Topographie des Terrors

Dopo Londra, Vienna, Osaka, Città del Capo e Toronto, è la città di Roma ad ospitare la mostra itinerante “Malati psichici e disabili durante il Nazionalsocialismo, realizzata dalla Società Tedesca di Psichiatria (DGPPN) in collaborazione con la Fondazione Memoriale per gli Ebrei assassinati in Europa, e la Fondazione Topografia del Terrore Berlino.

L’esposizione, ideata da Frank Schneider (ex Presidente della DGPPN) e curata da Petra Lutz, è stata inaugurata giovedì 9 marzo presso il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto come Vittoriano, e si avvale del sostegno del Ministero degli Affari Esteri della Germania, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia e dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Il contesto storico della mostra è quello del Nazismo, la cui ideologia politica fu presente in ogni settore della vita statale, e legittimò barbariche misure di igiene genetica e razziale per conseguire lo scopo tipico dei totalitarismi del primo dopoguerra: il benessere economico e sociale della Nazione.

Provvedimenti, come internamenti ed uccisioni di soggetti con disabilità e sterilizzazioni forzate, annullarono completamente la dignità della persona, per considerarne il mero valore economico come forza-lavoro e in funzione della perpetuazione del perfetto patrimonio genetico del Volkskörper, il corpo della nazione germanica.

I 50 pannelli esposti nella sala Zanardelli del Vittoriano costituiscono molto più di una asettica ricostruzione storica degli omicidi e delle sterilizzazioni di massa avvenuti in Germania a partire dal 1934.

Per lo spettatore, già a partire dalla prima sezione, quella de “I Responsabili e i loro complici”, comincia un viaggio di indagine negli animi umani: davanti alle fotografie di medici ginecologi, psichiatri, pediatri, di funzionari amministrativi del Führer, di semplici infermiere e caposala, si è spinti a chiedersi come sia stato possibile che comuni esseri umani abbiano avuto la responsabilità di tali efferate atrocità contro i propri simili.

Valentin Faltlhauser

In una foto come quella di Valentin Faltlhauser, dirigente medico dell’istituto di Kaufbeuren, si può osservare la contraddizione tra la normalità dell’uomo, ritratto sorridente con in braccio la nipotina, e la disumanità dell’essere stato il colpevole di molte morti, tra le altre, anche di numerosi bambini.

È la sezione “I perseguitati” a toccare profondamente la sensibilità di chi guarda: le foto dei pazienti mostrano i volti sofferenti per la malattia e per le condizioni coercitive a cui furono sottoposti, gli sguardi senza speranza, come quello di Enrst Lossa, un ragazzino internato ed ucciso a soli 15 anni.

È quando si arriva ai pannelli “Le politiche di igiene razziale” e “Omicidi” che si entra nel vivo della follia legittimata dall’ideologia nazista, follia che trova riscontro nella “T4”, l’operazione, con sede a Tiergartenstrasse 4, a Berlino, che prevedeva che tutti i malati psichici e i disabili fossero schedati presso gli uffici sanitari pubblici, periziati e, a seconda dei casi, internati o sottoposti a sterilizzazione forzata (ve ne avevamo parlato qui).

© Archivio della Fondazione Liebenau

A partire dal mese di gennaio del 1940, tutti i disabili e coloro che erano stati schedati come malati psichici vennero uccisi.

La T4 venne classificata come “affare segreto del Reich” e coinvolse il Ministero dell’Interno, della Giustizia e le amministrazioni regionali.

L’operazione della morte consistette in due fasi: tra il 1940 e il 1941, oltre 70mila persone vennero uccise nelle camere a gas; dal 1942 molte morirono per stato di abbandono, inedia ed avvelenamento. Tra questi almeno 5mila bambini persero la vita.

L’affare “segreto” divenne presto noto a chi viveva vicino ai centri di uccisione, per via dei riconoscibili autobus con cui le vittime venivano trasferite dagli istituti di assistenza sanitaria ai luoghi di ubicazione delle camere a gas, il cui fumo proveniente dai camini difficilmente poteva non essere notato.

Magdalene © famiglia Maier-Leibnitz

Le storie dei pazienti uccisi sono rese note anche attraverso le lettere indirizzate ai familiari, come quelle di Magdalene Maier-Liebnitz, dichiarata schizofrenica, ricoverata dalla famiglia nel 1938 in una clinica privata, poi trasferita in un centro della morte, a fine aprile del 1941. Nella lettera di condoglianze indirizzata dalla dirigenza dell’istituito ai genitori, dopo pochi giorni dal trasferimento, si dichiara la morte della ragazza per emorragia polmonare da tubercolosi. Magdalene era stata uccisa.

La mostra è stata portata in Italia dal Network Europeo per la psichiatria psicodinamica (Netforpp Europa) in collaborazione con il Polo Museale del Lazio, l’Agenzia per la vita indipendente (AVI) e la Società italiana di Psichiatria (SIP).

Per chiudere il percorso espositivo, il comitato scientifico della SIP ha ideato la sezione aggiuntiva “Malati, manicomi e psichiatri in Italia: dal ventennio fascista alla seconda guerra mondiale”, ovvero una panoramica sulle prime teorie dell’Eugenetica, sulla situazione dei manicomi italiani dopo il primo dopoguerra (in cui persero la vita ben 30mila persone), sulle leggi razziali fasciste del 1938 e sul concetto allargato di “pericolosità sociale”, introdotto dal Codice Rocco (il codice penale fascista, promulgato nel 1930), la cui applicazione vide l’internamento non solo di disabili e delinquenti professionali, ma anche di molti dissidenti ed oppositori politici.

L’uccisione dei bambini © Ospedale psichiatrico di Alsterdorf

Se da una parte il contesto storico, sociale e politico attuale, con l’emigrazione di massa, la diffusione dei populismi attraverso la strumentalizzazione della “paura del diverso” e la presenza di un leader carismatico come veicolo di consensi, sembra ricordare che la Storia potrebbe essere ciclica, dall’altra non bisogna dimenticare che la tutela e il valore della dignità umana vengono riconosciute costituzionalmente sia nella Costituzione Italiana del 1948, che nel Grundgesetz (legge fondamentale) tedesco del 1949, divenendo pilastri fondamentali di tutto l’ordinamento giuridico.

L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 14 maggio 2017, corredata da una serie di giornate a tema che si svolgeranno nella sala conferenze del Vittoriano.

È inoltre visitabile la mostra permanente “In Memoriam: Aktion T4” presso il Museo Laboratorio della Mente (ex manicomio Santa Maria della Pietà, Roma).

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Aktion T4