Da noi è difficilissimo, a volte impossibile, cambiare il nome o il cognome. Da ragazzo in Sicilia, un mio amico, conosciuto in spiaggia, si chiamava Gesù. Un errore del parroco: la Chiesa proibisce che si venga battezzati con questo nome. Troppo tardi. Trascorse il servizio militare tra le beffe dei compagni. Dopo una decina d’anni di sofferenze, riuscì ad aiutarlo mio padre, che presentò il problema da un altro lato: i tormenti del mio amico contavano poco, ma non era bello che in caserma si offendesse il Cristo. Così Gesù allo stato civile divenne Gesualdo, e lui cercò di farsi chiamare Aldo.

A Berlino, per i tedeschi è difficile pronunciare la “Gi” del mio cognome. O si bloccano, o diventa un “Ghi”. Un problema che condivido con Giuseppe Verdi. Spesso, nei programmi all’Opera, diventa “Guiseppe”. Si rifiutano anche di scriverlo. A evitare lo spelling, quando prenoto un tavolo al ristorante uso il cognome di mia moglie, anche se lei non gradisce che il cameriere le chieda se è parente di Mancini, ex calciatore e allenatore. Nessuno si ricorda del compositore Henry Mancini. Poco male.

Gli immigrati trovano più difficile vivere in Germania se si chiamano Mohammed, o Fatima. Vorrebbero cambiare, ma lo stato civile di rado si mostra comprensivo: siete integrati, vivete tra noi da anni, perché volete camuffare le vostre origini? Diventare Kurt o Beate è un segno di integrazione o un fallimento? Si chiede “Der Spiegel”. In uno dei saloni per signora di Monaco, le clienti chiedono di essere pettinate da Mark, il migliore. In realtà è l’iracheno Mohamad Khidir Mohamad. Farsi fare la messa in piega da Maometto? L’anno scorso ha ottenuto di cambiare in Ari Dillmann, nome e cognome teutonici. Ma il suo capo preferisce comunque sempre “Mark”, nome d’arte.

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Gli ufficiali dello stato civile sono più comprensivi con gli immigrati dall’Europa dell’Est. Il russo Meierov diventa Meier, Gizelski si trasforma in Giesberg, scrive il settimanale. Angela sarebbe mai diventata Cancelliera, e la donna più potente d’Europa, se avesse conservato il cognome del nonno Ludwig Kazmierczak? Negli anni ‘30 del secolo scorso divenne Kasner, lei poi ha preferito tenersi il cognome del primo marito, Ulrich Merkel, sposato in gioventù.

Perché meno comprensione verso chi porta un nome arabo o turco? Selim, emigrato dal Bosforo, da sette anni cerca di diventare David sulla carta d’identità. Ha ottenuto un passaporto tedesco, ma non può cambiare identità. I tedeschi con radici straniere, più o meno lontane, sono 17 milioni. Alcuni sono orgogliosi del proprio cognome, anche se difficilmente pronunciabile, altri vorrebbero confondersi con i 65 milioni di tedeschi.

«È un errore, cambiare nome per nascondere la propria origine. Non è una soluzione, ma la confessione di un fallimento», commenta il deputato socialdemocratico in Nord Reno-Westfalia, che si chiama Serdar Yüksel. Lui ha successo in politica anche grazie al suo nome turco, spiega. Gli elettori apprezzano la sua scelta.

È d’accordo Safter Cmar della Federazione dei turchi a Berlino: «È un tentativo assurdo». Ma chi ha un nome turco o arabo trova più difficilmente lavoro, o casa. Il figlio di emigranti bielorusso Issur Danielovitch Demsky è diventato un celebre attore, ma tutti lo conoscono come Kirk Douglas. Perché non fare come negli Stati Uniti, dove cambiare nome è una semplice formalità?

Per finire con la mia infanzia siciliana, anni fa ho incontrato il mio Gesualdo. Tutti continuano a chiamarlo Gesù.

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Io cambio nome

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