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Molti miei amici hanno comprato casa a Berlino, e amici degli amici. Ricevono lettere dall’amministrazione del condominio, in tedesco ovviamente, si rivolgono a me per la traduzione. Sono incomprensibili, esattamente come le comunicazioni dell’amministratore di casa mia a Roma, anche se apparentemente sono scritte in italiano. Una mia amica ha ricevuto un rendiconto e non si capiva se dovesse ricevere un rimborso di 2,70 euro o se, al contrario, fosse in debito. Che t’importa? Ho cercato di eludere il problema. Se devi pagare tu, riceverai un sollecito, oppure ti troverai accreditati i due euro sul tuo conto. Ma io devo sapere perché, ha ribattuto lei, meno superficiale di me. Dopo un paio d’ore e tre o quattro letture, ho capito. Erano gli interessi di sua spettanza sul fondo di emergenza che ogni condominio deve avere in banca. E che, dunque, restavano sul deposito comune.

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Sembrerebbe, da questo episodio, che gli amministratori teutonici siano rigorosi al centesimo e affidabili. Non è così. Almeno il 20 per cento, forse il 30 per cento, dei rendiconti non è fedele. Sempre a scapito di inquilini e singoli proprietari, sarebbe inutile precisarlo. I Verwalter, gli amministratori, in Germania hanno una cattiva reputazione. Come quelli di ogni Paese. Il loro di sicuro è un lavoro ingrato. Se vuoi fare il parrucchiere o il falegname, l’idraulico o l’elettricista, devi seguire un corso professionale di due o tre anni, e superare un esame finale, scrive “Die Welt”, invece, in Germania, chiunque senza alcuna preparazione può improvvisarsi amministratore di condominio, un’attività che richiederebbe una preparazione seria. E la legge non chiarisce chi sia il responsabile se un condominio trascura le norme di sicurezza: in caso di danni devono pagare i condomini, oppure l’amministratore distratto?

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In Germania le abitazioni private sono nove milioni, poche in rapporto alla popolazione, perché i tedeschi, per decenni, hanno preferito vivere da inquilini piuttosto che pagare un mutuo. Il 70 per cento viene amministrato da società o da piccole agenzie. Il valore complessivo si aggira sui 630miliardi di euro, e ogni anno gli amministratori gestiscono 36miliardi, senza contare gli affitti che spesso riscuotono per conto dei proprietari, come accade per gli italiani che hanno comprato casa a Berlino. Una cifra enorme affidata in parte a persone non preparate. O esose: a diversi miei amici, alla fine, resta meno della metà dell’affitto, tra onorari, spese più meno giustificabili, tasse, e assicurazioni imposte dagli amministratori.

Proprietari e inquilini trascurano i controlli, le riunioni condominiali avvengono una volta all’anno, e non tutti vogliono o possono partecipare, e spesso si scopre che al bilancio mancano decine di migliaia di euro. Semplicemente scomparsi. Non sempre si tratta di truffe, a volte l’amministratore non ha tenuto i conti in ordine pur essendo in buona fede. Le cause condominiali sono state circa 260mila l’anno scorso, intasando i tribunali civili. Ora si chiede che il settore venga regolamentato per legge, ma si rimane pessimisti. E si prevede che il primo effetto sarà di far lievitare il costo di gestione, dato che i Verwalter regolari saranno pochi e aumenteranno le loro parcelle.

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Le riunioni di condominio… in teoria…

© Youtube Robert Schröter

 

 

Per gentile concessione di Italia Oggi

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