Quando viaggio da Berlino a Roma e ritorno, guardo tra l’ammirazione e la partecipazione hostess e steward dei voli low cost. In un volo di appena due ore, passano tra i passeggeri a offrire panini e drink, poi a proporre profumi e sigarette con super-sconti, spero che abbiano una percentuale sulle vendite, e per finire offrono biglietti gratta e vinci il cui ricavato andrà in beneficenza.

Non basta: prima dell’atterraggio passano ancora con grandi buste per la spazzatura a raccogliere resti e cartacce. Così si potrà ripartire senza perdere tempo a ripulire l’aereo. Sono tutti giovani e, a quanto leggo, guadagnano molto poco. Lontani i tempi in cui una hostess si sentiva come una padrona di casa che offre una coppa di champagne ai passeggeri/amici. Non solo per le compagnie low cost.

Ma sta peggio il personale addetto ai voli di Stato, denuncia su tutta la prima pagina la “Welt am Sonntag”, il domenicale della “Welt”. Gli addetti al comfort dei politici in trasferta sono trattati male, o con poca comprensione, e non guadagnano. Gli extra oltre il soldo sono modesti. «Che vogliono?» Prevedo la domanda. «Sono tutti militari». È vero, ma quando hanno indossato la divisa da volontari non pensavano di dover fare da schiavi a 10mila metri di quota.

È rimasto nella storia il cosiddetto «Kaviar-Affäre», non credo che sia necessario tradurre. Il 2 novembre del 2001, in attesa di decollare dall’aeroporto di Mosca, Michael Steiner, consigliere per la sicurezza del Cancelliere Gerhard Schröder, snervato perché la partenza continuava a essere rinviata, pretese altro caviale e vodka. Non venne servito con la sollecitudine dovuta, e apostrofò i due soldati e un sottufficiale con un sonoro «arschloch!», da tradurre “liberamente” con stronzi.

I militari tedeschi, dopo il III Reich, grazie al generale Von Baudissin, godono del diritto di non eseguire un ordine ritenuto ingiusto. Invece di servire il caviale, denunciarono Steiner, che fu costretto alle dimissioni. Divenne poi ambasciatore a Roma, e oggi a 68 anni è in pensione. Per obiettività, devo aggiungere che l’ho conosciuto come persona corretta, gentile e competente. Sarà stata colpa della vodka.

I suoi colleghi oggi non hanno dimenticato il «Kaviar-Affäre», e sono più prudenti, ma rendono comunque la vita difficile ai militari dei voli di stato. «Hölle am Himmel», titola il domenicale, inferno nei cieli: «Può sembrare un privilegio volare con i politici, la realtà è niente affatto attraente». I passeggeri non ascoltano, si rifiutano di allacciare le cinture, si alzano mentre si atterra, continuano a usare i telefonini mentre si decolla. Uno dei meno obbedienti è il ministro degli Esteri e Vicecancelliere, Sigmar Gabriel. Non ci sono orari, e non sono previste pause, neanche per dormire. Gli addetti alla “weisse Flotte”, la flotta bianca, come vengono definiti gli aerei a disposizione per i voli di Stato, sono quasi sempre in servizio, perché sono pochi e si viaggia di continuo, in Germania e all’estero.

I militari si sono offerti per servire a bordo attratti dalla prospettiva di vedere il mondo, ma ora molti pensano di smettere. In tutto sono 85 uomini, più preparati di hostess e steward delle compagnie civili, e sono militari pronti a entrare in azione come bodyguard. Se cominciano a “disertare” si andrà incontro a seri problemi per rimpiazzarli. Già adesso non si trovano soldati disposti a ricoprire i 33 posti vacanti.

E la più temuta dal personale di bordo è Frau Angela. La Cancelliera, come dubitarne? È la più gentile e comprensiva, ma «lavora troppo». Viaggia da un appuntamento all’altro, in giro per il mondo, e non si ferma mai abbastanza per concedere ai militari di compiere una rapida visita del posto. Per esempio, quando nell’agosto 2015 andò in Brasile, si volò 14 ore con un tempo pessimo. A Brasilia si fermò per 18 ore, e si tornò a volare per altre 12 ore con rotta Berlino. Lo scorso giugno, Frau Merkel andò in Argentina e Messico, 15 ore di volo per Buenos Aires, poi 10 ore per Città del Messico, quindi 11 ore per il ritorno, in tutto 36 ore in aria e 46 ore a terra. E le misure di sicurezza prevedono che l’equipaggio sia già pronto quattro ore prima della partenza. Ma Angela non beve vodka e non le piace il caviale.

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Come è fatto l’aereo della Cancelliera

 

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