© Der Spiegel

Angela nuda alla meta? Infine, dopo quattro mesi e mezzo, si giunge all’accordo per la terza Große Koalition, sempre che i tesserati socialdemocratici dicano “sì”, e invece di tirare un sospiro di sollievo, a Berlino si scatena il caos. Giusto, sbagliato? Chi ha vinto o perduto? Difficile rispondere. “Der Spiegel” se la cava pubblicando il settimo numero con ben quattro copertine.

Si spera di aumentare le vendite, puntando sui collezionisti, e si evita una risposta netta. Io mi sono scelta quella con Frau Merkel e tre ladri socialdemocratici, “S”, “P” e “D” che scappano con i suoi vestiti. Nelle altre si vede Angela correre felice con in pugno la rosa socialdemocratica, oppure mentre si intrufola nel letto dell’SPD, e infine schiacciata in trappola come un topo, attirata non dal formaggio, ma dalla corona di Cancelliera. Il titolo è sempre uguale “Der Preis der Macht”, il prezzo del potere. Diciamo, due a due, su Angela vincente o sconfitta. “Der Spiegel” è stato sorpreso fuori tempo massimo dal gran ritiro di Martin Schulz, appena nominato ministro degli Esteri. La rivista “chiude” il venerdì e non ha fatto in tempo a riportare la definitiva uscita di scena del leader SPD.

Angela Merkel © il Deutsch-Italia

Se nessuno ha vinto, significa che il patto per la Grande Coalizione è stato un buon compromesso. La Merkel ha subito il ricatto del più debole, e pur di giungere alla meta ha concesso più del dovuto: l’SPD con il 20,6 dei voti ha ottenuto sei ministeri, quanti la sua CDU (26 per cento). Il partito gemello, la CSU bavarese, con poco più del 6 a livello nazionale, ne ha conquistati la metà, tre. E sono dicasteri importanti. Ai cristianosociali va il ministero degli Interni, e Horst Seehofer, capo uscente della CSU, promette “legge e ordine”, soprattutto di controllare i profughi. E all’SPD, oltre agli Esteri, ottiene anche le Finanze. Olaf Scholz, successore di Wofgang Schaüble, sarà l’uomo forte, e probabilmente il prossimo sfidante di Angela. Se si fosse impuntata, nuove elezioni sarebbero state inevitabili. Ha evitato il disastro, ha pagato il suo prezzo.

Berlino non è Roma, Martin non è Matteo, e anche lui paga per non aver rispettato la parola data. Aveva detto “mai più al governo con Angela”, e poi briga per far fuori il compagno e amico Sigmar Gabriel, ministro agli Esteri in carica? Mandato in pensione nel giro di una notte. L’SPD appare sempre più dilaniata. E la CDU si ribella alla sua signora: il tempo di Angela è finito, prepari la successione. La Merkel risponde con calma: non penso di dimettermi prima del mandato, parliamone nel 2021. Se la CDU/CSU ha vinto a stento per la quarta volta, è merito suo, nonostante i suoi errori veri o presunti (l’aver aperto le frontiere all’invasione dei profughi).

© Emilio Esbardo per il Deutsch Italia

Tutti scontenti della GroKo, come chiamano con ironia la Grande Coalizione? I politici forse, non i tedeschi. Il nuovo governo promette nuove uscite per 46 miliardi, in gran parte a favore delle famiglie, dai bambini agli anziani, più posti nei Kindergarten, migliore assistenza per chi anziano non è più autosufficiente. I grandi partiti popolari, CDU/CSU e SPD, hanno perduto anche perché si sono allontanati dai cittadini: non si è voluto capire il disagio per l’arrivo in poco tempo di troppi “estranei”, in gran parte musulmani, e Schulz ha continuato a battersi per i diseredati, mentre i tedeschi conoscono un nuovo benessere senza precedenti dalla caduta del “muro”.

Il 4 marzo si saprà cosa avranno deciso i 463mila tesserati dell’SPD, un referendum che è stato l’ultimo errore populista di Schulz. Secondo un sondaggio, il 57 per cento voterà “ja”. Una vittoria, non un trionfo. Il partito resta diviso, tra idealisti e realisti. Ma ben l’87 per cento dei tedeschi è a favore del patto, perfino l’84 per cento di chi vota socialdemocratico, senza essere un militante. E se si fosse votato ieri, la CDU/CSU avrebbe guadagnato quasi due punti, superando il 34 per cento. Come dire, Angela ha il fiatone dopo dodici anni di potere, ma vince sempre lei. Gli addetti ai lavori, avversari e compagni, le rimproverano di non avere visioni, senza precisare quali. I tedeschi sono soddisfatti, pagano meno tasse, guadagnano di più, la disoccupazione è al minimo storico, possono lavorare di meno se lo desiderano, come i metalmeccanici, 28 ore invece di 35. Non è il paradiso, ma in Germania diffidano di chi lo promette senza precisare il prezzo.

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Angela Merkel sull’accordo trovato per la Grosse Koalition

Per gentile concessione di Italia Oggi

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