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A Berlino vivo in centro, quattro fermate di bus o tre di metro dalla Kurfürnstedamm, come dire gli Champs-Elysées della Capitale, ma in cinque minuti a piedi sono nel parco del castello di Charlottenburg. Quando ci vado, incontro scoiattoli e marmotte, anatre, cigni, pivieri, e procioni, gli orsetti lavatori amati dai bambini e che sono pestiferi, mi dicono che ci siano anche una coppia di castori e qualche volpe, ma non li ho mai visti. Fino a qualche mese fa, la Staatsoper (in attesa di venir restaurata), si era trasferita allo Schillertheater, a due passi da casa mia, allo shop insieme con cd e libretti d’opera, erano in vendita vasetti di miele. Un impiegato aveva posto i suoi alveari sul tetto del teatro, mi spiegò la commessa.

Se gli animali e gli insetti si trovano bene nel cuore della metropoli vuol dire che l’aria è pulita, ma i berlinesi sempre pessimisti si lamentano invece dell’inquinamento. C’è anche qualche problema: i cinghiali si sono moltiplicati, passeggiano indisturbati tra le auto, e devastano i giardini. Pericoloso disturbare le madri quando hanno i cuccioli. Una mattina la mia auto non partì: una martora mi aveva mangiucchiato i cavi della batteria, mi spiegò l’elettrauto. Alle martore piace la gomma.

L’altro giorno, una sorpresa. Quasi una visione arcaica. Nel parco del castello, sotto un noce, un ariete severo sorvegliava le pecore del suo harem. Sulla “BZ”, il quotidiano popolare, ho trovato la spiegazione. Per tagliare l’erba, i responsabili della Stiftung Preußische Kulturbesitz, la fondazione responsabile dei beni culturali prussiani, hanno avuto un’idea: assumere un pastore e 49 pecore. Da maggio a fine novembre faranno il lavoro dei giardinieri. Costano di meno, e rispettano la natura: i tosaerba saranno più e accurati, ma lasciano i prati con un aspetto meno naturale. Basta osservare i campi di calcio, con quelle strisce perfette lasciate dalle macchine. Si unisce il rispetto della natura con la parsimonia, antica virtù prussiana. Non si spreca nulla: anche gli alberi di Natale, a gennaio, non finiscono nella spazzatura, ma offerti allo zoo per alcuni animali a cui piacciono.

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Lo Schlosspark, vasto 55 ettari, risale al Settecento. Una parte si presenta come un giardino all’italiana, diciamo una piccola Versailles, poi si trasforma in un bosco fiabesco, con due laghi e un paio di ruscelli. Non ci sono barriere per proteggere le aiuole, ma nessuno strappa i fiori. È permesso sdraiarsi sull’erba, tranne in alcune parti protette indicate dai cartelli, si può andare in bicicletta, ma non giocare a pallone. Non ho mai visto qualcuno non rispettare le regole.

Le pecore sono della specie Gotland, cioè nordiche, robuste e con folta pelliccia. Il pastore Björn Hogge, 59 anni, le alleva in una fattoria a qualche chilometro da Berlino, con qualche difficoltà economica. Il contratto con la Fondazione gli consentirà di tirare avanti. Della squadra fa parte anche un cane pastore, anzi una cagna, Julie, ma ci si chiede come reagiranno le pecore ai cani che i berlinesi portano a spasso, non sempre al guinzaglio per i viali del parco.

E che avverrà di notte? I cancelli chiudono al tramonto, per riaprirsi alle sei di mattina, ma è facile entrare non visti. In aprile, due immigrati dai Balcani sono stati condannati a nove e dieci mesi per aver sgozzato e arrostito Lilly, una rara pecora d’angora, in uno zoo di Berlino. Avevamo fame, si sono difesi gli imputati, ed eravamo ubriachi. Il giudice, una signora, non è stata comprensiva: se avevate gli euro per una cassetta di birra, potevate comprarvi anche un hamburger.

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Il parco di Charlottenburg, tra pecore, scoiattoli e natura

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Per gentile concessione di Italia Oggi

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