È stata inaugurata il 4 marzo, a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni, la mostra “Gli Eroi” del pittore tedesco Georg Baselitz, uno tra i più grandi esponenti della storia dell’arte contemporanea.

L’esposizione, ideata dallo Städel Museum di Francoforte, in collaborazione con il Palazzo delle Esposizioni, il Moderna Museet di Stoccolma e il Museo Guggenheim di Bilbao, riunisce numerosi dipinti, disegni e xilografie della serie “Eroi e Nuovi tipi” realizzata da Baselitz tra il 1965 e il 1966, considerata il manifesto della pittura dell’artista tedesco.

Il grande pregio della mostra è anche quello di ricostruire monograficamente la carriera dell’autore, attraverso la puntuale descrizione della biografia, arricchita con le dichiarazioni personali, i primi manifesti, i disegni, i dipinti e le fotografie d’epoca, incorporando anche le immense tele degli Eroi e Nuovi tipi datati 2007 e 2008.

Il progetto è stato reso possibile dalla piena disponibilità dello stesso Baselitz e dalla collaborazione dei collezionisti privati e pubblici di tutto il mondo che hanno accettato di privarsi temporaneamente delle opere in loro possesso.

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La sua storia artistica

Georg Baselitz nel suo studio ad Ammersee © Martin Müller

Hans-Georg Rem, nato a Deutschbaselitz nel 1938, si iscrive nel 1956 all’Accademia di Belle Arti di Berlino Est, ma viene espulso al termine del secondo semestre perché, attraverso i suoi dipinti, viene giudicato immaturo socio-politicamente.

Iscrittosi all’Accademia di Berlino Ovest, stringe amicizia con uno studente, proveniente dall’Est come lui, il pittore Eugen Schönebeck.

Non avrei voluto lasciare l’Est. Credevo che la società socialista fosse giusta. Impiegai molto tempo ad ambientarmi a Berlino Ovest, poiché conducevo una vita da recluso, ma leggevo veramente molto”.

È in questo periodo che incontra la futura moglie, Elke Kretzschmar, e legge i classici di Joyce, Kafka, Musil e i romanzi russi degli anni ‘20-’30, con il sottofondo musicale di Charlie Parker.

Dopo aver viaggiato molto, prima ad Amsterdam, poi, per ben due volte a Parigi, nel novembre del 1961 (l’anno della costruzione del Muro di Berlino e in cui decide di usare lo pseudonimo “Baselitz” per onorare il paese natìo) espone in una casa abbandonata di Berlino “Il primo manifesto pandemonico” creato insieme all’amico di studi Schönebeck, a cui ne seguirà un secondo nel 1962.

La sua prima vera mostra personale viene esposta nel 1963 nella galleria “Werner&Katz” di Berlino, ma viene chiusa dalla polizia dopo la denuncia da parte dei maggiori quotidiani a causa delle scandalose le figure de “La grande notte in bianco” e “L’uomo nudo”, dipinte, in modo grottesco e sensuale, con materia pittorica somigliante a viscere e mucose.

Nel 1965 vince una borsa di studio presso Villa Romana a Firenze, dove trascorre 6 mesi, dipingendo senza sosta, collezionando stampe manieriste e lasciandosi influenzare dal manierismo italiano che si ritroverà da lì in poi in tutte le sue opere.

Tornato a Berlino, dà inizio alla serie degli “Eroi e dei Nuovi tipi” che lo impegnerà, con un cospicuo numero di tele, per un anno circa.

A partire dal 1969 in poi, Baselitz si dedica ai paesaggi, ai dipinti di ritratti ed autoritratti utilizzando soprattutto le mani, ispirandosi principalmente al suo paese natale.

Apre uno studio a Firenze nel 1976 e comincia una fase di dipinti sempre più astratti e di stampe in linoleum dalle grandi dimensioni.

Nel 1980 viene invitato a partecipare alla Biennale di Venezia, dove esibisce la sua prima scultura nel padiglione tedesco ed è a partire da questo evento che l’artista acquisisce fama internazionale.

Nel 1987 viene insignito in Francia dell’onorificenza di “Chevalier de l’ordre des arts et des lettres” e compera una casa-studio ad Imperia, dove ancora oggi risiede.

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La mostra

MKM Museum Collezione Ströher
© Georg Baselitz 2017

La mostra pone l’attenzione soprattutto sulla serie “Eroi e Nuovi tipi” del 1965-66, perché rappresenta la chiave di lettura di tutta l’arte dell’espressionista tedesco.

Lo spettatore si trova di fronte a tele di grandi dimensioni dove sono dipinte, sempre in posizione centrale, le figure robuste di militari, pastori, ribelli, pittori, operai, drammatizzati da contorni ben definiti, pennellate grossolane dal tratto incerto, ma impetuoso, e colori intensi.

Gli “Eroi” di Baselitz non hanno nulla in comune con la retorica immagine possente, perfetta, vincente dell’eroe tradizionale: sono delle figure dalle proporzioni disarmoniche, con il corpo molto grande rispetto alla testa minuscola, che disorientano chi guarda e, al tempo stesso, lo inteneriscono perché prende coscienza di avere davanti la figura dell’eroe fallito, fragile, disegnato in catene o con trappole, sanguinante, mutilato, con l’uniforme o la tenuta da lavoro logora, in un contesto fatto di bandiere a brandelli, di macerie, di alberi spogli, di arida rassegnazione.

In un periodo come quello degli anni ‘60, in cui la pittura occidentale sposava i canoni dell’astrattismo, l’anticonformista Baselitz inventa un nuovo tipo di pittura con il preciso intento di tratteggiare la distruzione derivata dalla seconda guerra mondiale nell’espressionismo delle figure dal tipico pathos manierista, solo molto più esasperato.

Il nuovo tipo Collezione Froehlich
© Georg Baselitz 2017

L’artista in questa serie di dipinti ripercorre cruentemente la propria biografia e quella della propria patria, in maniera anacronistica considerando che la seconda guerra mondiale è ormai terminata da vent’anni, rispetto alla datazione dei dipinti.

Lo scopo del pittore è rompere con l’ordine apparente del contesto storico in cui vive, dove il popolo tedesco comincia a vivere una prima ripresa economica, senza guardare indietro, alle colpe del “Terzo Reich” e gli accadimenti dolorosi della seconda guerra mondiale.

L’emblema di tutta la serie è il dipinto “Il pittore bloccato” dove il pittore viene ritratto amputato, con il pennello rivolto verso la propria persona, come se fosse lui l’oggetto del dipinto stesso.

Dietro al pittore ci sono un albero spoglio e una costruzione che giace a terra e che rappresenta il muro di Berlino. Quel pittore raffigurato è lo stesso Baselitz, bloccato dalla distruzione della Sassonia e della Germania in generale, che non può essere dimenticata nonostante l’ordine apparente di una Nazione che pensa al futuro e ha paura di guardare al passato.

Se fossi nato in un altro modo, in un altro luogo, di certo avrei potuto realizzare quadri più felici. Oggi non esistono gli ideali. Sono stato messo al mondo in un ordine distrutto, in un paesaggio distrutto, in un popolo distrutto.”.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 18 giugno, corredata dal catalogo di descrizione biografica ed iconografica, redatto in italiano, tedesco ed inglese.

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Georg Baselitz a Roma