In miseria dopo il divorzio. È un problema per migliaia di uomini dopo la fine dell’amore e del matrimonio, anche in Germania. Ho letto la protesta di un lettore italiano a un giornale: guadagna, sostiene, 1.500 euro al mese, ma il giudice gli ha imposto di versarne duemila all’ex moglie che alleva il loro figlio di cinque anni. E alla consorte è rimasto, come sempre, l’appartamento. Non mi interessa la sua busta paga”, gli avrebbe spiegato il magistrato, “valuto le sue potenzialità di guadagno, si dia da fare per guadagnare di più. “Ma in che mondo vive”, protesta il poveretto, “non trovo un’altra occupazione, finiti i risparmi non potrò più pagare gli alimenti, e finirò condannato”. Non so se l’anonimo scrivente dica la verità, o taccia qualcosa di fondamentale, tuttavia quel che racconta è verosimile.

In tribunale ad avere la peggio da noi, come in Germania, sono di solito gli uomini. Ora, a venire in loro soccorso è la Deutsche Anwaltverein, la federazione nazionale degli avvocati, che chiede al legislatore di regolare la legge sul divorzio che, attualmente, è un misto di vecchio e di nuovo e, quindi, un gran pasticcio, informa in prima pagina la “Süddeutsche Zeitung”. Gli alimenti non sono un diritto illimitato, protestano gli avvocati, bisogna stabilire un limite, anche per costringere il partner- uomo o donna che sia – a cercarsi un’occupazione. Appena il figlio compie tre anni dovrebbe essere “schluss”, cioè punto e basta. Non si può contare di vivere alle spese di un altro. E non si dovrebbe fare differenza tra matrimoni e unioni di fatto.

Si è già cercato di modificare la legge nel 1986, senza successo. Un altro tentativo con risultati modesti è stato compiuto nel 2008. Non c’è chiarezza. I tribunali emettono sentenze contrastanti: a volte stabiliscono che il mantenimento sia pari a un quarto della durata del matrimonio, in altri casi si arriva a un terzo.

Gli avvocati chiedono inoltre di non calcolare gli alimenti in base al tenore di vita familiare al momento del divorzio, ma tenendo conto dei reali introiti del partner tenuto a pagare. Tra teoria e realtà c’è una differenza che il giudice non deve ignorare, come disperatamente sostiene il lettore italiano. E consigliano di firmare un accordo matrimoniale prima delle nozze, suggerimento che pochi seguono, perché lo trovano cinico mentre ancora trionfa l’amore.

Düsseldofer Tabelle © OLG Düsseldorf

Gli alimenti vengono regolati dalla Düsseldorfer Tabelle, che tiene conto dell’età dei figli, con importi che salgono man mano che il piccolo diventa adolescente, in rapporto con lo stipendio del partner. Si parte da un minimo di 342 euro fino ai sei anni, per giungere a 460 prima dei 18 anni. Ma chi guadagna 4.700 euro netti deve già versare per un figlio che va all’asilo 548 euro.

Tabella che non vale se gli introiti mensili netti superano i cinquemila euro. Comunque, al marito, perché quasi sempre si tratta dell’uomo, dovrebbero rimanere almeno 1200 euro al mese. Quanto basta per sopravvivere, ma non sempre, se si vive in una grande città e si deve pagare un affitto. Forse è scorretto sospettarlo, ma la rivista “Focus” lo suggerisce: questo spiega perché i matrimoni diminuiscono. Erano circa 500mila vent’anni fa, contro 150mila divorzi all’anno, oggi siamo sotto i 400mila, e i divorzi sono 200mila. Un’unione su due finisce innanzi al giudice, e il partner rischia il fallimento.

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I problemi dovuti alla separazione

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