Lupe Velez © John Kobal Foundation

Si è aperta a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni, la mostra fotografica “Hollywood Icons. Fotografie dalla Fondazione John Kobal, promossa dall’Assessorato alla crescita culturale di Roma Capitale, dall’Associazione Terra Esplêndida di Lisbona e presentata dalla John Kobal Foundation.

Con oltre160 ritratti provenienti dalla collezione personale di John Kobal, l’esposizione svela al pubblico la grande opera dei fotografi di scena che, tra una ripresa e l’altra, dietro le quinte, produssero milioni di immagini che si rivelarono fondamentali per costruire il successo dei divi hollywoodiani tra gli anni ‘20 e gli anni ‘60.

Rita Hayworth © John Kobal Foundation

John Kobal, nato a Linz, in Austria, nel 1940, all’età di 10 anni emigrò in Canada con tutta la famiglia. Da sempre appassionato di cinema fin da bambino, iniziò a collezionare cimeli cinematografici hollywoodiani già da adolescente.

Dopo il liceo si trasferì a Londra, città che sarebbe diventata per sempre la sua patria, dove intraprese la carriera di attore teatrale, continuando, frattanto, a setacciare mercatini e rivendite di libri ed oggetti di antiquariato alla ricerca di tutto ciò che riguardava il cinema americano.

Paul Newman © John Kobal Foundation

Dismessi i panni di scena, prima collaborò con la trasmissione radiofonica della BBC “Movie go round” poi divenne stabile corrispondente americano dell’emittente.

Il periodo dei viaggi di Kobal a Los Angeles e New York coincisero con il fallimento dei principali Studios di Hollywood, e ciò si rivelò molto propizio per il giovane collezionista il quale poté fare incetta di quegli archivi fotografici che gli studi cinematografici gettavano al macero.

Cominciò a scrivere libri riguardanti le sue collezioni, suscitando l’interesse degli editori e diventando uno tra i più autorevoli studiosi di cinema di tutto il mondo.

Audrey Hepburn © John Kobal Foundation

Solo un anno prima della prematura scomparsa, avvenuta nel 1991, Kobal fondò la Fondazione omonima allo scopo di promuovere lo studio della fotografia e il sostegno di mostre e ricerche sull’età classica del cinema di Hollywood.

La collezione di Kobal è stata ereditata, dopo la sua morte, dalla Fondazione che continua ad organizzare mostre in tutto il mondo, i cui proventi contribuiscono alla formazione e al sostegno dei giovani fotografi promettenti.

Gary Cooper © John Kobal Foundation

Mettere in risalto la figura del fotografo è il tema centrale della mostra, presentata in anteprima dai due curatori Simon Crocker e Robert Dance della John Kobal Foundation, venerdì 23 giugno, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Quelle esposte sono tutte fotografie originali d’epoca (salvo gli ingrandimenti realizzati ad hoc per la mostra) e coprono un arco di tempo che va dagli anni ‘20 ai ‘60, percorrendo tutte le fondamentali tappe del glorioso cinema americano, dal Charlie Chaplin dei film muti ai primi film sonori che consacrarono il successo di Marlene Dietrich, Joan Crawford, Clark Gable e Cary Grant, fino  alle pellicole del dopoguerra interpretate dagli affascinanti Marlon Brando, Paul Newman, Marylin Monroe, Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

Alfred Hitchcock © John Kobal Foundation

Crocker e Dance, scorrendo le sezioni organizzate per decennio, hanno illustrato l’evoluzione della ritrattistica fotografica attraverso le foto dei grandi divi del passato collezionate da John Koban nell’arco di tutta la sua vita nell’intento di ricostruire quel periodo in cui ogni studio cinematografico americano disponeva di uno studio fotografico le cui fotografie di scena venivano inviate a tutti gli organi di informazione per promuovere i film e i relativi interpreti.

Ci si ferma agli anni ‘60 perché a partire dagli anni de “La Dolce Vita” di Fellini la curiosità del pubblico si sposta sulla quotidianità dell’attore e il fotografo di scena viene rimpiazzato dal “paparazzo”.

Sono presenti molte foto di Marlene Dietrich, su cui Crocker ha voluto soffermarsi particolarmente per raccontare il primo incontro tra John Koban e l’attrice-cantante tedesca.

Marlene Dietrich © John Kobal Foundation

«La prima lingua di John Kobal era il tedesco perché era nato in Austria. Solo successivamente si trasferì in Canada con la famiglia. Quando, diciassettenne, seppe che la Dietrich avrebbe cantato a Montréal, pensò che lui avrebbe dovuto esserci assolutamente. Non poteva permettersi il biglietto del concerto e comunque era tutto esaurito, ma saltò su un autobus e riuscì a convincere un responsabile dell’ufficio stampa di essere un giornalista, così rimediò un biglietto gratis. Era molto alto e dimostrava un’età maggiore di quella reale. Il concerto fu fantastico, ma lui doveva assolutamente riuscire ad incontrarla. Si recò dietro le quinte e le urlò in tedesco “Marlene, io ti amo!”. C’era molta gente, ma lui così alto e con un cappello da alpino in testa riuscì ad essere scorto da Marlene che gli rispose “Non parlare in tedesco!” perché l’attrice non voleva assolutamente che le si parlasse in tedesco. Tutti intorno gli dicevano “Per carità, non parlarle in tedesco!”. Nonostante ciò, Marlene chiese a John chi fosse, lui rispose di essere un semplice ammiratore e lei lo invitò ad accompagnarla ad una festa, facendolo salire sulla propria limousine per raggiungere il club dove si sarebbe svolta. Parlando con lui, si rese conto di quanto sapesse su di lei e sul cinema in generale, dunque gli chiese “C’è qualcosa che durante il concerto non ho fatto?” e lui rispose “Si, vorrei sentirti cantare in tedesco.” L’attrice lo accontentò. Terminata la festa, Marlene, si preoccupò persino di chiedergli dove sarebbe andato a dormire e John le rispose che avrebbe passeggiato finché non sarebbe riuscito a prendere un autobus per tornare a casa. L’attrice dicendogli “Tua madre non me lo perdonerebbe mai!” lo invitò a dormire nella sua stanza, dato che non ve n’erano altre libere nell’albergo in cui alloggiava, purché avesse rispettato una sola condizione: andarsene prima che lei si fosse svegliata e che fosse tornato per il pranzo. John dormì sul divano della suite della diva, attorniato dai fiori di cui era stata omaggiata, andò via prima che lei si fosse svegliata e tornò per il pranzo».

Anni dopo John Koban avrebbe rincontrato Marlene Dietrich per intervistarla.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 17 settembre, corredata dal relativo catalogo “Hollywood Icons. C’era una volta in America”.

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Hollywood Icons: la mostra prima di Roma è stata in Brasile

 

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