Michael Wolffsohn ©-Raimond-Spekking-CC-BY-SA-4.0-Wikimedia-Commons

È la storia di una famiglia tedesca. E anche ebrea. Il professore e storico Michael Wolffsohn ha messo a disposizione della comunità un complesso di 50 palazzi a Berlino, ereditati dal nonno. Se lo vendesse, con la penuria di abitazioni nella Capitale, potrebbe realizzare diverse decine di milioni. «Ma in quanto erede ho l’obbligo di rispettare la volontà di mio nonno», spiega. Wolffsohn è nato a Tel Aviv, il 17 maggio del 1947, un anno drammatico. Il padre riuscì a fuggire dalla Germania nazista appena in tempo nel 1939. Il nonno, Karl, ricco commerciante ebreo, era un noto editore e un pioniere dell’industria cinematografica. Nel 1954, il padre, ebreo e anche tedesco, come ripete, decide di tornare in Germania «perché è anche il mio Paese». Una scelta difficile. Il giovane Michael si trova nella Berlino divisa, il Muro sarà costruito nel 1961, si laurea alla Freie Universität, torna in Israele per il servizio militare, e quindi torna ancora a Berlino. Scelte che non sono sempre comprese e condivise da amici e parenti. Dal 1981 (fino al 2012) è professore all’Universität der Bundeswehr, una scuola militare. Il figlio di una famiglia di perseguitati che lavora per l’esercito della Repubblica federale?

Lo intervistai una trentina d’anni fa per un motivo che non ha nulla a che vedere con questa storia. La Polonia, non si capisce ancora perché, rivelò che i nazisti avevano giustiziato un migliaio di soldati italiani, prigionieri a Deblin, non lontano da Lublino. Wolffsohn mi dimostrò che non era possibile. Già allora era uno studioso e un personaggio scomodo. Non gli ho più parlato da allora, e ho faticato a ricordare perché fossi andato a trovarlo.

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Karl Wolffsohn, racconta il nipote, si rese conto delle prospettive del Cinema, e aprì una catena di locali in tutta la Germania. Teneva i prezzi bassi, ma guadagnava moltissimo, e si sentì obbligato a investire per il bene comune. Costruì a Berlino l’Atlantic, un complesso di abitazioni sociali, molto moderne, un’architettura innovativa, e con tutti i comfort. La proprietà venne arianizzata, e tornò al nipote solo nel 2000, in pessime condizioni.

Invece di realizzare, il professore ottiene crediti per investire 32milioni di euro nella ristrutturazione dei palazzi. E non cambia la loro destinazione sociale. «Questa era la volontà di mio nonno, e io e la mia famiglia siamo d’accordo nel rispettarla». E nelle case di famiglia vengono ospitate famiglie di ogni origine, anche araba. «Non vogliamo creare un ghetto», spiega ancora, «le differenze di religione non devono sempre portare a conflitti. Io ho ereditato un bene di grande valore, ma non ho un merito personale».

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Naturalmente, ricorda, in famiglia si avevano idee differenti: «Mio nonno e mio padre rischiarono rimanendo in Germania fino alla vigilia della guerra. Mio zio invece era andato per tempo in Israele. E aveva ragione anche lui». Va spiegato perché la decisione di Wolffsohn sorprende. Autore di molti saggi, tra cui “Meine Juden, eure Juden”, “i miei ebrei, i vostri ebrei”, del 1997, spesso le sue dichiarazioni hanno suscitato aspre critiche, soprattutto riguardo ai rapporti tra Israele e la comunità palestinese. «In Germania, e in Europa», denuncia, «molti danno giudizi ignorando la storia e l’attuale situazione».

Ha rinfacciato a molti politici socialdemocratici un latente antisemitismo, e nel 2004 in una trasmissione tv arrivò a dichiarare: «Non si può combattere il terrorismo con metodi da gentleman in casi estremi sono favorevole all’impiego della tortura, o almeno alla minaccia di usarla». Wolffsohn non è mai stato prudente né diplomatico, si possa essere d’accordo con lui o meno. Si arrivò a chiedere di togliergli la cattedra universitaria, ma come cacciare un ebreo che per di più è tornato in Germania, ha indossato la divisa israeliana, ma lavora per un ateneo della Germania da cui fuggì la famiglia? Un ebreo che lascia ospitare nelle sue case anche musulmani? Incomprensibile.

Ascolta il file audio

Lettura di Leopoldo Innocenti

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Il gruppo dei palazzi Atlantic

© Youtube Tv.Berlin

Per gentile concessione di Italia Oggi

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