Chi sventola il tricolore? Non il nostro, quello tedesco, nero rosso e oro, che poi sarebbero i colori dell’Impero romano, o della Roma di Totti, il rosso e il giallo o oro, più il nero aggiunto durante i moti ottocenteschi. Innalzare la bandiera nel giardino di casa è un segno di patriottismo o un eccesso di nazionalismo? In questa vigilia elettorale (si vota il 24 settembre), con la prospettiva che l’AfD, l’Alternative für Deutschland, possa entrare al Bundestag, e sarebbe la prima volta per un partito dell’estrema destra, i tedeschi tornano a interrogarsi su se stessi.


Marlene-Dietrich-©-CC-BY-SA-4.0-Erasmo-de-Havilland

Sabato scorso è ricorso il 25esimo anniversario della morte di Marlene Dietrich, e la “Welt” ha pubblicato la storica foto dell’attrice accanto a Willy Brandt, quando era sindaco di Berlino. L’immagine di due traditori, per molti tedeschi. I berlinesi non hanno mai perdonato Marlene, che tornò in Patria con la divisa americana. E neppure Brandt, tornato con la divisa norvegese. Ci furono polemiche quando si volle dedicare una strada alla protagonista dell’“Angelo Azzurro”, i probi cittadini protestarono perché non volevano abitare in una via con il nome di “quella donnaccia”. E Adenauer, in un’accesa campagna elettorale, definì Brandt “un figlio di nessuno”, perché il padre non l’aveva mai riconosciuto. Le hanno dedicato una piazzetta, chiamata piazzetta anche in tedesco, al centro della Potsdamerplatz di Renzo Piano, perché qui ci sono solo uffici.

È un tasto delicato. Gli americani non hanno remore a sventolare la bandiera a stelle e strisce e a cantare “God bless America”, che suona più o meno come “Gott mit uns” di triste memoria. In Francia, Madame Le Pen si è impadronita del suo tricolore, in Italia l’abbiamo lasciato in balia della Lega o dei postfascisti, in un caso o nell’altro in cattive mani.

SchkeuditzArtkapella © CC BY-SA 3.0 Jwaller

In Germania, il posto in cui sventolano più bandiere pro capite e Schkeuditz, 19mila abitanti scarsi, in Sassonia, nella ex Germania Est. E la “Süddeutsche Zeitung” ha spedito un inviato a indagare sul warum, il perché, e pubblica il reportage su un’intera pagina. È un tema importante. La bandiera sventola ovunque, appeso ai balconi, sui tetti delle case per lo più basse, davanti ai negozi, all’ingresso degli uffici pubblici. Gli psicologi parlano di “un bisogno di identità”, del desiderio di appartenere a un gruppo.

Per altri, Schkeuditz, nome che imbarazza gli stranieri, sarebbe un covo di estremisti, di razzisti, ma l’NPD, il partito neonazista arriva al 3,5 sotto la media nazionale, e l’AfD, al nove, meno che altrove. Il movimento qui non ha neanche un ufficio, e Pegida, il gruppo violento che attacca i centri di accoglienza, qui è sconosciuto. E allora?

L’inviato della Süddeutsche ha notato la bandiera sventolare anche sulla pizzeria “Nova”. Perché? ha chiesto al proprietario, immigrato da Napoli. “Perché no? Si può essere orgogliosi della Germania”. È stato l’unico, scrive il quotidiano, a non avere remore pudore nel rispondere. E le varie bandiere nazionali non sono in opposizione alla bandiera azzurra con le stelle d’Europa. Macron per festeggiare la vittoria ha scelto l’Inno alla gioia di Beethoven, Inno all’Europa, invece della Marsigliese. Un messaggio rivolto a Frau Angela? Renzi, a suo tempo, tolse ostentatamente la bandiera europea del suo ufficio. Si può essere europeisti senza dimenticare la propria identità. Ma se si sta attaccati alle proprie radici si rischia di soffocare.

I tedeschi ebbero il coraggio di riscoprire il loro tricolore in occasione dei mondiali del 2006. A un tratto sventolava ovunque, ai balconi, e sulle auto, anche se i soliti pignoli calcolarono che un gagliardetto sul parafango aumentava il consumo dello 0,3. Nelle interviste alla radio e alla Tv, mi continuavano a chiedere se ero preoccupato. Nein. E perché non si preoccupa? Si insospettivano. Fossi stato un nostalgico? Perché lei si preoccupa, spiegavo. Da noi allo stadio sventolano croci uncinate e fanno il saluto fascista, e nessuno si preoccupa. Ma, adesso che il tricolore rossooronero lo sventolano i populisti e i razzisti, tornano a preoccuparsi. La bandiera italiana sventola in molte pizzerie, da Berlino a Monaco, ma di solito su quelle “false”, con pizzaioli siriani, egiziani, greci, perfino tedeschi.

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La bandiera tedesca provoca la polizia?

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