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Aumenta l’assegno di Hartz IV, quasi il reddito di cittadinanza che i grillini promettono di realizzare in Italia. Da 409 euro al mese passa a 416, un aumento di 7 euro, poco più di 20 centesimi al giorno. Una sciocchezza, una presa in giro. Ma ad averne diritto sono circa 6 milioni, e l’aumento complessivo a fine anno sarà di quasi mezzo miliardo di euro in più. L’assegno equivale al minimo vitale, controllato periodicamente in rapporto all’inflazione. «Basta per vivere», ha dichiarato Jens Spahn, un cristianodemocratico della destra, e nuovo ministro della Famiglia. Bisogna dire che a questi indigenti spettano anche l’alloggio, e tutte le spese connesse (compreso riscaldamento e pure l’abbonamento tv) e diverse altre agevolazioni, come i mezzi di trasporto.

Michael Müller © il Deutsch-Italia

L’assegno basta per sopravvivere, però se si aumenta ancora (con tutti gli annessi e connessi) finisce per superare il salario di un lavoratore non qualificato, intorno ai 1.200 euro netti, che però dovrà pagarsi l’affitto e le altre spese. I politici dovrebbero provare a vivere per un mese con 13 euro al giorno, protestano gli Hartz IV. E lunedì sera a “Hart aber fair”, duro ma leale, uno dei talk show più seguiti dell’“Ard”, il primo canale pubblico, tutti si sono scoperti improvvisamente con un passato di stenti, da ragazzi e bambini. «In famiglia a volte non sapevamo come avremmo pagato l’affitto il mese successivo», confessa il socialdemocratico Michael Müller, sindaco di Berlino, e figlio di un artigiano. L’imprenditrice Sina Trinkwalder ricorda che, da studentessa, una volta le tagliarono la luce elettrica per morosità. L’economista Hans-Werner Sinn dichiara: «Quando ero bambino, in famiglia ci mancava di tutto». Quindi sanno bene come si viva male da poveri nella ricca Germania. Nella Berlino di Müller oltre il 20 per cento dei 3,5milioni di abitanti vive grazie a interventi sociali, e un bambino su tre vive sulla soglia di povertà.

Ora i socialdemocratici, entrati controvoglia al governo, propongono una radicale modifica dell’Hartz IV, che è stato creato da loro dieci anni fa. Da un sussidio di sopravvivenza si deve passare a una sovvenzione per ottenere un lavoro. Si darà un contributo alle aziende che creeranno un posto, e anche le strutture pubbliche riceveranno un’integrazione. Un salario base di solidarietà, questa la definizione escogitata. Ma in altre parole siamo ai “lavori socialmente utili”, già provati dall’allora cancelliere Gerhard Schröder. I disoccupati a lungo termine, molto qualificati, si sentono frustrati e umiliati. E quelli senza qualifica cercano di evitare in tutti i modi un impegno che sentono come una punizione.

Oltre un milione e 600mila di quanti ricevono l’assegno sociale (da non confondere con l’assegno di disoccupazione) in realtà non sanno svolgere alcun lavoro, e molti parlano appena qualche parola di tedesco. Gli Hartz IV aumentano a causa anche dell’arrivo dei profughi. Dopo alcuni mesi, se non si chiarisce lo status di rifugiato, e la pratica richiede anche un paio d’anni, si ha diritto all’assistenza sociale dei tedeschi. In dieci anni gli assistiti sono stati circa dieci milioni, ma l’Hartz IV non è sempre una trappola da cui non si può uscire: il 4 per cento degli assistiti tra i 18 e i 25 anni trova un’occupazione entro il primo anno, una percentuale quasi uguale ai nuovi. E i due terzi continuano a lavorare stabilmente.

Qualunque lavoro è meglio di Hartz IV, nello studio televisivo tutti sono stati d’accordo. Tranne Frau Sandra Schelntog, che è una diretta interessata. «Servirà a poco», prevede. Lei, madre single, grazie a Hartz IV ha tirato su due bambini: «Come avrei fatto senza aiuto, se fossi stata costretta a lavorare?». Difficile rispondere: non è vero che gli assistiti siano parassiti sociali, come accusa l’estrema destra. E i lavori socialmente utili, in passato, hanno distrutto posti reali.

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Ascolta il file audio

Lettura di Leopoldo Innocenti

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La trasmissione dell’Ard “Hart aber fair”

© Youtube “Ard”

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Per gentile concessione di Italia Oggi

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