© il Deutsch-Italia

Mentre mia madre stava morendo, quattro anni fa ricevetti a casa sua, dove non abito più da mezzo secolo, e non da me a Berlino, l’avviso di una raccomandata da parte del fisco italiano. Passai due ore all’ufficio postale italiano, pochi giorni prima di Natale, per conquistare la lettera.

Mi avvisavano che il quarto della casa in cui viveva mia madre che era di mia proprietà, passavano da una zona all’altra per calcolare l’Imu, ma senza dirmi quanto avrei dovuto pagare. Pochi giorni dopo mia madre morì, e per bloccare la sua pensione, non bastò avvertire l’Inps, ma dovemmo ricorrere a un patronato. In Germania sarebbe bastata una telefonata. In quanto alle tasse sulla casa di Berlino (un decimo rispetto all’Italia, benché più grande e in centro), le calcola il fisco e le preleva direttamente dal mio conto corrente, dopo avermi avvertito nel caso fossi in rosso. La burocrazia italiana mi perseguita fino in Prussia.

Una volta andai alla presentazione di un manuale di vita quotidiana per gli italiani che si trasferiscono a Berlino. I presenti, in gran parte giovani, si lamentavano del tedesco troppo difficile, perché gli impiegati non parlano inglese, e della burocrazia teutonica. Alla fine, non mi trattenni: «Ma come fa un italiano a lamentarsi della burocrazia a Berlino? Forse andrebbe meglio se imparaste il tedesco». Mi diedero ragione, temo solo per gentilezza.

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Anche i miei amici berlinesi si lamentano dei Beamten, i funzionari statali. A loro non importa il paragone con l’Italia. E hanno torto. Lo dice un rapporto dell’Ocse: la burocrazia tedesca è molto meglio della sua (cattiva) fama. La prima osservazione è che la Germania ha meno dipendenti statali della media: il 10,6 per cento del totale degli occupati, contro il 18,1 dei paesi Ocse. Sono di meno solo in Corea, Giappone e Svizzera. In Finlandia, Svezia o Danimarca si arriva al 25 per cento.

In Germania, nonostante i lamenti, il 55 per cento è soddisfatto dell’apparto statale. La media Ocse è del 42. E la fiducia aumenta: dieci anni fa, la percentuale dei tedeschi contenti del rapporto con la burocrazia era del 35 per cento. Le percentuali sono ancora più alte in certi settori: l’88 per cento dà un giudizio positivo del sistema sanitario, solo in Belgio, Norvegia e Austria, la percentuale è superiore. Sulla carta, il sistema italiano sembra migliore, i cittadini ricevono prestazioni che i tedeschi non hanno, o solo in parte, per esempio per le cure odontoiatriche. Ma come è noto, nella pratica la realtà è diversa. In settembre ho accompagnato un mio amico che non padroneggia il tedesco per una visita di controllo dall’ortopedico dopo un’operazione al ginocchio. In un’ora e mezzo tutto risolto, radiografia, parere del primario che l’aveva operato. In Italia avrei perso una settimana, ha sospirato l’amico. E per avere la cura a cui si ha diritto, a volte si attende mesi, anche in casi urgenti.

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Per la verità, l’Italia ha meno dipendenti pubblici della media, circa il 16 per cento. Se la nostra burocrazia non funzione non è sempre colpa dei dipendenti, ma delle leggi e delle norme farraginose che sono costretti a rispettare. E, considerazione finale, i burocrati tedeschi più efficienti, sono in media più giovani che altrove, e anche pagati meglio, dunque più soddisfatti del loro lavoro: l’apparato pubblico ingoia il 44 per cento del Pil, contro la media Ocse del 42. Meglio sorvolare sugli stipendi dei nostri dipendenti pubblici. Una maestra d’asilo in Germania arriva fino a tremila euro lordi, in alcuni Länder (la scuola è di competenza regionale). L’apparato burocratico non è una palla al piede, ma potrebbe fare da volano all’economia, se lo si mettesse in condizione di funzionare.

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Un po’ di burocrazia tedesca… per divertirsi

 

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