Uli Hoeneß © CC BY-SA 3.0 Harald Bischoff Flickr

I pregiudizi positivi sono pericolosi. I tedeschi onestissimi e corretti? Dipende. Qui pagano le tasse perché è più difficile evaderle, e se ci provi e ti scoprono finisci in cella. Inutile ricordare Uli Hoeness, presidente del Bayern. Puoi essere licenziato se ti porti a casa una risma di carta dall’ufficio. Ma i tedeschi ci marciano sulle note spese. I manager o gli impiegati che sono in viaggio per conto della ditta truccano le ricevute. O si sbagliano? Secondo un sondaggio lampo all’aeroporto interrogando 480 viaggiatori, il 15 per cento ha confessato di aver manipolato volutamente i conti. Le note spese gonfiate sarebbero almeno una su cinque. La paura del licenziamento non è un freno sufficiente per chi vuol premiarsi con un extra non dovuto dopo una trasferta.

Noi giornalisti abbiamo una cattiva fama, diciamo globale. È vecchia, e forse vera, la storiella di un inviato americano che mise in conto 2 o 300 dollari di taxi. Ma in quel giorno lei era a bordo della «Forrestal», gli fece osservare l’amministratore. Vero, lei non sa quanto è grande quella portaerei, ribatté il collega. Io sono orgoglioso di un record: in mezzo secolo da corrispondente e inviato speciale non mi è mai stata contestata una nota spese. Ma, semplicemente, ho sempre scelto gli alberghi e i ristoranti dove sarei andato se avessi pagato di tasca mia, in vacanza. Anzi, spesso ci ho rimesso, perché sono distratto e disordinato e ho sempre perduto qualche ricevuta.

Nell’era di internet si viaggia sempre meno, gli inviati speciali si estinguono (ed è la fine del giornalismo), ma, in passato, agli impiegati delle amministrazioni nei giornali i giornalisti erano cordialmente antipatici. In viaggio si faceva la bella vita a spese dell’editore. A parte i pregiudizi, non sono il solo a non aver esagerato con i conti. Un mio collega era odiato dalla sua amministrazione perché, al contrario, era troppo pignolo: metteva in conto anche i due euro del cono gelato, o il biglietto del tram. Per anni hanno cercato di prenderlo in castagna, ma invano. Lui era semplicemente troppo onesto, e quindi sospetto.

La “Frankfurter Allgemeine” riferisce di un pilota licenziato perché aveva messo in conto il chilometraggio per l’auto da Francoforte a Monaco, dove sarebbe dovuto entrare in servizio. Ma aveva volato per pochi euro con una compagnia low-cost. Evidentemente lo tenevano d’occhio. Al contrario, il manager di un’impresa edile ha avuto ragione in tribunale: lo avevano licenziato perché si era sbagliato di 916 chilometri dopo aver percorso 136 mila chilometri in tre anni per la sua impresa. Un errore di 274 euro dopo aver guidato per tre volte intorno alla terra deve essere accettato.

I tedeschi arrotondano, ma non esagerano: in genere aumentano il totale per non più di dieci o venti euro. Per le aziende, costa di più pagare i revisori che perdono tempo a controllare minuziosamente ogni conto spese. Ma il danno totale per le note non veritiere ammonta a diverse decine di milioni di euro: nel 2014, ultimo anno di cui si hanno dati precisi, 11milioni di dipendenti hanno compiuto 183milioni di viaggi di servizio per un rimborso complessivo di 51miliardi di euro. In media, ogni giorno di trasferta costa alle aziende 153 euro.

Le amministrazioni tedesche sono molto rigorose nei loro ordini di servizio, precisando in quali alberghi si può pernottare, e dove si può pranzare, a seconda delle località. I miei colleghi a Berlino mi raccontano che devono giustificarsi se prendono un taxi invece di viaggiare in metropolitana. I mezzi pubblici nella Capitale tedesca sono ottimi, perché sprecare soldi, a meno che si provi che era una questione di tempo. Nel 20 per cento dei casi i dipendenti hanno violato le consegne, dormendo in un albergo più caro, o cenando in un ristorante a tre stelle. Ma hanno sempre dovuto provare che fosse assolutamente necessario.

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Uli Hoeneß, condannato per evasione fiscale (28milioni di euro) a 3 anni e 6 mesi, fece 21 mesi di carcere

© Youtube TVBayern

Per gentile concessione di Italia Oggi

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