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Per la Buchmesse, la più grande fiera del libro, Macron è volato a Francoforte perché l’ospite d’onore quest’anno è la sua Francia. Per riceverlo, Frau Merkel ha lasciato Berlino e le complicate trattative per formare la nuova coalizione. Martedì i discorsi ufficiali, prevedibili, mentre gli scaffali negli stand erano ancora in allestimento.

Il Ministro Franceschini sarebbe dovuto arrivare ieri per incontrare i nostri editori, e per parlare dello stato dell’editoria italiana, ma impegni burocratici lo hanno trattenuto in Italia. Tra i 500mila volumi esposti alla Buchmesse c’è anche il suo ultimo libro. Tutto come ogni anno. Da noi si legge sempre meno, altrove anche, ma va comunque meglio. Franceschini e Veltroni scrivono romanzi, Renzi le sue memorie. Non sono i soli, i politici sono letterati, mancano i lettori.

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Forse non è un bene che Angela ed Emmanuel si siano incontrati ancora a Francoforte, dopo aver già parlato a quattr’occhi giorni fa a Tallin. Alla Cancelliera non piace tanto la sicurezza ostentata dal giovane Presidente. A Berlino già si commenta che Macron stia cadendo nella trappola dell’arroganza. Alla Buchmesse, almeno in questi giorni, si rischia di dare più risalto alla politica che ai libri. Al Presidente francese leggere piace, confessa di essere cresciuto «divorando i testi e le parole scritte». Chissà qual è l’ultimo romanzo letto dalla Cancelliera? Non si sa, ma preferisce i saggi storici. Alla Buchmesse è presente anche lei negli scaffali, come personaggio, protagonista del romanzo “Die Kanzlerin. Eine Fiktion”, di Konstantin Richter. Non è un best seller, finora.

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La Francia era già stata ospite d’onore nel 1989. Ero in giro per la Germania Est, e da Weimar andai direttamente a Francoforte, alla frontiera trovai un chilometro di auto in attesa. Il Vopo (poliziotto tedesco orientale, ndr) perquisì con cura i miei bagagli. Il Muro aveva ancora un mese di vita, e nessuno prevedeva la sua fine. La Francia aveva avuto un’idea semplice e affascinante per il suo padiglione: cabine telefoniche da cui potevi sentire parlare i grandi del passato, da Dumas al Re Sole, nel francese del loro tempo, e notare come la lingua fosse cambiata. La Buchmesse non batte il record, ma i dati sono più che rassicuranti: 7.150 editori di 106 paesi, diecimila giornalisti accreditati. Le misure di sicurezza sono severissime. La fiera è riservata agli addetti ai lavori, ma è presa d’assalto dal pubblico normale nel weekend, ed è bello vedere le scolaresche aggirarsi tra gli stand come in un affascinante luna park di carta. È probabile che alcuni per precauzione non vengano.

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L’Italia era stata ospite d’onore un anno prima. L’edizione del 1988 fu la più grandiosa e dispendiosa, come è nel nostro stile. Allestimmo una biblioteca in cartapesta come la descrive Umberto Eco ne “Il nome della rosa”, poi ci dimenticammo dei libri. I responsabili sostenevano che la Buchmesse era una grande occasione per promuovere il made in Italy, e spesero 10miliardi di lire, chissà a quanto equivalgono trent’anni dopo. Vini e parmigiano non avevano bisogno di pubblicità. Ricordo una serata italiana all’Opera, vidi una delle ultime esibizioni di Carla Fracci, e Albertazzi recitò un canto dell’Inferno. Ma tra il pubblico i tedeschi erano rarissimi. Una festa tra noi. A ogni edizione, chiediamo di avere un altro invito, come la Francia. Sarebbe meglio di no. Con quei 10miliardi avremmo fatto rinascere la nostra piccola editoria, o finanziato le nostre traduzioni all’estero per diversi anni. Nel 2018 toccherà alla Georgia, la patria di Stalin, non quella di Trump.

Nel 1988, era il romanzo di Eco il più venduto. Quest’anno, trionfa Elena Ferrante, con ben tre libri della sua saga napoletana nella lista dei best seller dello Spiegel. A causa delle elezioni del 24 settembre, la Buchmesse si apre in ritardo e ha quindi mancato la nomina del Nobel per la letteratura. I tedeschi speravano in un colpo a sorpresa: l’apparizione della “vera” Ferrante (uno pseudonimo) che avrebbe svelato la sua identità, peraltro ormai a tutti nota, allo stand della Suhrkamp. Non rimane che accontentarsi di Dan Brown, quello del Codice da Vinci, che si esibirà sabato. Il suo “Origin” è già uscito contemporaneamente in tutto il mondo. Dan continua a scrivere sempre lo stesso romanzo, come per le squadre di calcio, la formula vincente non si cambia.

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La Francia ospite dell’edizione di quest’anno

 

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