© il Deutsch-Italia

Sabato 11 novembre al Gasteig di Monaco di Baviera è andata in scena “Dentro Oceano, Mare Dentro”, una trasposizione teatrale del famoso libro di Alessandro Baricco “Oceano mare”, a cura del regista italiano Marco Pejrolo e dell’attrice protagonista Sabrina Biagioli con musiche originali di Andrea Pejrolo. Come nel libro anche sul palcoscenico – del tutto particolare in quest’occasione, collocato esattamente al centro della scena col pubblico a “fluttuare” attorno come un’onda lenta – il protagonista è il mare. Salvifico, terrificante, avvincente, affascinante, distruttivo. Un mondo come tutti gli altri che offre però ad una serie di personaggi surreali la possibilità di denudarsi davanti a se stessi, di specchiarsi proprio in quel mare che indica la via per l’oceano interiore. Grazie ad un’atmosfera ancestrale, antica e salina il pubblico è trascinato all’interno delle onde e viaggia assieme alla protagonista in un mare di personaggi che nelle loro particolarità rappresentano l’umano alla ricerca eterna di un senso, alla ricerca di una continua ragione di esistere e di risposte ai propri immensi oceani.

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L’attrice Sabrina Biagioli interpreta a seconda dei momenti tutti i personaggi che si incontrano nel romanzo, cambiando voce, mimica, espressioni, sensazioni trasmesse. Si ha a che fare con Elisewin, malata di ipersensibilità e costretta a sfuggire al sole, a calarsi in quelle tenebre dove conoscerà ogni genere di paura, la paura come motore di vita, come energia che consuma corpo e anima. Si conosce la strana teoria dei limiti dello scienziato Bartleboom, desideroso di dimostrare come si possa studiare l’inizio di ogni cosa, qualunque essa sia. Il pittore Plasson, completamente immerso nella sua personale ricerca degli occhi del mare, occhi che indicano la possibilità di guardare l’interno dall’esterno e viceversa. Ognuno tenta di capire se possa esserci un limite al proprio oceano. Se la paura, il dubbio, il dolore possano risolversi in un senso compiuto della vita o ne siano una parte inesorabile ed inevitabile. Al netto delle difficoltà di rappresentare a teatro un’opera così particolare, alcuni frangenti sono risultati spesso troppo letterari, senza quel carattere dinamico tipico di una dimensione come quella del palcoscenico che offre la visione, l’ascolto nel senso vero della parola, di corpi, voci, sentimenti. Non può esser facile gestire il linguaggio e l’intellettualismo di Baricco, ma la trasposizione non tenta di estraniarsi da ciò. Anzi, ne rimarca l’aspetto sopraffino e filosofico.

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Nell’occasione, abbiamo avuto il piacere di incontrare il regista nonché fotografo professionista Marco Pejrolo, a cui abbiamo fatto alcune domande.

Le chiediamo subito qual è l’elemento, il tema di “Oceano mare” che più di ogni altro ha voluto trasportare sulla scena e se dopo stasera si ritiene soddisfatto del suo lavoro.

«L’idea è nata dall’incontro con Sabrina Biagioli, l’attrice protagonista, che mi ha raccontato della sua voglia di trasmettere al pubblico le stesse sensazioni di straniamento e ondeggiamento che ha provato lei durante la lettura del libro di Baricco. Da lì deriva anche l’esigenza di una scenografia diversa dal normale, che decentrasse il pubblico e accentrasse la scena».

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Non è la prima volta che lei propone spettacoli teatrali qui in Germania, in particolare a Monaco. Generalmente che risposta ottiene dal pubblico?

«La risposta è sempre di grande partecipazione. Qui in Germania la comunità italiana ha bisogno di sentire la propria casa, la propria Heimat, una parola che non esiste in italiano ma che ben racchiude il sentimento. Dunque se non si ha la possibilità di essere a casa la parola e la lingua diventano casa».

Da fotografo professionista quale lei è, se dovesse scegliere ora due soggetti per rappresentare in una foto Italia e Germania, quali sarebbero?

«L’Italia avrebbe le fattezze di una donna anziana che è stata madre. Sarebbe un’anziana con dolcezza e malinconia nello sguardo, perché questo è quello che il nostro Paese ha sottotraccia. Un paese di orfani senza padri, un Paese senza direzioni. La Germania invece sarebbe un paio di mani di un uomo anziano. Un uomo che ha sofferto, ha pagato e che per questo ha grande memoria. Ciò nonostante non smette mai di vivere. Per me in questo momento la Germania può diventare un simbolo di grande democrazia nel mondo».

 

Prossima data dello spettacolo il 10 dicembre 

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