Faz“Cattivi crediti senza fine. Cosa bisogna fare con le banche italiane?” titola la FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung), il più autorevole giornale tedesco. E la cosa, purtroppo per noi, ha un serio fondo di verità. Sono infatti ben 360 i miliardi di euro in titoli tossici che hanno in pancia le banche del Belpaese, quattro volte superiore rispetto alla quantità che avevano durante la crisi del 2008. La Brexit ha maggiormente messo sotto i riflettori il problema. “C’è una epidemia, e l’Italia è il paziente più malato”, ha detto Pierpaolo Baretta, sottosegretario del Ministero dell’Economia. Ed il Premier Renzi, in occasione del recente vertice tenutosi a Berlino con il Presidente Hollande e la Cancelliera Merkel, ha provato a chiedere una deroga alle regole stabilite dalla Commissione Europea, e fortemente appoggiate da Berlino, per ricapitalizzare le banche e porre fine alla crisi dei cattivi prestiti, iniettando 40miliardi di euro ai prestatori. Il Governo sostiene che senza tale ricapitalizzazione i problemi bancari dell’Italia potrebbero esplodere in una crisi più ampia in tutta Europa.

Foto © Emilio Esbardo*

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Ha risposto di no la Signora della Germania, sostenendo che non si possono cambiare le regole ogni due anni. È stata fonte di polemiche recenti la vicenda di quattro banche (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti) che hanno visto il tracollo finanziario di oltre 100mila piccoli investitori (vicenda che ha visto coinvolta indirettamente la Ministra per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi). Il Governo dal canto suo ha sempre affermato che il sistema bancario italiano è solidissimo, anche se questa ultima mossa del Premier Renzi non indicherebbe affatto una conferma a questo stato di cose, anzi, tutt’altro.

In particolare è ora sotto l’occhio degli analisti finanziari il Monte dei Paschi di Siena, banca che è in liquidazione e che nessuno vuole rilevare. Si grida da più parti circa la necessità di far ricorso al bail-out anziché al bail-in (in pratica al salvataggio dall’esterno, con fondi pubblici, anziché dall’interno con i soldi di azionisti, obbligazionisti e correntisti), perché quest’ultima ipotesi vedrebbe quasi certamente l’assalto agli sportelli bancari dei piccoli azionisti, terrorizzati di far la fine di quelli delle quattro banche di cui sopra.

euro-447214_1280_ridimensionareIl fondo di salvezza interbancario, che serve proprio in casi come questi e che dovrebbe teoricamente coprire una cifra oscillante fra i 2 e i 4 miliardi di euro, ne copre in realtà poco più di 300milioni, secondo quanto affermato recentemente dal suo Presidente Salvatore Maccarone. Dunque sarebbe un disastro se il Governo non potesse intervenire. La FAZ da questo punto di vista ha indubbiamente ragione a titolare come ha fatto. O quasi.

Già, perché c’è tutto un sottinteso che il giornale di Francoforte non dice, ossia che dalla crisi del 2008 la Germania ha sorretto le proprie banche con la bellezza di 197miliardi di denaro pubblico, tra aumenti di capitale e titoli tossici rilevati dallo Stato federale o dai vari Länder. Una cifra che (sono dati della Commissione Europea) vale oltre il 7 per cento del Pil tedesco. Ci sono state poi garanzie statali e le linee di liquidità offerte che fanno schizzare la cifra a 465miliardi di euro, il 17 per cento della ricchezza annua prodotta.

save-661445_1280La Germania di Frau Merkel ha ad esempio avuto da parte della UE, con una sentenza dello scorso novembre, il permesso di salvare la Hsh Nordbank. L’istituto, controllato dal Land dello Schleswig-Holstein e dal Comune di Amburgo, ha avuto infatti l’ennesimo “aiutino pubblico” sotto forma di 3 miliardi di nuove garanzie statali.

La HSH Nordbank, quinta banca regionale tedesca nonché società per azioni costituita nel 2003, in seguito alla fusione tra la Hamburgische Landesbank e la Landesbank Schleswig-Holstein, in passato era stata colpita dalla crisi dei “subprime” che ebbe origine nel 2007 e che si accentuò nel settembre 2008, in seguito al fallimento della banca Lehman Brothers, ed aveva già usufruito di una serie di misure di salvataggio.

Ma non è la sola. Tra la moltitudine frammentata delle centinaia di piccole, piccolissime Sparkasse, le casse di risparmio municipali, e le grandi Landesbank, oltre un terzo del sistema del credito della più grande economia dell’Eurozona è di fatto in mano pubblica. E per buona parte è sottratto alla vigilanza di Francoforte.

money-1098032_1280_ridimensionareLa competenza della vigilanza sulle Sparkasse è infatti in mano alla Bafin (Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht), la Consob tedesca, ed è sottratta completamente allo sguardo meno compiacente della Bce. Non c’è di fatto un obbligo di contabilizzazione ufficiale dei crediti dubbi. Stando ad alcune stime le Sparkasse erogano prestiti per circa 1.700miliardi di euro, quanto di fatto l’intero sistema bancario italiano. Se solo avessero in pancia il livello medio di sofferenze dell’intero sistema bancario tedesco saremmo a circa 85miliardi di euro di crediti “malati”. Ma gli osservatori internazionali, dall’Fmi (che chiede trasparenza nella contabilità delle banche municipali di Berlino) ad altri, temono che siano molti di più. Il fatto che non siano sottoposti alla vigilanza bancaria europea permette classificazione dei prestiti malati a maglie assai larghe.

Poi ci sono i due colossi bancari tedeschi: da un lato la Deutsche Bank, che ha accusato fortissime perdite lo scorso anno e che ha tuttora in pancia titoli illiquidi valutati dalla stessa banca in 31miliardi, poco meno della metà dell’intero capitale. Dall’altro la Commerzbank che, a partire dal 2008, ha avuto bisogno di due salvataggi con soldi pubblici per circa 18miliardi e ha visto l’ingresso salvifico nel capitale del Governo tedesco.

Dunque le regole non vanno cambiate ogni due anni, come ha detto la Cancelliera. Ma deve valere per tutti.

L’incontro dello scorso 27 giugno a Berlino

La foto della Cancelliera e del Premier Renzi è di Emilio  Esbardo, giornalista e scrittore
(qui il suo ultimo libro in italiano e tedesco)

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