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Il problema dei rifiuti riempie le cronache dei giornali italiani, in particolar modo quello legato alla complicata situazione della Capitale dove da anni ha rappresentato il campo di battaglia di diverse amministrazioni, di sinistra come di destra, dove dar prova di familismi e irregolarità, il tutto all’insegna del nascondi il problema e “tira a campa’”. Per anni infatti si fece finta di nulla riguardo la discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa e di proprietà del tanto discusso Manlio Cerroni, che ha sverzato nel corso del tempo nel terreno liquami di ogni genere, contaminando una vastissima area. Il sindaco Marino (PD) la chiuse nel 2014, ma da allora non sono state trovate soluzioni alternative, se non quella di mandare i rifiuti in altre discariche o impianti di smaltimento, perfino all’estero. Con la nuova giunta Raggi (M5S) la situazione non è di certo migliorata, ma c’è da dire che il piano rifiuti di Roma (amministrazione M5S per l’appunto) è in mano alla Regione Lazio (PD), che però non lo presenta da tre anni. In pratica la Regione può costruire nuovi impianti, ma non lo fa, mentre il Comune può solo gestire quelli esistenti, insufficienti. Intanto negli impianti di stoccaggio stracolmi (con spazzatura che vi stagna anche per mesi) non di rado “scoppiano” incendi sui quali indaga la magistratura (in Italia “Il Sole 24 Ore” ha calcolato che di questi incendi a impianti o macchinari di lavorazione dei rifiuti, dal 2014 ad oggi, ce ne sono stati ben 343). La situazione è indubbiamente difficile e non si capisce bene perché ci sia un rifiuto circa la costruzione di termovalorizzatori di nuova generazione che permetterebbero di avere emissioni di agenti inquinanti praticamente nulli o quasi.

 

Gli impianti

© il Deutsch-Italia

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Come che sia la raccolta differenziata da noi stenta a decollare, nonostante i buoni propositi e le dichiarazioni di politici ed amministratori locali. Oggi in Italia si differenzia solo il 52 per cento (in quota parte differente) della spazzatura, suddivisa fra carta, plastica, vetro, metalli, legno e materiale organico, tutto il resto è classificato come “indifferenziata”. Di questa ultima il 40 per cento viene usata in inceneritori per la produzione di energia, il resto finisce in discarica (cosa proibita da parte della UE). I rifiuti si accumulano in impianti di stoccaggio, perché come si diceva non si costruiscono termovalorizzatori (che vanno distinti dagli inceneritori). Gli unici impianti che si fanno sono quelli di compostaggio per produrre ammendante agricolo con i rifiuti organici, cioè i fondi del caffè, l’erba tosata del giardino e gli avanzi della cucina. Il che ha anche un costo economico, oltre che sociale. Per fare un esempio, l’accumulo d’immondizia del napoletano degli ultimi 6 anni costa allo Stato italiano ben 120mila euro di multa al giorno, comminata dall’Unione Europea. In Sicilia, a San Filippo del Mela (Messina), non si farà un inceneritore perché secondo i Beni culturali deturperebbe il paesaggio. Peraltro la costruzione sarebbe dovuta avvenire al posto di una già esistente vecchia centrale termoelettrica e a non molta distanza (8 km) da una raffineria di petrolio a Milazzo (quella per niente deturpante). Insomma tutti esempi non proprio edificanti.

In generale i rifiuti sono classificati in rifiuti urbani (la spazzatura delle famiglie) e in speciali (la spazzatura delle attività economiche). Quelli urbani devono essere smaltiti nella regione in cui sono stati prodotti. I rifiuti speciali possono essere smaltiti anche in altre regioni. Poi c’è la categoria dei rifiuti pericolosi (esempio quelli di alcuni tipi di fabbriche o quelli ospedalieri) che richiedono un trattamento a parte. A tal proposito c’è da dire che fiore all’occhiello del Belpaese in materia di differenziazione dei rifiuti è Milano dove, grazie ad impianti di termovalorizzazione come quello di Silla-Figino, non c’è bisogno di discariche.

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Italia – Germania: la situazione

© il Deutsch-Italia

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In Italia gli inceneritori sono 41, per lo più piccoli e di vecchia generazione e certamente non sono sufficienti a smaltire tutto l’accumulo d’immondizia. Pertanto si arriva anche a spedirla all’estero, Austria e Germania in testa. La Repubblica federale accoglie non solo i nostri, ma anche quelli provenienti dalla Gran Bretagna, dove un’eco tassa di circa 120 sterline a tonnellata di rifiuti che vanno in discarica ha reso perfino più conveniente spedirli Oltremanica. Secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in Germania nel 2016 (ultimo dato disponibile) venivano smaltiti in discarica 9 chili di rifiuti urbani per abitante, contro i 123 dell’Italia. Secondo l’Ufficio federale di statistica (Destatis) lo scorso anno ogni cittadino tedesco ha prodotto 462 chilogrammi di spazzatura, per un totale di 38milioni di tonnellate. Sempre secondo il medesimo Ufficio il riciclo raggiunge circa il 67 per cento del totale, anche se in base a quanto riportato dalla Società tedesca per la gestione dei rifiuti (DGAW) in realtà tale quota si aggirerebbe sul 40 per cento, mentre il resto verrebbe bruciato. Il tutto dipende dalla tipologia del rifiuto e da come viene separato da chi lo produce (sia esso un comune cittadino che un’azienda). Gli errori di smaltimento possono arrivare fino ad un 60 per cento dei casi. La suddivisione dei rifiuti dipende da Land a Land (Berlino ad esempio ne ha 6 diverse tipologie) e la sbagliata suddivisione degli stessi ne può compromettere totalmente l’efficacia secondo Matthias Fabian, dell’Agenzia federale per l’ambiente (UBA).

Base Mario Zucchelli Antartide © CC BY-SA 4.0 Flickr Paride Legovini

Base Mario Zucchelli Antartide © CC BY-SA 4.0 Flickr Paride Legovini

Come che sia, il fatto che più colpisce è che solo una parte infima dei rifiuti tedeschi finiscono in discarica, mentre da noi questa quantità è ancora prossima al 30 per cento (sempre dati ISPRA su dati Eurostat). Sarebbe forse ora di iniziare a pensare al fatto che i rifiuti non possono continuare ad invadere le nostre strade cittadine o le nostre campagne, con i relativi danni per l’ambiente, e che mandarli all’estero non è la soluzione al problema. In Antartide, dove la legislazione internazionale in merito è severissima, non si possono, ovviamente, lasciare rifiuti in giro e la loro distruzione non deve comportare danni all’eco-sistema. La stazione Mario Zucchelli, dove le nostre spedizioni scientifiche lavorano regolarmente, ha un piccolo termovalorizzatore dove vengono bruciati tutti i rifiuti prodotti. Risultato? Questi ultimi vengono distrutti (a oltre 1.200 gradi centigradi) con sola emissione di vapore acqueo. E con il calore prodotto ci si riscalda tutta la base.

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Un metodo per il riciclo della plastica in Germania

© Youtube FAZ

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