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I tedeschi dovranno rinunciare alla pizza a domicilio? Ogni giorno trovo la cassetta delle lettere invasa dalla pubblicità. Voglio ordinare sushi per me, o per 20 persone? Entro un’ora busseranno alla mia porta. O anatra alla cantonese, gamberetti agro-piccanti, kebab, hamburger, Würstel con crauti o pommes, le patatine fritte per snobismo si chiamano alla francese, con ketchup o con mayo, che sarebbe la maionese, o qualcosa che le assomiglia? Kein problem.

La pizza regna sovrana, in ogni variante lecita o proibita, con ananas e nutella. Anche pizza alla mafiosa, cioè siciliana. Doppio affronto, perché i siculi non hanno una loro pizza, ma lo sfincione, che è una prelibatezza e anche un’overdose di calorie. Non importa, non ho mai ordinato un pasto a domicilio.

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Invece ai tedeschi piace ordinare per divorare davanti alla tv. Anche perché tutto costa meno che al ristorante o in pizzeria, perfino più economico del chiosco dei turchi o dei Würstel. Sulla qualità si chiude un occhio, anche due. Un record di parsimonia e di velocità pagato dai migliaia di “pizza boys” che corrono per le strade, a Monaco o ad Amburgo, e intorno a casa mia a Berlino, rischiando la vita, perché per loro il tempo è denaro. Ma il guadagno è poco. E adesso stanno creando una loro associazione e minacciano di bloccare le loro bici. Una minaccia grave a cui la “Süddeutsche Zeitung” dedica un’intera pagina nella sezione economia nell’edizione del weekend.

Chiedono appena un euro in più all’ora, contro i 9 di oggi, di qualche centesimo sopra la paga minima. Eppure i datori di lavoro non vogliono cedere. Quasi tutti i “pizza boys” lavorano sulla base dei Minijob, 450 euro al mese, per una cinquantina di ore. Ancora una volta bisogna ricordare che i Minijob non sono un trucco statistico per manipolare i dati sulla disoccupazione. In genere sono secondi lavori, o in questo caso vengono svolti da giovani per arrotondare. Se dovessero essere assunti regolarmente il servizio diventerebbe impossibile.

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Già adesso, sostengono i datori di lavoro, sono al limite. Se si aumenta troppo la paga, quanto verrebbe a costare una pizza con crauti? I clienti sparirebbero. I piccoli esercizi forse sarebbero in difficoltà, ma un euro in più non dovrebbe metterli in difficoltà, e i “pizza boys” sono al servizio anche di grandi catene nazionali. Foodora, ad esempio, impiega 2.500 corrieri in 19 città. Lieferando ne ha un migliaio, come Deliveroo.

Questi corrieri a due ruote denunciano che i 9 euro all’ora sono nominali. Molte pizzerie e hamburgherie, violando la legge, pagano solo le ore di lavoro reali, e non compensano le pause tra un’ordinazione e l’altra. E non pagano i costi. Tutto grava sulle spalle dei ragazzi, dalle riparazioni delle biciclette, frequenti dato il ritmo, al telefonino. I pizza boys chiedono che almeno una parte del costo sia a carico del datore. Inoltre vorrebbero una sorta di contratto, o carta, nazionale in cui stabilire diritti e doveri. Al momento, i boy, di diritti, ne hanno pochi: «è sempre colpa nostra, se le cucine non forniscono in tempo i piatti ordinati, e il cliente protesta per il ritardo». Correre più veloci non è possibile. Gli incidenti sono giornalieri. E nessuna assicurazione corre il rischio di assicurare i corrieri della pizza.

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Ascolta il file audio

Lettura di Leopoldo Innocenti

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Non sono contenti i “pizza boys”

 

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", e ultimamente "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag).

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