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Nel 1668, vent’anni dopo la guerra dei Trent’Anni e oltre un secolo prima della rivoluzione francese, Friedrich Jacob Merck, a 47 anni, aprì nel centro di Darmstadt la Engel Apotheke, la farmacia dell’angelo. Oggi, 350 anni dopo, il gruppo Merck è un colosso farmaceutico con 53mila dipendenti, tra Europa e Stati Uniti, con un fatturato di 15miliardi di euro, ed è sempre di proprietà dei discendenti di Friedrich Jacob, che detengono il 73 per cento del capitale.

Friedrich Jacob Merck © Merck

Deve essere un record mondiale per un’impresa di famiglia di queste dimensioni sopravvissuta alle guerre napoleoniche, alla nascita del Reich di Bismarck, alla grande guerra, all’inflazione tragica della Repubblica di Weimar, al nazismo e ancora a una guerra. Durante la prima guerra mondiale, le fabbriche negli Stati Uniti (la prima filiale fu aperta nel 1887) furono confiscate, nel 1944 gli stabilimenti di Darmstadt vennero distrutti al 70 per cento dalle bombe alleate.

La Krupp e la Thyssen continuano a esistere, ma non appartengono più ai discendenti del fondatore. L’impero di Hugo Stinnes, magnate del carbone e dell’acciaio, uno degli uomini più ricchi della Germania all’inizio del XX secolo, si dissolse in pochi anni quando il patron morì e alla guida andarono i figli. La Bmw appartiene alla famiglia Quandt, ma è una giovane impresa con il suo secolo di vita. La Schering, fondata nel 1871, è scomparsa nel 2006: cercò di acquisirla la Merck, ma prevalse la Bayer.

Darmstadt © Merck

La Merck è un simbolo dell’economia e della mentalità tedesca, che rispetta valori sociali e non solo finanziari. La settimana scorsa, pur tra tanti problemi interni e internazionali, Frau Merkel ha lasciato Berlino per andare a Darmstadt e presenziare alla festa del giubileo a cui hanno partecipato i 270 membri della famiglia, giunta alla tredicesima generazione. Come fa un’impresa a sopravvivere di secolo in secolo, si è chiesta la “Süddeutsche Zeitung”, superando conflitti e tempeste economiche?

Perché invece di puntare al massimo profitto, i responsabili della Merck hanno come traguardo quello di mantenere l’azienda in buona salute per passarla alla prossima generazione, e a quella successiva: “I prossimi 350 anni della Merck”, titola come un buon augurio il settimanale economico “WirtschaftsWoche”. I 13mila dipendenti in Germania avranno in premio mille euro e azioni per 350 euro. Chi lavora all’estero, sempre mille euro, ma non azioni. Un regalo da quasi 60milioni di euro. Non è un caso che dal 1971 non si sono avuti scioperi alla Merck.

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Frank Stangerberg-Haverkamp, presidente del consiglio di famiglia, ha voluto ricordare che nessuno dei 270 tra zii, cugini, nipoti di diverso grado vive solo grazie ai dividendi: «Ognuno ha una sua attività, nessuno fa il play-boy». Ogni allusione ad altre grandi famiglie europee, comprese quelle d’Italia, probabilmente era voluta. Una tradizione antica: Johann Heinrich Merck (1741-1791), fondò una sua casa editrice e fu il primo editore di Goethe, che si ispirò a lui per Mephisto nel Faust. Tutti i giovani Merck vengono condotti in visita già da ragazzi alle fabbriche di famiglia. Una rivista annuale ricorda nascite, matrimoni e morti, e racconta a ogni membro di famiglia che cosa fanno i parenti.

 

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La Cancelliera Merkel alla cerimonia dei 350 anni d’attività

© Youtube Echo Online

 

Per gentile concessione di Italia Oggi

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