La Germania avrà un nuovo governo dopo quasi sei mesi, il prossimo 14 marzo, e quindi ci si può occupare di altri problemi. Cambiamo l’inno nazionale, è maschilista, ha proposto la responsabile per le questioni femminili, Frau Kristin Rose-Möhring, alla vigilia della giornata delle donne. La musica è bella, composta da Haydn. In realtà si tratta di un furto perché in origine era l’inno imperiale austriaco, ma non importa. Il testo però lascia a desiderare: invita a battersi per “das deutsche Vaterland”, patria. Vater, padre? Cambiare in Mutterland, che sarebbe madre patria? Grazie alla lingua di Goethe, la signora propone Heimatland, una soluzione elegante.

Heimat è una parola che solo i tedeschi hanno, e che gli italiani hanno scoperto grazie alla serie televisiva di Edgar Reitz, che risale agli Anni Ottanta. Per il Vaterland si muore sui campi di battaglia. Heimat, non a caso femminile, richiede una spiegazione più che una impossibile traduzione: la piccola patria, personale, familiare. È il luogo dove siamo nati, il cortile dove abbiamo giocato da bambini, il Paese dove ci siamo innamorati. Il posto dove ci sentiamo a casa. Io, che per motivi familiari e professionali, ho compiuto 18 traslochi in vita mia, di Heimat ne ho una mezza dozzina, da Palermo a Berlino, passando per Roma, Torino, Amburgo. Perfino in qualche camera d’albergo dove preferivo tornare quando ero inviato speciale, sempre in giro per il mondo, diciamo un vagabondo, mi sentivo a casa mia.

Frau Kristin, 63 anni, laureata in filologia, di mestiere traduttrice, sa di che parla. È un’esperta, ma in realtà cambierebbe poco, perché il tedesco non ha solo il maschile e il femminile, “der” e “die”. Cosa che fa disperare chi vuole imparare la lingua, ha anche il neutro: “das”. Heimatland o Vaterland, rimarrebbe sempre neutro. Ci si batte per un “das”. Deutschland è sempre neutro, mentre per noi italiani la Germania è donna, come per i francesi, l’Allemagne.

E allora, che fare? Si deve cambiare anche il termine “brüderlich”, che mal tradotto sarebbe “fraternamente.” Anche noi, incorreggibili maschi latini, dovremmo cambiare “Fratelli d’Italia”. Ma secondo il moderno politcally correct, pur cantando fratelli e sorelle d’Italia, qualcuno si sentirebbe giustamente escluso.

Frau Kristin non dovrebbe limitarsi all’inno, e chiedere una modifica radicale della sua lingua che per gli stranieri a volte è affascinante e misteriosa. Per i virili popoli del Sud, il sole è maschile. Per i germanici, “Die Sonne” è femminile, mentre la luna, diventa maschile, “Der Mond”, il che complica la traduzione delle canzoni romantiche. Come sospirare per “tu, pallida Luna”, in teutonico?

E perché si stupiscono gli europei, ragazza, girl, jeune fille, chica, sempre femminile, diventa in tedesco Mädchen, un neutro? E neutro è anche Fräulein, signorina. Sono perversi questi crucchi? La filologa Frau Doktor Rose-Möhring vi spiegherà che Mädchen è un diminutivo, e quindi senza sesso. Ma per secoli la filologia è stato un dominio maschile. Si dovrebbe cambiare. Infatti, Fräulein è stato abolito. Per legge si deve chiamare Frau, donna, signora, anche una ragazzina di 14 anni. Però non si possono correggere i classici della letteratura. Come si fa a cambiare titolo a “Das Fräulein”, romanzo di Ivo Andric, pubblicato nel 1945?

Frau Kristin è stata sommersa dalle critiche, e ribatte: per rispettare la parità dei sessi si è cambiato l’inno canadese e quello austriaco, perché noi dovremmo restare attaccati a un passato maschilista? L’ultima parola l’ha detta però un’altra signora. Frau Angela ha commentato: «A me l’inno piace così. Anzi, mi piace molto». Dato che è lei che comanda, almeno per altri quattro anni i tedeschi canteranno per un Vaterland, in parte maschile, e in parte neutro.

Ascolta il file audio

Lettura di Leopoldo Innocenti

.

Heimat o Vaterland?

© Youtube Die Welt

La musica originale di Franz Joseph Haydn

Per gentile concessione di Italia Oggi

Print Friendly, PDF & Email