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La biblioteca della Humboldt © il Deutsch-Italia

La biblioteca della Humboldt © il Deutsch-Italia

Nell’immaginario collettivo Berlino, la Capitale del Paese più ricco d’Europa, viene considerata ancora oggi come il polo più anticonformista del Vecchio Continente. Sarà forse per questo che la metropoli sulla Sprea attira ogni anno decine di migliaia di ragazze e ragazzi che qui decidono di studiare. Tuttavia all’interno di questo quadro a dir poco idilliaco si possono incontrare piccole pietre d’inciampo, che rischiano di comprometterne l’elogio sperticato. Una di queste ci sussurra come nella città in espansione per eccellenza, popolata ormai da 4 milioni di abitanti, v’è il rischio concreto che già da ora fino ai prossimi anni nessuna biblioteca rimanga aperta la domenica.

Sembra paradossale, ma le cose stanno esattamente così: nella Capitale tedesca tutte le biblioteche universitarie, tranne una sola come vedremo in seguito, sono chiuse la domenica. Il dettaglio interessante è che sono stati i rettorati stessi delle Università ad aver preso questa controversa decisione, se non altro anomala per la fama di cui gode la “Grande Apfel” germanica. Ebbene le cause concrete sono da ricercare in una recente sentenza in seconda istanza del Tribunale del Lavoro del Land di Berlino – il Landesarbeitsgericht Berlin (LAG) – che a fine ottobre ha confermato una sentenza già emessa in primo grado nell’estate di quest’anno. Motivo della controversia era stato un ricorso di una studentessa, impiegata dalla rinomata Humboldt Universität in compiti amministrativi (e quindi non scientifici). Die Studentin aveva contestato la possibilità, da parte dell’Università, di far lavorare studenti in ruoli amministrativi e soprattutto di pagarli con tariffe salariali inferiori rispetto ai cosiddetti “lavoratori scientifici” (wissenschaftliche Mitarbeiter), che svolgevano esattamente i medesimi compiti dei primi, senza tuttavia essere studenti.

Biblioteca universitaria © il Deutsch-Italia

L’annuncio della chiusura © il Deutsch-Italia

Dando ragione alla ricorrente, il locale Tribunale del Lavoro non ha fatto altro che applicare la legge regionale relativa all’impiego di forze studentesche all’interno delle Università berlinesi, la quale vieta loro in maniera esplicita di assumere propri studenti per quegli ambiti di lavoro che non sono propriamente riconducibili all’aspetto accademico, bensì solo a quello amministrativo. Il problema è che all’interno di quest’ultimo settore sono ricomprese funzioni fondamentali, quali il servizio di prestiti dei libri, l’intera attività di archivio e di inventario, il servizio di decanato, le segreterie, le direzioni, il servizio di assistenza ed informazione per gli studenti, la cura dei servizi mediatici e di computer, la sede centrale, gli uffici del personale e gli uffici stampa. D’ora in avanti, grazie a questa sentenza gli studenti non potranno più lavorare nei campi elencati.

Il secondo punto fondamentale della causa verteva sul diverso trattamento economico destinato agli studenti finora (illegalmente) impiegati. Infatti il Land di Berlino ha due diverse tariffe per i dipendenti delle Università: la studentischer Tarifvetrag (StudTV), che prevede un salario tariffario di 12,30 euro l’ora (ottenuto dagli studenti dopo una lunga battaglia durata anni presso le Università e riservato solo a loro), e la normale Tarifvetrag (TV-L) di 16,61 euro, destinata invece a tutti gli altri lavoratori impiegati con la stessa mansione. La ragazza aveva richiesto che la sua mansione venisse paragonata a quella di un “normale lavoratore”, considerato anche che la Hochschulgesetz berlinese vieta di impiegare studenti in ambiti non accademici, come visto sopra. Il problema è che la Humboldt Universität, riconosciuta la sconfitta in sede legale, ha pensato bene di tagliare la testa al toro licenziando o, per essere più precisi, decidendo di non rinnovare tutti i contratti di lavoro con gli studenti nei settori, per esempio, dei prestiti o dell’archivistica.

libriRisultato tangibile è che nei prossimi mesi mancheranno all’appello qualcosa come 600 studenti, che fino ad ora avevano garantito il regolare svolgersi delle attività di tutte le biblioteche targate Humboldt. Il rettorato del prestigioso ateneo, dove avevano insegnato anche Hegel ed Einstein, invece che regolarizzare le posizioni di centinaia di precari, ha deciso di limitare gli orari di apertura di tutte le sue biblioteche. La motivazione ufficiale del portavoce universitario è che si aspetta di vedere se l’organo legislativo di Berlino, il Senato controllato dalle sinistre (SPD + Linke) e dai Verdi, modificherà la legge regionale sull’impiego presso gli atenei, in modo tale da legalizzare un regolare rapporto di lavoro con studenti.

Nelle sedi Asta” della Frei Universität e della Humboldt (gli “Asta” sono dei gruppi studenteschi politicamente vicini alla Linke, l’estrema sinistra tedesca), dove mi sono recato di persona per capire come si fosse arrivati a questa situazione, gli studenti mi hanno riferito che il rettorato era ben consapevole dell’illegalità dell’intera situazione, ma aveva comunque continuato ad operare in questo modo per un mero calcolo contabile, o se vogliamo aziendale. Infatti qualora avessero perso la causa legale, com’è poi è avvenuto, le spese sostenute per gli avvocati e sedute sarebbero state comunque inferiori rispetto ad una regolarizzazione completa di tutti i 600 studenti illegalmente impiegati, licenziando questi ultimi anziché regolarizzarli. Cosa che puntualmente è avvenuta. Per ora gli studenti dell’Università Libera ed il suo rettorato, più propenso al dialogo rispetto a quello della Humboldt, hanno deciso assieme di lasciare aperta la biblioteca ogni giorno in attesa di trovare una soluzione condivisa. In ogni caso centinaia di posti di lavoro degli studenti rischiano di sparire nei prossimi mesi anche lì.

La Humboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

La Humboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

La chiusura domenicale della biblioteca della Humboldt, mi è stato spiegato, pur non vedendo la presenza di lavoratori-studenti, è stata decisa a seguito del licenziamento dei 600, perché ciò ha causato la necessità di utilizzare al massimo la scarsa forza lavoro rimasta, comprimendo di conseguenza gli orari e i servizi. Detto più semplicemente c’è mancanza di personale. Il tutto in un quadro di contenimento di spese per i prossimi anni.

La tendenza a risparmiare attraverso l’elegante anglicismo denominato outsourcing viene descritta anche dal portavoce della Linke al Senato berlinese, Tobias Schulze, che, durante un’intervista alla versione online della Taz”, ha espresso il pericolo che l’Università ricorra in futuro alla pratica delle agenzie interinali che assumano lavoratori temporanei, riducendo così i costi. Schulze ha dichiarato che soprattutto l’Università Humboldt, più di ogni altra realtà accademica a Berlino, abbia risparmiato negli ultimi anni. Per tale motivo ha deciso di impiegare studenti anche in ambiti amministrativi e tecnici, ben sapendo di rischiare una sconfitta nelle aule del Tribunale del Lavoro.

Insomma discorsi sulla necessità di risparmiare, contenendo i costi e comprimendo i servizi essenziali, che paiono “normali” nel Sud Europa, obbligato da anni a seguire le politiche di austerity di Bruxelles, sono presenti in maniera del tutto inaspettata anche nella locomotiva d’Europa. Le Università tedesche, come quelle italiane, vogliono tagliare le spese e, se necessario, licenziare o tenere precarizzati i propri studenti in nome della ricerca del pareggio o, meglio ancora, dell’attivo di bilancio. Per ora ci basti concludere come perlomeno in questo campo noi poveri scrocconi italiani, per citare quell’editoriale dello Spiegel di maggio, teniamo aperte le biblioteche universitarie la domenica. Almeno nella mia città natale Trieste è così da sempre.

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L’Università di Hegel, Einstein e molti altri

© Youtube Berliner Morgenpost

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