Valeria Fedeli © Presidenza della Repubblica

La signora Fedeli, nuovo ministro della Pubblica Istruzione, senza laurea, ha firmato l’ennesima riforma dell’esame di maturità, che lei non ha mai affrontato, sempre che quel leggo sia giusto, altrimenti mi scuso. Ovvio che non sia stata lei a escogitare l’ennesima modifica, per mancanza di tempo. La scuola ha continuato a cambiare, mai per il meglio, da quando andavo alle elementari, in una classe di quaranta nel dopoguerra. Tripli turni perché mancavano le aule, nella Palermo bombardata, e eravamo solo in tre a parlare italiano. Le altre (erano tutte bambine) lo imparavano quasi come una lingua straniera, ed erano bravissime. Si è cambiato con la buona intenzione per venire incontro ai meno privilegiati, finendo per svilire il titolo di studio. E non si boccia più, neanche alla maturità, per non bloccare l’accesso all’Università. Poi prendono in giro un leader dei Cinque Stelle perché non sa usare il congiuntivo. Molti lo difendono sostenendo che del congiuntivo si può fare a meno. E anche del condizionale. Anzi, si potrebbe abolire la maturità, dato che il 99 per cento viene promosso.

Perché non imitare la Germania? Qui si supera l’Abitur, la loro maturità, senza una prova finale. Ma è un titolo serissimo. Per la verità, anche qui, la percentuale dei voti alti, eccezionali, continua ad aumentare e, come da noi, i professori sono più o meno generosi, a seconda delle regioni: più di manica larga al Nord, più severi al Sud. La scuola è di competenza dei Länder e ognuno ha il suo sistema. A Berlino, ad esempio, nel corso dell’ultimo anno si sostengono tra aprile e maggio tre prove scritte di quattro ore (tedesco, matematica, una lingua straniera), ma quel che conta è il rendimento complessivo.


Abitur-Training Deutsch Pflichtlektüren_©-CC-BY-SA-1.0-Ttbilder

Anche qui, si chiede di cambiare, ma non per promuovere tutti. Al contrario, per diventare severi come i bavaresi. Non è un caso che, poi, i “maturi” a Monaco o a Stoccarda siano quelli che riescono meglio all’Università. Un’Abitur severa rende inutili le prove per superare il numero chiuso, per iscriversi a medicina o a fisica. Il voto finale è calcolato in base alla media raggiunta negli anni di liceo. Qui si va dall’uno, il voto più alto, al sei, che equivale alla bocciatura. La sufficienza si raggiunge con il tre, troppo poco per entrare in una facoltà scientifica. Per iscriversi a medicina, non basta nemmeno il due.

Liceo Visconti-©-CC-BY-SA-3.0-Lalupa

Il figlio di un mio amico italiano per poter studiare medicina a Berlino doveva ottenere l’“uno”. Bastava essere debole in una sola materia e non ce l’avrebbe fatta. Bravo, ha ottenuto meno di uno (grazie ai crediti, suppongo), e poi ha cambiato idea, ora studia matematica alla normale di Pisa. Prevengo l’obiezione: perché un giovane che potrebbe diventare un eccezionale chirurgo, è bloccato se prende un voto mediocre in latino, o in storia? Perché i tedeschi, che sono altmodisch, cioè antiquati, pensano che per andar bene al livello del liceo basta applicarsi. Se sei debole in una materia, non dai affidamento. Non lo ritengo giusto, però queste sono le regole. Comunque, non è che un due in geografia sia una catastrofe. Dopo l’Abitur non si entra subito alla facoltà di medicina, si viene messi in lista d’attesa, e puoi guadagnare tempo seguendo altri corsi, o facendo un Practicum da infermiere.

Credo che siano altrettanto severi, in modo diverso, in Francia, con il loro baccalauréat. Mia nipote sedicenne studia a Roma in un liceo linguistico, e alla fine dovrà sostenere un doppio esame di maturità, il nostro e quello francese. Alcuni genitori, invece di essere rassicurati, hanno protestato: i loro figli, ritengono, saranno discriminati per questa difficoltà in più rispetto ai normali studenti. Il liceo tedesco è quasi una sorta di pre-Università (un poco esagero, lo ammetto), noi abbiamo modificato l’Università tra lauree brevi e altro in una specie di liceo. Quando incontro i ragazzi italiani a Berlino, tutti dottori in qualcosa, che non riescono a trovare un posto neanche da cameriere, perché non parlano una lingua straniera, mi rammarico per loro. Una maturità severa li avrebbe aiutati senza illuderli.

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La maturità… per sorridere

 

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