Che fa? Concilia? Grazie no, preferisco la galera. Sempre più tedeschi scelgono di trascorrere qualche giorno in cella, piuttosto che saldare una pena pecuniaria, anche per pochi euro. E questo non piace alle autorità. Un giorno in prigione costa allo Stato molto di più della multa da riscuotere.

In Germania il giudice emette, per reati minori, una condanna «a tanti giorni, oppure a una somma equivalente al guadagno giornaliero dell’imputato». Si arriva a risultati che possono sembrare paradossali: si va in galera per un semplice divieto di sosta, e per una guida senza patente alcuni se la cavano con un paio di centinaia di euro, e altri (più ricchi) devono pagare l’equivalente di un’auto di media cilindrata perché la multa è correlata al reddito di chi l’ha presa.

Quando l’ho raccontato, un mio amico, laureato in legge come me, non ha resistito alla tentazione di reagire all’azzeccagarbugli, all’italiana. «È anticostituzionale», ha sentenziato, «la pena deve essere uguale per tutti». Io direi l’intensità della pena, che varia da individuo a individuo. Per qualcuno cento euro sono una sciocchezza, per un altro un sacrificio. Balotelli va in giro, o andava, con 5mila euro in contanti, per saldare all’istante le contravvenzioni. Per lui, cosa da niente. Per questo continuava, o continua, a parcheggiare dove gli pare.

Marco Reus © CC BY-SA 3.0 Flickr Tim Reckmann

Il record è detenuto da Marco Reus, 28 anni, campione del Dortmund e della nazionale tedesca. Gli avevano ritirato la patente, si è messo ugualmente al volante della sua Porsche, beccato, è stato condannato a un mese di galera, o a un mese di stipendio. Ha preferito pagare, per l’esattezza 520mila euro, piuttosto che lasciare il posto in squadra e andare fuori forma dietro le sbarre. Ma di solito avviene il contrario, leggo sulla “Welt”. Il camionista Gerhard H. aveva parcheggiato contromano, per giunta in uno spazio privato, il cortile di un palazzo, multa 15 euro. Ha reclamato, è finito davanti al giudice, multa confermata. «Non pagherò mai», è rimasto testardo. Quando si è presentato in carcere, aveva 12 euro in tasca, una guardia era pronta a regalargli i tre euro mancanti. Gerhard ha preferito trascorrere la notte su un pagliericcio. Costo per lo Stato in media 129 euro, inoltre le prigioni sono già strapiene.

Gina_Lisa_Lohfink © CC BY-SA 3.0 Wikipedia 9EkieraM1

Anche Gina-Lisa Lohfink, diva della tv, è stata condannata a ventimila euro per aver accusato ingiustamente due giovanotti di averla violentata. È un’ingiustizia, ha commentato, non pagherò mai. Ma non è finita, perché è difficile accertare a quanti giorni di suo (incerto) lavoro corrisponda la pena. Una studentessa ha lanciato una torta in faccia a Beatrix von Storch, leader dell’AfD, il movimento populista. È stata condannata a 150 euro o a 15 giorni di carcere. Dieci euro ogni 24 ore, e un costo per lo Stato complessivo di almeno 1.800 euro. La ragazza ha preferito passare due settimane al fresco. In media ogni giorno a Berlino si trovano in galera almeno 150 cittadini che non hanno pagato il biglietto sul metrò o sul bus. Alla terza volta diventa un reato, e molti preferiscono andare in cella. Vanno in galera anche quanti si rifiutano di pagare il canone tv, che è dovuto anche da chi non ha un apparecchio. Basta abitare in un appartamento, da proprietario o inquilino, per essere tenuti a pagare l’abbonamento.

Nel 2016, sono stati 4.487 i tedeschi che hanno preferito il carcere alla pena pecuniaria, su 63 mila detenuti, rappresentano il 7,1 per cento. Ma il criminologo Heinz Cornel ritiene che la cifra sia troppo bassa: in realtà dal 30 al 40 per cento dei carcerati potrebbero scontare la condanna mettendo mano al portafoglio.

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La prigione berlinese di Moabit

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