È diventata un film la vicenda del ragazzo ebreo che a Berlino è stato costretto a cambiare scuola perché perseguitato dai compagni islamici. Il documentario è andato in onda giovedì scorso in prima serata su “Arte” (la rete televisiva franco-tedesca) e sarà trasmesso più volte ad orari diversi nei prossimi giorni, e rimarrà in streaming sulla Mediathek del canale francotedesco fino al 25 novembre.

Molto, ma non abbastanza, per documentare quanto sta avvenendo nelle scuole e in certi quartieri delle grandi città in Germania. Weil du Jude bist-Die Geschichte von Oscar Opfer von Antisemitismus”, “Perché sei ebreo, la storia di Oscar vittima di antisemitismo”, dovrebbe essere trasmesso dai canali pubblici, “Ard” o “Zdf”, che tra l’altro hanno partecipato alla produzione. “Arte” rimane un canale seguito da pochi, in media da poco più di 200mila spettatori. E perché non anche la “Rai” in uno dei suoi tre canali principali?

La regista Katrin Sandmann non fa mai vedere il protagonista, interroga tutti gli altri, professori e autorità scolastiche, i genitori di Oscar, e quelli dei compagni. Che uno studente venga mobbizzato, come si dice, o picchiato e perseguitato dai suoi coetanei, purtroppo avviene, e per le cause più svariate. In questo caso, si denuncia soprattutto il silenzio imbarazzato di chi sarebbe dovuto intervenire. Ed è paradossale: i tedeschi per dimostrare anche a se stessi di essere tolleranti e aperti non osano criticare e reprimere il comportamento dei residenti musulmani, e non difendono le vittime. C’è il timore che denunciare certi fatti favorisca i partiti di estrema destra come l’AfD. La censura si rivela un boomerang, e l’Alternative für Deutschland alle elezioni del 24 settembre ha conquistato il terzo posto.

Il quattordicenne Oscar (non è il suo nome, ma il film rivela comunque il cognome) frequentava fino allo scorso inverno una scuola considerata d’avanguardia a Friedenau, un quartiere borghese di Berlino, che in passato ospitava scrittori e artisti, come Günter Grass o Hans Magnus Enzesberger. Fino a quando i suoi compagni hanno scoperto che è ebreo, o forse lo avevano sempre saputo, ma, a un certo momento, ciò è diventato per loro un problema. Le persecuzioni sono diventate quotidiane, sempre più violente.

I genitori, Gemma e Wenzel Michalski, hanno denunciato più volte quanto accadeva. Né i professori né il preside hanno reagito. Cose da ragazzi. Quando due compagni hanno inscenato un’esecuzione alla fermata dell’autobus puntando una pistola giocattolo alla tempia di Oscar, per i Michalski è stato troppo. Hanno ritirato il figlio e lo hanno iscritto alla scuola ebraica di Berlino, dove confermano che il caso non è isolato. La pistola era finta, ma la riproduzione era perfetta, si fa vedere nel film. I Michalski vivono da tre generazioni nella metropoli. Il nonno di Oscar è scampato al nazismo. Il padre Michael dirige la sezione cittadina di “Human Rights Watch”. E si è reso conto che oggi Berlino non è più un luogo sicuro per i suoi quattro figli: «Non è più la città in cui eravamo abituati a vivere». L’anno scorso nella Capitale sono avvenute 1.300 aggressioni contro ebrei, ma questa è la cifra ufficiale, il numero reale è più elevato. Non è che il padre di Oscar abbia denunciato alla polizia quanto avveniva ogni giorno a suo figlio. Gli autori sono neonazi tedeschi, ma in gran parte immigrati arabi, e perfino giovani turchi nati in Germania. Alla polizia è stato ordinato di non reagire con la dovuta forza contro i musulmani. Il codice di auto-comportamento della stampa imporrebbe di non pubblicare l’etnia a cui appartengono gli autori di reati e le vittime.

Sorprendente, oppure no, è che interrogati dalla regista, il preside cerchi ancora di negare la gravità di quanto avveniva nella suo ginnasio: ha seguito il caso nel modo dovuto, sostiene, e la sicurezza assoluta nelle scuole non può essere garantita. L’ammissione di un fallimento, commenta Katrin Sandmann. Altri genitori si lamentano che si sia dato troppo risalto mediatico a Oscar. Quel che conta è difendere il buon nome della scuola all’avanguardia nel cosiddetto multikulti, ma il multiculturalismo è da tempo fallito. La comunità ebraica consiglia di non farsi riconoscere come ebreo per strada. E le aggressioni non avvengono solo a Berlino. A Offenbach, alla periferia di Francoforte, il ragazzo portavoce cittadino degli studenti, un ebreo, si è dovuto dimettere a causa delle continue minacce dei coetanei musulmani. Sappiamo che Oscar è deciso a vivere in Germania, si sente tedesco, ed è il suo Paese. Ma prende lezioni di karate, per potersi difendere da solo.

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Weil Du Jude bist

Per gentile concessione di Italia Oggi

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