Ulm © il Deutsch-Italia

Quando si voleva fare entrare a tutti i costi la Turchia in Europa, i favorevoli, da Bonino a Fassino, a Martin Schulz (che oggi fingono di dimenticarsene) sostenevano che i confini non esistono. Eppure li riconoscono perfino le anatre che, oggi, preferiscono sul Danubio la riva della Baviera a quella del Baden-Würrtemberg. Colpa di Napoleone che il 19 ottobre del 1805 sconfisse l’armata Austriaca a Ulm. La Baviera si era schierata con Bonaparte, gli austriaci l’avevano invasa, ma il generale Mack fu poi atteso e sconfitto sul Danubio. Da allora, il confine divide i due Länder, i più ricchi della Germania, ricorda “Die Welt”. Ulm si trova nel Baden-Würrtemberg, che sarebbe in parte la Svevia dei nostri libri di scuola, e Neue-Ulm, la nuova Ulm, nel Freie Staat Bayern, il libero Stato di Baviera. Da una parte la città, dall’altra i campi, e i boschi.

Il confine passa per il centro del Danubio e taglia in due all’uscita dell’autostrada a Ulm-Ost (Est) il ristorante della stazione di servizio. I gestori ne prendono atto con umorismo: il cervo dell’insegna del Baden, e il leone bavarese, indicano i tavoli di una e dell’altra regione. Il menu è invece “internazionale”, o sovraregionale, e offre insieme le Maultaschen, sorta di ravioli, del Baden, e i Würstel bianchi della Baviera.

Finché Bismarck non riuscì a unire i diversi Stati tedeschi dopo aver sconfitto Napoleone III nel 1870, la dogana era posta proprio al centro dei ponti sul Danubio, i contadini che dai loro campi volevano portare la verdura e la frutta al mercato di Ulm erano costretti a pagare il dazio. Fino agli Anni Settanta, come in un film comico, i poliziotti di Ulm erano costretti a interrompere l’inseguimento dei ladri che riuscivano a passare sull’altra sponda. Una volta raggiunta la Baviera erano quasi in salvo.

Ancor oggi, le auto della polizia hanno colori diversi: blu e bianche quelle della Baviera, verdi e bianche quelle del Baden, ma entro il prossimo ottobre, diventeranno tutte blu. A Est, a Neue Ulm, cioè in Baviera, tra le 12 e le 14 non potete tagliare l’erba per non disturbare il pranzo dei vicini, a Ulm invece si rispetta la legge della Unione Europea che consente l’uso dei tosa erba e di altre macchine utensili a qualsiasi ora. Perché gli eurocrati si occupino perfino delle erbacce e della pennichella degli europei è un’altra storia.

Il confine invisibile è rispettato dalle anatre, oche, cigni e gabbiani che si posano sulla riva orientale, e disertano quella opposta. Sempre colpa di Bonaparte e di Bruxelles: la UE ha vietato di offrire cibo ai volatili selvatici, per evitare epidemie. Gli svevi rispettano l’ordinanza, i bavaresi se ne infischiano, e i pennuti l’hanno capito. Nonostante i pregiudizi, che vorrebbe i tifosi tutti fanatici, solo il calcio ignora la frontiera: i sostenitori dello Stoccarda (Baden-Würrtemberg) e quelli del Bayern, che ha il vizio di vincere sempre, si incontrano amichevolmente nell’osteria “Capos Größenwahn”. Sono queste le piccole storie che fanno la nostra Europa. Se le anatre non dimenticano Bonaparte, perché non dovremmo ricordarlo noi, anche solo per scherzarci su?

I confini esistono per essere superati. Le frontiere sono un punto d’incontro. Duemila anni dopo, a Nord del Limes, il confine che aveva posto Roma al limite delle terre barbare, vince la sinistra socialdemocratica, a Sud vincono sempre i cristianodemocratici, a Nord sono in prevalenza luterani, al Sud cattolici. E nessuno riesce a spiegare il perché.

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Le anatre preferiscono la Baviera…

Per gentile concessione di Italia Oggi

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