san_nicola_santa_clausUn Babbo Natale nazista, un po’ troppo per i bravi cittadini di Mühldorf am Inn, paesone di 17mila abitanti a un’ottantina di chilometri a est di Monaco. E lo hanno licenziato. Ma le polemiche continuano. In Germania siamo già in pieno clima natalizio. Le città hanno già messo fuori gli addobbi, nella risparmiosa Berlino sono sempre identici da anni e vengono sistemati sempre allo stesso posto, si vendono gli alberi, e si aprono i tipici mercatini che attirano milioni di turisti. Il clou non è come da noi il 25 dicembre, ma il sei, il giorno di San Nicola, Sankt Nikolaus.

Peter Müll © Facebook

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Babbo Natale, appunto, che viene impersonato quasi sempre da persone affidabili, conosciute e stimate, di anno in anno. Il ruolo a Mühldorf da trent’anni veniva affidato a Peter Mück, con soddisfazione di bambini, genitori e commercianti. Un talento natalizio romantico e poetico, hanno scritto di lui in passato. Mück, con il tradizionale vestito rosso, e il barbone bianco, distribuiva ai piccoli dolciumi e ascoltava paziente i loro desideri.

Tutto finito. La borgomastra Marianne Zollner, socialdemocratica, lo ha licenziato per “sospette simpatie di estrema destra.” Mühldorf si è divisa, l’affare è diventato un caso nazionale, ma il diretto interessato si rassegna: “Per me è finita, non voglio che mentre parlo con i bambini qualcuno mi insulti come nazista. La festa del Natale non va turbata con discussioni politiche”.

Marianne Zollner © Facebook

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Lui sembra saggio, sia un estremista o meno, ma rischia di diventare un eroe involontario per i populisti. Quale la sua colpa? Sarebbe vicino all’Identitäre Bewegung, come dire il movimento che difende l’“identità” del popolo tedesco. Gli attivisti hanno attaccato alle cantonate della cittadina manifesti che denunciano i “matrimoni con minorenni” degli immigrati islamici, tollerati in alcune regioni della Germania (sarebbero circa 800 le spose bambine). In rete, Mück avrebbe approvato l’azione, messo il suo bravo “like” in Facebook, e aggiunto un commento personale.

La sindaca Marianne l’ha convocato spiegando che non poteva accettare il suo rapporto con il movimento, considerato pericoloso, e posto sotto sorveglianza dal Verfassungsschutz, l’Ente per la difesa della Costituzione, che è uno dei tre servizi segreti addetto al controllo interno. “Nel fatto specifico, si giustifica Frau Marianne, siamo logicamente d’accordo sul condannare le nozze forzate delle minorenni. Herr Münck sarà stato in buona fede, ma l’Identitäre Bewegung rimane pericoloso.”

Il municipio è stato sommerso dai messaggi in difesa di Babbo Natale, soprattutto dai militanti dell’AfD, l’Alternative für Deutschland, che protesta contro l’arrivo in massa di profughi, in gran parte islamici. Continuano ad aumentare i voti del movimento, anche a scapito della sinistra, e in base ai sondaggi alle prossime elezioni, nel settembre del 2017, potrebbe diventare il terzo partito con circa il 15 per cento. Questo spiega la preoccupazione delle autorità, non solo in Baviera. L’Identitäre Bewegung finora non si è reso responsabile di azioni violente, ma rimane sotto osservazione. “Siamo un’organizzazione patriottica”, protesta uno dei leader, Leon Degener. Il movimento avrebbe quindici gruppi regionali, ma in tutto poco più di 400 seguaci.

Ci si muove su un terreno ambiguo. Anche Angela Merkel, nell’annunciare la sua candidatura per la quarta volta, cerca di riavvicinarsi ai cristianosociali bavaresi che l’hanno attaccata da destra, riconoscendo nel suo programma la difesa della Leikultur, letteralmente la cultura guida tedesca. Chi viene in Germania deve integrarsi e rispettare il Paese che lo accoglie. Angela vuol vietare il burka, e rimandare indietro chi non vuole imparare il tedesco, segno di rifiuto. Se si esagera, tuttavia, si rischia di finire nelle file del movimento che è costato il posto a Babbo Natale.

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Il “caso” Babbo Natale

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