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Fino a qualche anno fa, i miei amici berlinesi cambiavano casa come alcuni cambiano auto. Quasi tutti vivevano in affitto, e ogni tanto mi annunciavano di voler cambiare quartiere. Disdicevano il contratto prima di mettersi alla ricerca del nuovo alloggio. Io, da italiano, non l’avrei mai fatto. E se non lo trovi? chiedevo. Ma in due o tre settimane, loro erano pronti al trasloco, nella zona desiderata. L’offerta era molto più alta della richiesta, gli affitti bassi. Nessuno comprava: perché pagare per anni un mutuo, e da proprietario affrontare i fastidi di riparazioni, e ristrutturazioni? E i giovani con 200 euro al mese, vivendo insieme in una comune, potevano affittare un bell’appartamento al centro. Altri tempi.

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Per colpa nostra, e di altri stranieri, il mercato immobiliare è esploso. Gli italiani hanno investito a Berlino comprando soprattutto piccoli appartamenti. Oggi, gli annunci “Vermieten”, affittasi, sono rarissimi, e per un alloggio libero si presentano un centinaio di pretendenti. Senza contare gli alloggi sociali che finiscono ai profughi. Una giovane coppia non si può permettere l’affitto in città, o tanto meno sognare di diventare proprietaria. Dieci anni fa si comprava in centro per poco più di mille euro al metro quadrato, oggi non si trova nulla per meno di 4mila, e si arriva per le case di pregio ai 10mila e oltre.

Una ricerca europea ha rivelato che i cretesi erano più ricchi dei tedeschi, e anche gli italiani o i romeni. Le statistiche sono sempre ingannevoli: l’80 per cento degli italiani vive in una casa di sua proprietà, contro appena il 46 per cento dei tedeschi. E il fatto che si paghi un mutuo non conta per stabilire il livello di ricchezza. I tedeschi sono stati imprevidenti, ed ora protestano contro lo Stato. La situazione diventa difficile per i pensionati: scoprono di non potersi più permettere l’alloggio dove vivono in affitto da sempre.

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Teurer Traum” è il titolo in copertina sull’ultimo numero dello “Spiegel”, un sogno costoso, sull’immagine dorata di una villetta. Affittare o comprare? In media, rispetto al 2004, a livello nazionale, i prezzi sono cresciuti del 40 per cento, gli affitti del 28. A Berlino, per un appartamento di cento mq. in media il prezzo equivale a 29 anni di affitto, a Monaco a 33 anni, 30 anni a Amburgo. Un impegno per la vita. A Francoforte il prezzo del terreno edificabile è raddoppiato rispetto al 2012, a causa anche della Brexit. Le banche e i loro dipendenti da Londra si trasferiscono in Germania.

La politica immobiliare è stata uno dei problemi più difficili da superare nelle trattative per la Große Koalition. Per decenni non si sono più costruite case sociali, ora ne occorrono almeno 200mila all’anno. Verranno stanziati quasi 5miliardi entro il 2021, e la CDU di Frau Angela propone un Baukindergeld, assegni familiari per la casa, 1200 euro all’anno per ogni bambino. L’SPD di Schulz vuole il blocco degli affitti (che non ha mai funzionato) e interventi dei comuni per evitare nuove speculazioni edilizie. E l’aumento delle tasse fondiarie, che non equivalgono alla nostra Imu. I cristianodemocratici, ovviamente, sono invece per la tutela del libero mercato.

In Germania si continua a mettere in guardia contro la bolla immobiliare. Prima o poi i prezzi troppo gonfiati crolleranno. State attenti a investire. Ma le Cassandre non vengono ascoltate. In pericolo, comunque, sono le nuove costruzioni di lusso, per abitazioni o per uffici. Gli appartamenti, diciamo normali, non dovrebbero correre grandi rischi.

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I prezzi esagerati del mercato immobiliare tedesco

Per gentile concessione di Italia Oggi

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