mohren_04Quasi al termine dell’estate, tra attentati e polemiche sul burkini, e sul burka, è una notizia secondaria, ma rivelatrice. A Berlino, un comitato si è fatto promotore di un’iniziativa per cambiare nome alla Mohrenstraße, la strada dei Mori, e alla vicina omonima stazione dell’Ubahn, la metropolitana.

La capitale deve cancellare i nomi di luoghi e persone che ricordano il periodo coloniale. Si propone di ribattezzare la via Nelson Mandela Straße, o dedicarla a Anton Wilhelm Amo (1703 -1753), che da schiavo in Ghana fu accolto in Germania e si laureò in filosofia all’università di Jena.

mohren_02Alla protesta hanno partecipato un centinaio di persone, in gran parte giovani immigrati, insieme con parecchi berlinesi pronti a condividere l’azione nel rispetto del politically correct. Domenica prossima si vota nel vicino Mecklenburg-Vorpommern, la Pomerania Anteriore, dove, in base ai sondaggi, i populisti dell’AfD, l’Alternative für Deutschland, potrebbero scavalcare i cristianodemocratici. Un risultato pericoloso per Frau Angela, il cui indice di popolarità continua a scendere, siamo a quota 42, cioè 14 punti in meno rispetto a luglio. La maggioranza dei tedeschi non approva la sua politica delle frontiere aperte, e lei, per il momento, rinvia la candidatura ufficiale per la cancelleria. I suoi compagni di partito potrebbero approfittarne per farla fuori. Quindi, chi difende la Mohrenstraße è accusato di essere un complice dell’estrema destra.

Secondo me, il rischio è maggiore se si cede, anche perché si tratta di un falso problema. Basterebbe una breve ricerca in internet per scoprire che la via dei Mori non è un ricordo dell’era coloniale, ma esattamente il contrario. La strada risale al 1706, e a quel tempo la Prussia non aveva alcun possedimento coloniale, né i ricchi prussiani mantenevano schiavi. Si cercava di stabilire rapporti commerciali con il Ghana, dove nacque Amo. Con la strada si intendeva rendere omaggio al partner africano. L’impero coloniale tedesco, come quello italiano, giunse in ritardo, buon ultimo, in Namibia, a partire dal 1884. Qui, è vero, vennero compiuti massacri, riconosciuti dalla Germania di oggi, ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la Mohrenstraße.

Ernst Thälmann © APM

Ernst Thälmann © APM

Ai tempi del Muro, ci andavo spesso perché qui c’era l’ufficio stampa della scomparsa Ddr, la Germania dell’Est o comunista. E la stazione del metro era dedicata a Ernst Thälmann, il dirigente comunista ucciso dai nazisti nel 1944. Cambiò nome, nei primi tempi della riunificazione. E nel 1992, nessuno trovò disdicevole ritornare alla denominazione originaria. Nella Mohrenstraße si trovava la prima sede della fabbrica Sarotti che chiamò Mohren un suo cioccolatino. Ma per evitare le proteste, di recente ha cambiato nome alla storica specialità. Anche i Negerkuss, meringhe ricoperte di cioccolata, sono stati ribattezzati in Shokokuss, bacetti di cioccolata. I ristoranti non presentano più le Zigeunerschnitzel, le piccanti cotolette alla zingara. Zigeuner, non è un termine corretto, composto da Zug, movimento, Gauner, delinquente, come dire il mariolo che arriva e se ne va. Sono diventate schnitzel all’ungherese. Il razzismo non si elimina cambiando nome ai cioccolatini.

Bundesarchiv Lehmann, Thomas © CC BY-SA 3.0

Bundesarchiv Lehmann, Thomas © CC BY-SA 3.0

Esagerare, come a Berlino, rivela che non si sa come affrontare il problema dell’integrazione dei profughi. E si cede a qualunque richiesta. Se proprio si vuol cambiar nome alla storica strada, avrei un’altra proposta. Nella sala del Presseamt della Germania comunista, il nove novembre del 1989, si svolse la storica conferenza che portò alla caduta del Muro. Il portavoce del governo Günter Schabowski (scomparso lo scorso 1° novembre) annunciò che i tedeschi dell’Est si sarebbero potuti recare all’Ovest, e poi tornare indietro. Il corrispondente dell’Ansa, Riccardo Ehrman, italiano nonostante il nome, oggi vive in pensione a Madrid, chiese: «Vale anche per i berlinesi orientali?» Schabowski rispose di no, poi non so, infine si arrese «ja», e il muro scomparve. Chiamiamola «Riccardostraße» e tutti saranno contenti, tranne i nostalgici della Ddr.

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La protesta sulla Morenstrasse

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