I tedeschi amano le cucine, ma non cucinano mai. O di rado. Una delle tante contraddizioni della Germania. A poche decine di metri da casa mia, a Berlino, si trova un vasto negozio di cucine. Grandi, splendenti, carissime. Tempo fa, in vetrina offrivano un’occasione, 45mila euro per una cucina extra, a metà prezzo perché era un pezzo esposto da diversi mesi. Eppure non ho mai visto un cliente, o un possibile acquirente aggirarsi per il salone. Venderà direttamente a architetti e arredatori? Fornirà ristoranti e alberghi? Può darsi, ma le cucine che scorgo, sia pure superlusso, sono chiaramente destinate a famiglie. Come farà il gestore a pagare l’affitto?

Una preoccupazione infondata, a quanto leggo sulla “Süddeutsche Zeitung”. L’anno scorso i tedeschi hanno speso per le cucine, tutto compreso, contando anche lavastoviglie e altri elettrodomestici, nove miliardi e 400milioni di euro. Si parte dalle cucine Ikea a quelle offerte dal negozio nel mio quartiere. Ma che se ne fanno? Anche il quotidiano di Monaco ha i miei stessi dubbi: “Quasi tutti i giorni nella cucina super al massimo si riscalda una pizza congelata”.

Quando cucinano i tedeschi? Al mattino si celebra la cerimonia della prima colazione: tutta la famiglia riunita, in procinto di andare in ufficio o a scuola, caffè, tè, salumi, formaggi, marmellate, fiocchi d’avena. Al massimo si prepara un uovo strapazzato o in padella, e chi ha tempo presenta in tavola una frittata. A volte sono stato ospite a colazione da amici. Devo dire che le uova sono preparate in modo perfetto. Non faccio ironia, so per esperienza personale che non è facile. Ma basta un fornello.

A mezzogiorno si pranza alla mensa scolastica, o a quella dell’ufficio, oppure ci si limita a un’insalata nel ristorante vicino. Anche alla mensa del Bundestag, il Parlamento, che non è riservato ai deputati, ma aperto ai visitatori, il piatto forte è Würstel con insalata di patate, o una Boulette, che sarebbe l’hamburger in versione originale, cioè teutonica.

E a cena? La famiglia torna a riunirsi per l’Abendbrot, letteralmente il pane serale: fette di pane, generalmente scuro, con di nuovo salumi o formaggi. Invece del caffè e del tè, si beve una birra. Forse si cucina la domenica, ma dalla primavera all’autunno i ristoranti all’aperto al weekend sono esauriti. A che servono le cucine supercostose? In media, scrive la “Süddeutsche” si spendono 6.300 euro, ma anche cucine da 50mila euro sono nella norma. Probabilmente, sospettano le due colleghe Elisabeth Dostert e Angelika Slavik, autrici del pezzo che occupa quasi un’intera pagina, la cucina è come l’auto, uno status symbol da mostrare agli amici, come la Porsche o la Mercedes in garage.

«Per una cucina non è in gioco la funzionalità, ma la sensazione vitale di aver esaudito un desiderio primario», spiega Ronald Focken, direttore dell’agenzia di pubblicità “Serviceplan” di Monaco. Una cucina di lusso dimostra il nostro buon gusto e le nostre virtù, amiamo la casa, la famiglia, e non appestiamo l’ambiente con i gas di scarico di un SUV. «Non è un caso che i parties finiscano di solito in cucina», conclude.

Posso confermare. Le cucine di lusso occupano spazio, ovviamente. E nelle ristrutturazioni, o negli appartamenti moderni, si sacrifica un ambiente per ospitare die Küche extra appena acquistata. E si finisce con un altro problema: la cucina è al centro dell’ambiente, e gli ospiti vi girano intorno come a un tavolo da buffet, e per mangiare si sta in piedi, o i fortunati trovano una poltrona in salotto. Questo limita, o dovrebbe limitare, le specialità da offrire: come tagliare una bistecca tenendo il piatto nella sinistra? Meglio evitare spaghetti con sughi tentatori per non macchiare il divano. I padroni di casa sono costretti a cucinare uno spezzatino, che qui chiamano gulasch anche se è ben lontano dalla specialità magiara, oppure couscous, o riso freddo. O roastbeef come per l’Abendbrot. La cucina rimane al centro della festa, pulita, splendente, come nuova.

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Il montaggio di una cucina moderna

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