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Grande coalizione oppure no, cristianodemocratici e socialdemocratici litigano sul programma del possibile nuovo governo. Grandi temi sul tappeto, dall’emigrazione all’Europa, ma ai tedeschi interessano provvedimenti che potrebbero cambiare la loro vita quotidiana. Le casse statali sono piene, gli introiti fiscali aumentano senza che salgano le tasse, grazie al boom, e si chiede di investire sui Kita, che sta per Kindergarten (gli asili nido). I posti per i piccoli aumentano, e restano tuttavia sempre insufficienti, anche perché non sono distribuiti in modo uniforme.

A Brema il venti per cento dei piccoli non trova posto all’asilo, in Nord Renania Westfalia e in Renania Palatinato si scende al sedici, al quindici in Bassa Sassonia, e poco meno nella ricca Baviera. A Berlino manca il dodici per cento dei posti, ad Amburgo poco più del sette. Stranamente, i Kindergarten sono più frequenti nella ex DDR: si va da poco meno del 7 per cento di posti mancanti in Turingia, al 5,7 in Sassonia-Anhalt, al 5,8 in Sassonia, e appena al tre per cento nel Mecklenburg, scrive “Die Woche”, il Magazin della “Frankfurter Allgemeine” nell’ultimo numero.

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C’è una ragione storica. Nella scomparsa Germania comunista mancavano i lavoratori, si cercava in tutti modi di mandare in fabbrica o in ufficio anche le donne, era dunque necessario offrire loro assistenza per i figli. Ogni azienda aveva i propri Kindergarten dove le madri potevano depositare i piccoli prima di andare al lavoro, e riprenderli alla fine del turno. Nella ricca Germania Ovest al contrario gli asili erano insufficienti a causa di una convinzione molto diffusa: le madri che preferivano andare al lavoro invece di badare ai figli erano (e in parte lo sono ancora) mal viste da familiari e amici. I Kindergarten erano ostacolati dai sindacati che temevano la concorrenza femminile per i posti di lavoro, e dalle chiese, soprattutto. Le donne che affidavano i figli all’asilo sono definite Rabenmutter, letteralmente madri corvo, perché si ritiene, sbagliando, che i corvi trascurino i loro pulcini.

Ursula von der Leyen © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Ma in passato si poteva lasciare il posto dopo la nascita di un figlio e tornare al lavoro quando il bambino compiva i sette o otto anni. Oggi, per le donne significa la fine della carriera, e spesso non riescono più a reinserirsi. Quando era ministro della Famiglia Ursula von der Leyen, oggi ministro della Difesa, decise di raddoppiare i posti nel Kindergarten, e fu sommersa dalle critiche anche nel suo partito cristianodemocratico. Lei ha sette figli, non ha problemi perché è milionaria, ma si rende conto del problema delle altre madri.

La situazione va migliorando, ma non abbastanza rapidamente. Dal 2007 sono stati investiti negli asili infantili dieci miliardi di euro. La gestione dei Kindergarten costa sempre di più, dai 13 miliardi all’anno nel 2007, a 18 nel 2011, ai quasi 24 nel 2014, e l’anno scorso sono stati superati i 27 miliardi. Mancano sempre i posti, soprattutto nelle grandi città, e non ci sono maestri in numero sufficiente. E sono sempre pochi i nidi per i bambini fino a un anno. Appena due aziende su cento hanno aperto dei Kindergarten per i dipendenti. La disoccupazione è ai minimi storici, meno di 2,4 milioni, ma i posti vacanti sono 728mila. Aprire nuovi asili infantili sarebbe positivo anche per l’economia.

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I costi per i Kita

Quando Ursula von der Layen era ministro della Famiglia

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