Paul Klee a Milano © Lorenzo Passoni

Paul Klee a Milano © Lorenzo Passoni

È attualmente in corso, presso il Museo delle Culture di Milano (MUDEC), la mostra “Paul Klee. Alle origini dell’arte”, che espone un centinaio di opere di Klee, tra dipinti e disegni provenienti da musei e collezioni private di tutta Europa, a cura di Raffaella Resch e Michele Dantini, con la collaborazione del Zentrum Paul Klee di Berna (uno spazio progettato dall’architetto italiano Renzo Piano e dedicato interamente all’artista tedesco). L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 3 marzo 2019, grazie alla produzione da parte del comune di Milano e di Cultura 24 – gruppo Sole24ORE, con il patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano.

Il tema del percorso espositivo è il rapporto tra Klee e il suo interesse nei confronti di forme selvagge e primitive, di cui prende coscienza allorquando ha modo di scoprire l’arte paleocristiana a Roma, durante il viaggio compiuto in Italia tra il 1901 e il 1902. Al rientro, Klee cerca il proprio modo di trasfigurare i canoni dell’arte con cui si è precedentemente formato a Monaco di Baviera, attraverso lo studio del primitivismo delle epoche preclassiche dell’arte occidentale (come l’Egitto faraonico), delle epoche sino ad allora considerate “barbariche” o di decadenza, come l’arte tardo-antica, quella paleocristiana e copta, l’Alto Medioevo, ma anche dell’arte africana, oceanica e amerindiana.

 

La creazione vive
come genesi
sotto la superficie visibile
dell’opera.

A ritroso la vedono
tutti gli intellettuali.

Avanti- nel futuro-
solamente gli artisti

 

Vergine sognante © Image archive Zentrum Paul Klee Berna

Vergine sognante © Image archive Zentrum Paul Klee Berna

In questi versi Paul Klee riassume il principio ispiratore della sua arte: osservare il mondo esterno attraverso uno sguardo che penetra la superficie delle cose, mirando all’essenza delle stesse. Paul crede che il vero artista sia tale solo se in grado di rendere visibile ciò che della realtà risulta nascosto alla percezione visiva di tutti: è il pittore che, attraverso la sua opera, dà forma al mondo dell’inconscio e del sogno, trasmettendo ciò che viene dal profondo, come un albero che affonda le sue radici nella terra ma si rende visibile attraverso il tronco e i rami che crescono al di sopra del terreno (con questa metafora Klee ama definire il fine della sua arte, da poeta della tela quale è stato).

Nato a Münchenbuchsee (comune del cantone di Berna) nel 1879, figlio di un musicista tedesco (da cui erediterà la cittadinanza tedesca) e di una soprano svizzera, Ernst Paul Klee cresce come un eclettico artista che riesce a declinare il proprio talento sia nell’arte della pittura che in quella della musica come violoncellista amante soprattutto di Bach, Mozart, Beethoven e Wagner. Tra il 1898 e il 1901 si trasferisce a Monaco di Baviera dove frequenta l’Accademia delle Belle Arti, seguendo il corso di pittura di Franz von Stuck e venendo a contatto con la corrente tedesca dell’Art Nouveau (Jugenstil). È in questo periodo che, dopo essere rientrato dal viaggio in Italia, disegna la “Vergine sognante”, dove la linea di Klee percorre il corpo della donna in maniera grottesca e caricaturale, facendo sentire a chi guarda tutto il peso dello stato d’animo del soggetto ritratto pensieroso, in una posa plastica su di un albero.

Con la lampada a gas © Foto Scala, Firenze – Su concessione del Ministero per i Beni e Attività Culturali

Klee, Paul (1879-1940): Con la lampada a gas © Foto Scala, Firenze – Su concessione del Ministero per i Beni e Attività Culturali

Nel 1912 entra a far parte del movimento artistico creato da Auguste Macke, Franz Marc e Vasilij Kandinskij, Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) con il quale espone a Berlino diverse volte negli anni successivi. A segnare una svolta nella pittura di Klee è il viaggio a Tunisi del 1914, scrive infatti nel suo diario: «questo è il periodo più felice della mia vita. Il colore ed io siamo una cosa sola: sono un pittore». Klee scopre la potenza espressiva del colore e ne fa il suo pennello guida, lavorando molto con gli acquerelli su carta, come nell’opera “Con la lampada a gas.” Rientrato a Berlino, riceve la chiamata alle armi, ma lo scenario della prima guerra mondiale, a cui viene costretto a partecipare, non arresta la sua produzione artistica. Da questo momento in poi, sviluppa quel particolare simbolismo che si ritrova spesso nelle sue opere, fatto di elementi naturalistici che convivono sulla stessa tela con elementi esistenziali. Nel 1919 arriva il successo internazionale, grazie alla mostra a Monaco di Baviera che lo fa conoscere a tutto il mondo, tanto che l’anno seguente l’architetto Walter Groupius gli offre una cattedra presso lo Staatlitches Bauhaus, la famosa scuola di architettura, arte e design fondata a Weimar dallo stesso Groupius.

Con il serpente © FMCV Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro

Con il serpente © FMCV Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

L’ambiente di Weimar è impregnato del metodo razionalistico da cui Klee non si lascia conquistare, rimanendo fedele alla propria concezione del colore e delle forme, come si può intuire in un’opera del periodo, “Con il serpente”, dove usa uno dei simboli esoterici di William Blake, uno dei suoi artisti preferiti. Dopo la chiusura della scuola di Bauhaus, a causa dell’avvento del nazismo, Klee continua ad insegnare presso l’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, costretto poi a dimettersi nel 1933 poiché il regime nazista considera la sua arte “degenerata”. Passa gli ultimi anni della sua vita in Svizzera, dove chiede la cittadinanza (ottenuta solo dopo la morte), e continua a dipingere fino al 1940, quando muore a causa delle complicazioni della sclerodermia, a Muralto, nel canton Ticino.

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Paul Klee – Alle origini dell’arte

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