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Meglio i buffoni dei pirati, meglio gli amanti degli animali dei neonazi duri e puri. Alle elezioni in Germania si presentavano 42 partiti, erano 35 quattro anni fa, e solo sette ce l’hanno fatta a superare lo sbarramento del cinque per cento, ed entrare al Bundestag (la Cdu e la Csu sono due distinti partiti, sia pure fratelli). Esattamente com’era previsto, nessuna sorpresa. Ma non si corre solo per arrivare al traguardo, si partecipa alla gara per conquistare almeno un piccolo gruzzolo. Ed anche questa più modesta ambizione non è per tutti.

Il finanziamento pubblico compensa ogni voto con un euro, fino a quattro milioni, poi si scende a 83 cent. Ma bisogna arrivare almeno allo 0,5 per cento, e quest’anno sarebbero bastati 230mila voti. Ovviamente dipende dalle astensioni. La partecipazione è salita di cinque punti, dal 71 del 2013 al 76 abbondante, e l’asta è stata posta più in alto per i piccoli. Solo in tre saranno ricompensati per essere scesi in campo.

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“Die Partei”, cioè il partito e basta, senza precisazioni, cristiano o socialdemocratico o liberale, quello dei comici che prendono in giro i politici, ha convinto ben 453mila elettori, pari al 97 per cento, e porterà a casa altrettanti euro. Un autentico successo nel collegio di Kreuzberg a Berlino: il candidato di “Die Partei” ha raggiunto il 7 per cento superando il rivale populista dell’AfD, fermo al sei. Il partito satirico ha vinto anche una causa contro il Parlamento che aveva inflitto una multa di 383mila euro per un’azione ritenuta illegittima nella raccolta dei fondi quattro anni fa. I giudici hanno dato ragione ai clown della politica. Nel 2013, “Die Partei” si era fermato allo 0,2. Si vede che quattro anni di noiosa Große Koalition ha suscitato nei tedeschi la voglia di prendersi gioco dei politici professionisti.

Meglio dei comici, i Freie Wahler, i liberi elettori, che hanno preso diecimila voti in più, 463mila, e l’uno per cento. Al terzo e ultimo posto, il “Tierschutzpartei”, il partito degli amici degli animali. Sono andati a fondo i “Piraten”, i simpatici alternativi che cinque anni fa avevano conquistato a sorpresa quindici seggi nel Senato di Berlino, esattamente quanti erano i loro candidati. Anarchici e anticonsumisti, avevano poi fallito al momento di agire. E sono scomparsi: 174mila voti in tutto.

A rimanere a mani vuote il partito dei nazisti, quelli autentici almeno in teoria. L’NPD ha preso 177mila voti, ben al di sotto del minimo vitale per ricevere qualche euro. Quattro anni fa, avevano raggiunto l’1,3 con 560mila voti. Si presume che le perdite siano andate a vantaggio dell’AfD, l’Alternative für Deutschland. Il calcolo dovrebbe rassicurare almeno in parte quanti si inquietano per l’ingresso di un partito di estrema destra al Bundestag. Quasi tutti i leader si lasciano andare a dichiarazioni inaccettabili per raccogliere il massimo dei consensi, ma li hanno votati soprattutto per protesta e non per nostalgia. C’era una volta un altro partito dell’estrema destra, i “Republikaner”. Raggiunsero il massimo nel 1990, l’anno della riunificazione, il 2,1, e 897mila voti, ma quest’anno non si erano neanche presentati.

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Il programma di “Die Partei” per le elezioni di quest’anno

Per gentile concessione di Italia Oggi

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