in corallo per i costumi napoletani. Il Dirndl, dice Frau Gabriele, non è in realtà un costume popolare, nell’Ottocento, lo indossavano le dame della buona società.

Per i signori c’è la lista d’attesa per un paio di Lederhosen, fatti su misura, a partire da un migliaio di euro, per giungere ai 1.500 per i calzoncini in pelle di cervo. I sarti sono pochi e sommersi dalle ordinazioni.

Da Lodenfrey si trova il miglior loden, nei tradizionali colori verde intenso e blu. Il loden piaceva, come si ricorda, al nostro Mario Monti che, all’inizio della sua fulminea carriera politica, veniva lodato per la sua sobrietà. Ma in realtà sbagliava. I loden sono i mantelli dei cacciatori, e le giacche dei gentiluomini di campagna, non si indossa ai vertici internazionali. Il giro d’affari di Lodenfrey e degli altri pochi negozi specializzati, è aumentato negli ultimi cinque anni del 30 o 40 per cento. I tedeschi, e non solo i bavaresi, sentono il fascino della vita semplice, in campagna, magari a un’ora di auto dalle città dove lavorano. E le riviste specializzate continuano ad aumentare le tirature.

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Lodenfrey, un must per chi ama il genere

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