Ronald M. Schernikau © www.schernikau.net

È il 1980 quando la casa editrice berlinese Rotbuch Verlag pubblica un piccolo libriccino intitolato “Kleinstadtnovelle”, ottenendo un grande successo già dalle prime copie che vanno esaurite.

I primi lettori di quel racconto pensano che la data di nascita indicata nella biografia dell’autore sia falsa, non credono che l’autore di quel breve romanzo, che contiene un coming out omosessuale così lucido e maturo, possa essere solo un adolescente.

«ho paura. sono femmina, sono maschio, doppio. sento il mio corpo allontanarsi dal mio corpo, vedo le mani bianche, gli occhi nello specchio, non voglio essere doppio, chi sono? voglio essere io». Così comincia la Kleinstadtnovelle e con questo stesso incipit quel ragazzino, oggi noto in Germania come lo scrittore Ronald M. Schernikau, compie i primi passi nella letteratura tedesca, quando non ha ancora sostenuto l’esame di maturità.

Ronald Schernikau nasce nel 1960 nella Repubblica Democratica tedesca, a Magdeburgo, ma cresce, con la sola madre, a Lehrte, una piccola città della Germania Federale. Frequenta il liceo con una particolare propensione per le materie umanistiche ed una personalità che non può passare inosservata, tra la passione per i foulard, il vestiario all’ultima moda e l’iscrizione, a soli 16 anni, alla Deutsche Kommunistische Partei (il partito comunista tedesco). Fede politica, quella comunista, che lo accompagnerà per il resto della sua vita.

Schernikau © www.schernikau.net

Il ragazzo che scrive la Kleinstadtnovelle è lo stesso che ogni giorno siede dietro ai banchi del liceo, che frequenta i luoghi entrati nella sua quotidianità, come la mensa degli impiegati dell’ospedale dove la madre lavora come infermiera, la sede del partito comunista e quella del circolo degli omosessuali. È un adolescente come gli altri, con una mamma che sente troppo presente e che al mattino gli fa trovare sul tavolo una tazza di caffè «che attesta tutta l’apprensione materna: tanto amore, poco cacao». Il lettore non saprà mai il vero nome della madre, sebbene presente in tutto il libro, perché di lei il giovane Schernikau scrive chiamandola “lea massari”. Singolare che abbia scelto il nome d’arte dell’attrice italiana che, al tempo della pubblicazione del libro, era conosciuta a livello internazionale come la protagonista del film “L’avventura” di Antonioni. In verità, nessun nome sembra essere reale all’interno del libro, a partire da quello dello stesso autore: si legge della storia di “b.”, un ragazzo che cerca delle risposte sulla propria identità, che scrive di sé stesso, ma anche degli altri, senza mai usare la lettera maiuscola, financo dopo il punto. Una scrittura senza maiuscole fa pensare ad un mondo dove regna l’uguaglianza, e dove non c’è la necessità che un nome cominci con la lettera maiuscola per dimostrare la propria esistenza come essere umano con una propria identità.

L’età di b. è quella in cui le pulsioni sessuali si confondono e si fondono con i sentimenti per i propri coetanei, e i coetanei verso cui b. prova attrazione sono quelli del suo stesso sesso, quei “bulli” che si riuniscono davanti al chioschetto del liceo e che lo chiamano “signorina”.

Con le ragazze parla solo delle lezioni e delle tendenze in fatto di moda; sa che i baci dati al sesso opposto sono serviti solo a fare pratica, sa di essere attratto da “leif”, uno di quei bulli, e coraggiosamente prende l’iniziativa durante una gita scolastica a Berlino. «qualunque cosa sia l’amore, leif ci ha provato, ha ceduto mentre b. lo toccava. la stanza di Berlino dopo colazione, satura del loro abbraccio. non sanno cosa stia succedendo, sono entrambi senza parole e abbandonati e vicinissimi».

La tomba di Schernikau a Berlino © CC BY-SA Szymborski Wikipedia

Quella gita scolastica cambia per sempre la vita di “b.”, che si ritrova ad essere processato dal consiglio di classe del liceo perché leif è così troppo “borghese” da non riuscire ad ammettere che si è trattato di un atto d’amore consenziente tra due coetanei, che consapevolmente si sono abbandonati ai propri istinti. «quando la maschera si sgretola, si sgretola anche il mondo, si muove, cambia».

È a questo punto che comincia la nuova vita di quell’adolescente, scrittore e protagonista al contempo, che vuole vivere liberamente la propria personalità, la propria sessualità, e per farlo sa che bisogna «saper dire di si a sé stessi e al proprio passato».

Si trasferisce a Berlino Ovest, dove si esibisce in spettacoli di travestitismo, studia germanistica, filosofia e psicologia alla Freie Universität e si iscrive alla Sozialistische Einheitspartei Westberlins, il partito di unità socialista di Berlino Ovest.

In controtendenza con il clima politico tedesco, nel 1989 (quando il vento del comunismo stava per smettere di soffiare e il Muro di Berlino stava per cadere) Schernikau, da granitico comunista, richiede ed ottiene la cittadinanza a Berlino Est, dove lavora come scrittore e drammaturgo teatrale.

Muore prematuramente nel 1991, dopo aver contratto il virus dell’HIV, e viene sepolto nel Georgen-Parochial-Friedhof, a Berlin-Friedrichshain.

Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi

A distanza di 26 anni dalla morte dello scrittore tedesco, la lettura della Kleinstadtnovelle in italiano è possibile, con il titolo “Canzone d’amore da un tempo difficile”, grazie alla traduzione di Stefano Jorio per L’Orma Editore, la casa editrice romana fondata nel 2012 da Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi.

I temi affrontati dal libro sono quanto mai attuali, soprattutto in Italia dove le discriminazioni degli omosessuali continuano a fare notizia sui giornali, e dove molti, specialmente tra i giovanissimi, hanno ancora paura di vivere la propria sessualità a causa di una cultura fortemente ancorata ai dogmi del cattolicesimo.

La Kleinstadtnovelle rappresenta la denuncia della prepotente logica del “gruppo”, che tende a svuotare il singolo della propria identità per favorirne l’omologazione secondo quelli che sono ritenuti i canoni di una esistenza “secondo natura”. Il giovane Schernikau non si vergogna di vivere secondo le propria visione della vita e non scende a patti con la rassegnazione di essere considerato diverso perché omosessuale: sceglie di scrivere un testo dove tutti possono leggere, tra le righe, ogni aspetto della sua eclettica personalità fatta di comunismo, film, letteratura, smalti colorati e attrazione sentimentale-sessuale verso individui “maschi” come lui. Questo attraverso un godibile testo che, per la proprietà di linguaggio, si stenta a credere sia stato scritto da un adolescente (per di più tedesco, vista l’ironia dell’autore) che sta lottando contro la paura della vergogna, imposta dagli altri per il solo fatto di voler essere sé stesso.

«non mi lascerò più abbattere da persone che hanno una propria storia esattamente come io ho la mia».

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Schernikau in un’intervista del 1980

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