Il piede è una parte fondamentale e complessa del nostro corpo. L’equilibrio, l’assetto posturale e la deambulazione sono possibili grazie alla struttura e alla funzionalità del piede. Da esso dipende quindi il benessere dell’intero organismo in ogni momento della vita. Il bambino che inizia a muovere i primi passi, l’adolescente che pratica attività sportiva, l’adulto che deve mantenere la propria integrità fisica ed efficienza lavorativa, l’anziano che vuole assicurarsi la migliore autonomia di movimento: tutti necessitano di piedi in buona salute. Come per ogni altro organo, la salute del piede va salvaguardata in quanto da esso possono avere origine disturbi e patologie che si riflettono anche su altre parti del corpo.

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Il piede piatto nell’età evolutiva

Il piede piatto è una patologia molto comune nella società occidentale, ed è determinata dalla caduta della volta plantare e dal valgismo del calcagno. Al momento della nascita tale situazione è del tutto normale e rientra nel normale sviluppo del piede e dell’arco plantare che si completerà spontaneamente verso i 4 anni di età. In questi primi anni è da evitare la deambulazione del bambino a piedi scalzi. Esistono tuttavia dei casi che necessitano di interventi correttivi. Uno di questi è la ginnastica plantare che si può praticare nei primi anni in maniera sistematica (tutti i giorni). Per avere un supporto diagnostico e terapeutico per il bambino occorrerà rivolgersi ad un podologo qualificato.

Il piede dello sportivo

Il piede è una delle parti anatomiche maggiormente sollecitate durante le attività sportive. L’uso intensivo può esporli a frequenti traumi e per questo hanno bisogno di particolare attenzione. Ogni attività sportiva ha le sue specificità, e i movimenti sollecitano in maniera diversa le strutture muscolo-tendinee e ossee del nostro corpo. Ogni attività sportiva ha le sue caratteristiche; alcuni sport implicano scatti, arresti bruschi e veloci cambi di direzione mentre in altri l’atleta deve percorrere decine di chilometri, ma in ogni caso i piedi finiscono per essere tra le parti del corpo maggiormente utilizzate.

Negli sportivi che svolgono attività caratterizzate da azioni ripetitive, come ad esempio nel ciclismo, si possono verificare infiammazioni tendinee e fasciti plantari spesso causate da posture scorrette. Chi pratica la corsa, a causa delle scarpe con contrafforte troppo rigido, andare incontro a patologie come morbo di Haglund. In alcuni sport quali il calcio, il basket o il rugby, dove gli atleti effettuano ripetutamente salti e atterraggi, i piedi sono sottoposti a stress, in particolare la pianta del piede: un appoggio scorretto può portare a sviluppare disturbi come il neuroma di Morton o patologie infiammatorie acute come la metatarsalgia. Risulta determinante la scelta della calzature in grado di attutire l’impatto sul terreno, come ad esempio quelle dotate di particolari cuscinetti sul calcagno, utili ad assorbire l’impatto con il suolo, e un a struttura flessibile capace di assecondare il movimento del piede ed evitare la formazione di escoriazioni o vesciche.

C’è poi la danza che richiede un discorso a parte. Il piedi delle danzatrici sono sollecitati in particolare nella punta e per questo esposti a patologie a carico dell’alluce. I piedi degli atleti sono anche soggetti a patologie a carico dell’unghia (onicomicosi, onicocriptosi, ematomi sub-ungueali) che possono essere conseguenza dell’utilizzo di calzature inadatte o di scarsa igiene degli ambienti. Alla ripresa dell’attività sportiva dopo un lungo periodo di inattività è consigliabile sottoporsi ad una visita podologica al fine di escludere la presenza di situazioni patologiche che possano compromettere la salute del piede. Lo stesso dovrebbe valere per chi, pur praticando sport abitualmente, avverte fastidi o dolori localizzati alla pianta, al dorso o alle dita del piede, che con il tempo potrebbero acuirsi fino a compromettere il movimento e la stessa deambulazione.

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Il diabete, una malattia invisibile e insidiosa

Il diabete è una malattia metabolica cronica che in Italia colpisce circa 3 milioni di persone (metà delle quali non sa di esserne affetta) e rappresenta, a livello mondiale, la quarta causa di morte.
Questa malattia e è caratterizzata da un eccesso di zucchero nel sangue (iperglicemia) che può essere dovuto a difetti di produzione dell’ormone insulina da parte del pancreas, a difetti di assorbimento da parte di tessuti oppure alla concomitanza di entrambi i fattori. I pazienti diabetici sono esposti ad una serie di complicanze, acute e croniche, che colpiscono i diversi organi del corpo umano: occhi, reni, cuore e sistema circolatorio. Si stima che nei pazienti diabetici il rischio di insufficienza cardiaca e di infarto cardiaco sia maggiore da 2 a 4 volte. Inoltre, il diabete rappresenta la causa principale di insufficienza renale e di cecità nella popolazione anziana al di sotto dei 75 anni. La malattia si manifesta con minzioni frequenti, sete e fame continua, frequenti formicolii a mani e piedi, calo della vista, ferite di difficile guarigione e tendenza alle infezioni.
Coloro che manifestano questi sintomi e non si sottopongono regolarmente ad esami ematici, dovrebbero rivolgersi al proprio medico quanto prima.

Dal punto di vista podologico si stima che circa il 15 per cento dei pazienti diabetici possa sviluppare ulcerazioni ai piedi, che nei casi più gravi esitano nell’amputazione (parziale o totale) dell’arto inferiore, con grave disabilità per l’individuo. I costi sociali ed economici del diabete sono elevatissimi. Essi ammontano, tra costi diretti e indiretti (assenze dal lavoro per malattia, prepensionamenti, invalidità), a 10 mila miliardi di euro ogni anno, pari a circa il 6-7 per cento della spesa sanitaria nazionale.

Il piede dell’anziano

L’allungamento della vita nei paesi occidentali, suffragata da molti dati, come quelli elaborati dall’ONU, indicano un aumento della popolazione ultrasessantenne (circa il 30 per cento della popolazione, e il 25 per cento della popolazione nei Paesi UE). Dati che fotografano un fenomeno ed esprimono la necessità di affrontare la situazione con politiche sanitarie lungimiranti. E proprio nell’ambito della gestione preventiva e terapeutica del soggetto anziano, viene sempre più rivolta l’attenzione alle problematiche podaliche e all’intervento podologico. È ormai universalmente riconosciuta la cosiddetta Sindrome del Piede dell’Anziano o FAS (Foot Aging Sindrome) con la quale si intende l’insieme di segni e dei sintomi a carico della cute e degli annessi ungueali del piede, soprattutto nelle persone ultrasessantenni. Per il podologo, riuscire a controllare i disordini podalici caratterizzanti la sindrome del piede dell’anziano significa non solo ridurre sensibilmente il rischio di caduta e l’incidenza di fratture, ma più in generale migliorare la qualità della vita dell’anziano. Tali disordini infatti, essendo per lo più associati al dolore, compromettono l’autosufficienza motoria fino a limitarne l’orizzonte relazionale, con gravi ripercussioni individuali e familiari. Un anziano che ha paura di stare in piedi e di camminare rinuncia a svolgere attività complesse come fare il bagno o la doccia, tagliarsi le unghie dei piedi, sbrigare le faccende domestiche, salire le scale, uscire di casa, fino a rinunciare alle più semplici abilità di base, come curare la propria igiene personale (lavarsi mani e viso, pettinarsi, vestirsi e spogliarsi, usare il bagno, il letto). E ancora le statistiche ci vengono in soccorso per una valutazione attenta della situazione: le cadute traumatiche e atraumatiche costituirebbero la sesta causa di morte per gli ultra 65enni.

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Il benessere del piede: l’importanza del massaggio

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