© Emilio Esbardo per il Deutsch Italia

Difficile fare un confronto fra la politica a Roma e a Berlino. Ai vecchi tempi, il Pci era il Partito comunista più grande in Occidente, ma quando seguii un gruppo della base, operai, insegnanti, nella Germania Est, italiani e tedeschi litigarono di continuo. Stalinisti gli uni, troppo riformisti gli altri.

I liberali dell’Fdp sono dei conservatori in economia, ma molto avanzati per quanto riguarda le libertà sociali. Non capivano come Berlusconi si definisse un liberale. Oggi, Frau Angela a Montecitorio siederebbe a sinistra di Renzi, se Matteo fosse deputato. Il Pd dovrebbe essere paragonato ai socialdemocratici, ma è in realtà lontano dall’Spd. Lo scontro a Roma è avvenuto tra squadre per motivi personali. A Berlino ci si batte pure, ovvio, per conquistare il potere, ma in nome di idee e di programmi.

Adesso lo sfidante socialdemocratico, Martin Schulz, per conquistare voti contro Angela attacca il suo compagno ed ex cancelliere Schröder. Come dire la sinistra del partito contro il riformista Gerhard, accusato, a suo tempo, di essere der Genosse der Unternehmer, il compagno degli imprenditori. «Abbiamo fatto degli errori», lo accusa Schulz. Ma Schröder portò a compimento quel lungo processo iniziato a Bad Godsberg nel 1959, le bandiere rosse divennero rosa. Dieci anni dopo, grazie alla svolta, Willy Brandt divenne cancelliere, la prima volta per un socialdemocratico dopo il 1933. Helmut Schmidt perse la Cancelleria consapevolmente nell’ottobre del 1982 per non aver voluto prendere misure antinflazionistiche che avrebbero punito i lavoratori: «Sono un socialdemocratico, in fondo», si difese.

Oskar Lafontaine © CC BY-SA 2.0 xtranews.de

Per battere Helmut Kohl la sinistra attese 16 anni, sempre scegliendo gli sfidanti sbagliati. Nel 1990, l’anno della riunificazione, Oskar Lafontaine fece la campagna elettorale con lo slogan “Il mio cuore batte a sinistra”. Nel ‘98, quando finalmente fu scelto Schröder, lo aiutò lealmente, divenne ministro delle Finanze, ma si dimise, e guidò la secessione, autentica, non alla romana, perché l’ex amico Gerhard sbandava a destra.

Schröder si trovò a governare una Germania diventata il malato d’Europa, fanalino di coda nella Ue, schiacciata dal peso della riunificazione. Avviò il suo taglio dello “stato sociale”, sotto il nome di “Agenda 2010”. Un errore, giudica adesso Martin Schulz. Ha ragione? Intanto, Gerhard tagliò perché c’era qualcosa da tagliare, oggi il sistema sociale tedesco è sempre il migliore al mondo. Si deve anche a lui se la Germania è tornata in testa. Nell’ottobre del 2004, uno su dieci era senza lavoro, 4,4 milioni, che divennero cinque l’anno seguente. Oggi sono meno, poco più della metà, 2,7 milioni, mai così pochi da quando cadde il Muro.

Putin con Schroeder © Kremlin.ru

Certamente, si fa pressione sui disoccupati perché accettino un posto, anche lontano da casa, e a un livello inferiore. Prima si riceveva l’assegno di disoccupazione fino a 35 mesi, oggi per 20 al massimo. Chi rifiuta un’offerta, precipita nell’Hartz IV, cioè riceve l’assegno sociale di 450 euro al mese, come chi non abbia mai lavorato in vita sua. Ma la Germania di Angela (che riconosce quanto deve al predecessore) è un Paese prospero, chi perde il lavoro lo trova facilmente. Tranne chi è troppo qualificato, o chi non ha alcuna qualifica. I disoccupati di lunga durata erano 1,76 milioni nel 2005, oggi sono meno di un milione.

Un sacrificio controllato che ha portato benefici. Schröder pagò la riforma con la sconfitta, perché gli effetti giunsero in ritardo. Nel 2005 condusse la campagna contro se stesso, come se i tagli fossero stati colpa della Cdu. Un cinico, e perse di un soffio. Ora Schulz vuole tornare indietro. Lo aveva proposto anche Gabriel nel 2009, altro anno elettorale. Ma rivinse Angela. Schulz ha anche citato dati sbagliati: per lui il 40 per cento dei giovani tra 25 e 35 anni ha contratti a termine. Sono invece meno della metà, il 17,5. Prende le distanze dall’eredità del fratello maggiore, ma non è chiaro sulle cifre, e sui costi della sua riforma della riforma. In questi anni, la Große Koalition ha aumentato i diritti dei lavoratori, e i salari sono cresciuti, è stata introdotta la paga minima oraria (8,50 euro). E subito dopo il discorso anti Gerhard, la Cdu ritorna in testa con 34 a 31.

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Schulz contro la riforma di Gherard Schröder

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