Martin Schulz © CC BY-SA 4.0 Martin Rulsch

Dopo Olanda e Francia, i populisti si avviano a perdere anche in Germania. E Martin Schulz è a sua volta in calo, sembra improbabile che a settembre riesca a battere Angela Merkel. Non a caso, lo sfidante socialdemocratico è costretto a difendersi dall’accusa di essere, lui pure, un populista.

“Der Spiegel”, che certo non è mai tenero con la Cancelliera, scrive che la sua campagna elettorale, fatta di belle frasi, è priva di contenuti.

Quando è sceso in campo all’inizio dell’anno, nei sondaggi Schulz ha quasi raggiunto Frau Merkel, poi è arrivata a fine marzo la sconfitta nella Saar, benché sia il feudo di Oskar Lafontaine, e domenica scorsa, come avevamo previsto, ha perduto anche nel nordico Schleswig-Holstein, minuscolo Land governato da una coalizione tra Spd, Verdi e Sww, il partito della minoranza danese, per cui non vale lo sbarramento del 5 per cento.

AfD © CC-BY-SA-3.0 Oxfordian-Kissuth

Due regioni minuscole, ma domenica si torna a votare in Nord Reno-Vestfalia, con quasi 18 milioni il Land più popoloso della Germania. Una roccaforte rossa. Sarà l’ultimo test prima del voto nazionale, e a Schulz non basterà vincere per mantenere qualche speranza, dovrebbe trionfare. E sembra poco probabile, in base agli ultimi sondaggi: si prevede una lotta testa a testa, l’Spd è data al 32 per cento, la Cdu al 31, ma il margine d’errore è del 2,5 per cento in alto e in basso. Cioè, non si sa chi sarà in testa domenica. Per un confronto, cinque anni fa, l’Spd era al 39, e la Cdu al 26.

È interessante l’andamento degli altri partiti: si assiste a una rinascita dei liberali, che sono stati esclusi dal Bundestag non avendo raggiunto il minimo necessario nel 2013. Ora nella grande regione sono al 13 per cento, mentre crollano i populisti dell’AfD, intorno all’8, la metà rispetto all’autunno scorso. E nello Schleswig-Holstein hanno raggiunto un misero 5,9 per cento, a un passo dalla bocciatura. Il movimento è diviso, i capi litigano tra chi vuole sedurre i nostalgici neonazisti, e chi vorrebbe una posizione conservatrice, ma democratica. Soprattutto, come sempre negli ultimi decenni, man mano che si avvicina una consultazione nazionale i tedeschi cominciano a ragionare e non votano più a dispetto. Molti si vergognano di essere accusati di razzismo e fascismo. Trump dovrebbe insegnare a essere prudenti, ma azzardo la previsione che l’AfD possa rimanere fuori dal Bundestag in settembre.

© Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Per sconfiggere o frenare i populisti occorrono i fatti, invece di assecondarli suscitando paure e malcontento, promettendo riforme difficilmente realizzabili. Un errore pagato da Schulz. «La sua Spd si è fidata troppo dell’effetto novità provocato dalla discesa in campo di Martin», osserva “Der Spiegel”. Dopo dodici anni di era merkeliana, i tedeschi si sono lasciati trascinare, subito dopo hanno preteso proposte concrete, che i socialdemocratici non hanno fatto, tranne quella di tornare indietro cancellando la riforma di Gerhard Schröder.

Schulz ha preso come bibbia il saggio del sociologo Oliver Nachtwey, Die Abstiegsgesellschaft, come dire la società che retrocede. La Germania non è più in Serie A? Secondo l’autore, molti tedeschi hanno paura del futuro, ma la società in cui vivono è veramente ingiusta? Si chiede “Der Spiegel”. Un’ingiustizia avvertita ma non reale? I poveri aumentano, è vero, ma per un effetto statistico, perché paradossalmente ai tedeschi va sempre meglio: la soglia di povertà è al 60 per cento del reddito medio (oggi 960 euro al mese), se si guadagna di più, la soglia sale.

Nel povero Schleswig-Holstein gli elettori non hanno creduto a Schulz, e nel Land votavano per la prima volta anche i sedicenni. Come in Francia, in Germania i giovani votano per chi offre una chance, e non per i pessimisti. Macron farà presto visita a una Cancelliera, sicura o quasi della quarta vittoria. E la battuta a Berlino era inevitabile: Angela è più giovane di un anno di Brigitte (63 anni da compiere il prossimo luglio). Emmanuel è pronto a cedere al fascino prussiano? «Er wird nicht vor Merkel kuschen», scrive la “Zeit”, non verrà a fare la cuccia ai piedi della Merkel. Alle donne forti non piacciono gli uomini deboli, nonostante quel che si crede. Per Martin non resta che sperare nel posto di prossimo ministro degli Esteri. E farà bene: è l’unico politico tedesco che parli francese.

.

Chi vincerà alle elezioni di domenica in Nord Reno-Vestfalia?

Print Friendly, PDF & Email