È proibito lasciar scrivere ai bambini come gli pare. Incredibile, ma in Germania è dovuto intervenire il Governo per vietare gli errori di ortografia. Verboten, proibito, anche gli italiani sanno che cosa significa, grazie alle strisce di Sturmtruppen, ma i piccoli alle elementari cominciavano a scrivere “ferboten”, cioè come si pronuncia.

In nome di nuovi metodi, molti insegnanti non correggono più gli errori: gli scolari che imparano a scrivere facciano come vogliono, possono scrivere una parola «come la sentono».

Questo, secondo gli insegnanti, favorisce l’apprendimento, poi in seguito si insegnerà ai bambini a evitare errori. Ma è un’illusione, i giovani non impareranno mai più. Lo sanno i nostri professori universitari che si trovano davanti tesi di laurea con la “x” al posto di “per”, come è abitudine di chi scrive messaggini con il telefonino, oppure “makkina”, per evitare la fatica di battere una “h”.

Il problema è più grave in inglese, perché la pronuncia è quasi sempre lontana dalla forma scritta. Gli americani, come è loro abitudine, non hanno avuto scrupoli, e ora i piccoli yankee scrivono “inaf” al posto di “enough”, abbastanza, e “nite” o “naite” per “night”, notte. Il tedesco, nonostante i nostri insuperabili pregiudizi, è più facile, e si scrive quasi sempre come si pronuncia. A parte alcune eccezioni: “ei” si pronuncia “ai”, ed “eu” diventa “oi”. Dunque “oiro” per euro, e “Oiropa” per Europa. E pochi altri casi, come la “v” che diventa “f”.

Perché gli scolari delle elementari non possono imparare come negli anni Settanta? Il problema comincia a diventare grave tanto che la “Frankfurter Allgemeine am Sonntag”, il domenicale della Faz, gli dedica il titolo d’apertura su tutta la prima pagina. Il senatore alla Pubblica istruzione della città stato di Amburgo, Ties Rabe, è dovuto intervenire per bloccare gli insegnanti troppo democratici: «rispettate le regole, e insegnatele agli allievi». E viene imitato da molti colleghi, come quello del Baden-Württemberg. La ministra liberale Yvonne Gebauer ha ordinato un controllo a tappeto nelle scuole della Nord Renania-Vestfalia per il prossimo anno scolastico. Rabe denuncia: «Molti maestri hanno creduto di dover adottare metodi secondo loro geniali. Ma la grammatica non può essere modificata a piacere».

Yvonne Gebauer © CC BY-SA 3.0 de Martin Kraft

Il metodo “scrivere a orecchio” era stato sviluppato dal pedagogo svizzero Jürgen Reicher, scomparso nel 2009. Secondo lui non bisognava frenare la voglia di imparare dei piccoli nei primi giorni di scuola. Lasciato libero di scrivere la parola come viene pronunciata, il bambino impara facilmente e con più rapidità. Non è vero, si ribatte, che i bambini si spaventino davanti a regole complesse. Al contrario, vogliono imparare in modo sicuro, senza incertezze.

I nuovi sistemi per imparare a scrivere “a orecchio” hanno preso piede anche per la presenza nelle prime classi di sempre più figli di immigrati. Ovviamente imparano a scrivere in tedesco che è per loro una seconda lingua e si trovano davanti a ostacoli diversi dai coetanei berlinesi o amburghesi. Chi ricorda i cartelli nelle vecchie elementari? L’immagine di un’ape e la lettera “A”, ma in tedesco c’è la “B” per “Biene”. Oppure sempre una “B” per “Brot”, pane. E così via.

Non bisogna sottovalutare l’intelligenza e la voglia di apprendimento dei bambini, stranieri o meno. Entro la terza elementare gli allievi devono possedere un patrimonio di 800 parole, e scriverle senza errori. In italiano ci sarebbe il problema delle doppie, che è un piccolo ostacolo per i miei amici berlinesi che vogliono imparare la nostra lingua per le vacanze. E non sempre si ricordano dove mettere le “h”, importanti ma che non vengono pronunciate.

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Si può imparare a scrivere?

 

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