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Mancano gli alloggi e salgono i prezzi. Dieci anni fa Berlino era il paradiso per i giovani d’Europa perché gli affitti erano i più bassi in confronto con ogni altra capitale e metropoli. Oggi si presentano almeno cento aspiranti inquilini per conquistare un appartamento sfitto. I prezzi esplodono a Monaco, Amburgo, Düsseldorf, dove si era già a livelli altissimi. Ma in quanti metri quadrati si può vivere? A Berlino mancano gli appartamenti di una o due stanze, fino ai 60 metri quadrati. Ne fanno incetta gli stranieri, in prima fila gli italiani, che li comprano per investimento, li tengono sfitti o li propongono come B&B ai turisti. Fino a ieri ci si metteva insieme per coabitare in una Wohngemeinschaft, una comune, dividendosi l’affitto, la cucina, il bagno, ma le occasioni ormai mancano e, comunque, la spesa è diventata insostenibile per i giovani. Servirebbero almeno 200mila nuovi appartamenti all’anno, ma le imprese costruiscono alloggi di lusso.

© Anna Fontanet Castillo

Secondo le statistiche, a Monaco ogni abitante dispone a testa dai 27 ai 45 metri quadrati. Troppi. Ma la coabitazione non sempre è possibile dato il taglio degli alloggi. Quando decenni fa cercavo casa a Parigi, i giornali pubblicavano annunci senza indicare il numero delle stanze e l’affitto richiesto, solo l’indirizzo. Le agenzie immobiliari entravano in contatto con il cliente e potevano proporgli un’alternativa. Così vidi di tutto: gli studi per legge dovevano avere una superficie minima di 12 metri quadrati, la metà di una stanza d’albergo a tre stelle. Ma chiudendo gli occhi si proponevano studette (monolocali) da 9 metri. Ne vidi una a Place St. Germain: la doccia era nell’armadio a muro, la cucina era un fornello che era anche il pedile del letto. Un giocatore di basket si sarebbe bruciato i piedi.

In Germania non sono ancora arrivati a tanto. E un italiano si propone di far cambiare abitudini, per il bene loro. L’architetto Leonardo Di Chiara, 27 anni, è giunto come tutti a Berlino. Poi ha capito che non è il posto giusto per avere successo e, come rivela la “Süddeutsche Zeitung” su un’intera pagina, è partito per Monaco, con la sua “casa” al seguito, trascinata da un Suv. La “Tiny House” offre tutto l’indispensabile in nove metri quadrati, come nel Quartiere Latino. «Eine große Idee», si entusiasma il quotidiano di Monaco. Non occorre la traduzione.

© Leonardo Di Chiara

Il suo appartamento è esposto sulla piazza davanti alla Galerie der Moderne, dove è rimasta fino a domenica. Poi Leonardo, nome più che mai adatto, ha proseguito il tour verso Ulm, e infine giungerà a Milano e Roma. La crisi degli alloggi non è solo tedesca. La sua casa vagamente potrebbe ricordare la cabina di una barca a vela, o una mini-roulotte, ogni centimetro è sfruttato, il tavolo si piega, come le sedie che vengono appese alle pareti quando non servono. La cucina si trova sotto il letto a castello. Il comfort è essenziale, in cambio si conquista l’indipendenza, e la privacy, a cui aspirano gli individualisti che sopravvivono male in una comune.

«Bisogna saper rinunciare a quel che non è necessario», dice Leonardo, «e scopriremo che molte cose non ci servono affatto». La sua speranza è che sorgano mini-quartieri di Tiny House, in terreni messi a disposizione dai comuni. Per ultimo il particolare più importante: la mini-casa è costata all’architetto 50mila euro, per metà ottenuti da uno sponsor. Il prezzo diminuirà se verrà costruita in serie. E a Monaco ha già trovato un cliente: la Tiny House verrà sistemata sul tetto della casa già di sua proprietà.

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Lettura di Leopoldo Innocenti

 

 

La Tiny House

© Youtube Leonardo Di Chiara

Per gentile concessione di Italia Oggi

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