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Handelsblatt - Italia una bomba ad orologeria

Handelsblatt – Italia una bomba ad orologeria

Per un po‘ i giornali tedeschi hanno taciuto, a parte l’“Handelsblatt” che auspica da sempre le cavallette sull’Italia, ma il quotidiano di Düsseldorf parla per bocca del Dax 30 (borsa di Francoforte), il quale è messo parecchio male con Rwe (-8 per cento solo venerdì scorso), Commerzbank e Deutsche Bank in picchiata libera. Poi però non ce l’hanno più fatta e sono tornati alla carica rispolverando i soliti pregiudizi sugli italiani pigri che vogliono campare a debito e ridurre l’Euro a Lira, così che poi toccherà al buon teutonico mettere mano al portafoglio per evitare il disastro. Sono anni che ripetono sempre le stesse cose. Da parte tedesca aspettiamo ancora un articolo innovativo sull’argomento, che metta in discussione anche le responsabilità della Germania per aver imposto a livello europeo un sistema economico-finanziario ottusamente inflessibile e graniticamente ancorato allo scenario macroeconomico degli Anni 80 del secolo scorso.

Welt - Italia come l'Argentina

Welt – Italia come l’Argentina

Non sono solo i giornali tedeschi ad aprire il fuoco ad alzo zero contro l’Italia. In pochi giorni sono arrivate le bordate del Fondo Monetario Internazionale, della BCE e della Commissione Europea; cioè i tre organismi che formano la Troika. La manovra finanziaria in deficit del Governo italiano viene giudicata di volta in volta sbagliata, pericolosa, violatrice dei patti di stabilità europea, generatrice di debito e di disequilibrio. Tutto ciò per uno scarto di 1,6 per cento di deficit rispetto agli impegni programmati, che farebbe aumentare il rapporto debito / pil oltre l’attuale quota 132 per cento, mentre gli antichi trattati di Maastricht prevedevano addirittura il 60 per cento. Con la nuova manovra il Governo intende finanziare la spesa in deficit, aumentando il rapporto debito / pil di un ulteriore 2,4 per cento a fronte di una crescita attesa (ma il dato è controverso) del 3 per cento nel prossimo biennio. Quindi investire oggi per ottenere di più domani. L’esatto opposto di quanto predicato dalla UE, impostata piuttosto su una riduzione continua di tutti i parametri economici vitali legati al debito, in modo da raggiungere l’ibernazione dello status quo fin quasi a provocare la morte apparente del sistema. Insomma, sancire l’eterno ritorno del presente come se il futuro non dovesse più esistere. Qualcosa di simile avvenne durante gli ultimi anni dei regimi comunisti. Sappiamo tutti come andò a finire.

La cura della Troika per la Grecia

La „cura“ della Troika per la Grecia

Il governo Conte ha detto chiaramente cosa intende fare con quel 2,4 per cento: 1) Introduzione del sussidio di disoccupazione -che Di Maio insiste a chiamare reddito di cittadinanza- che già esiste in tutti i Paesi europei ad eccezione di Grecia e Portogallo. E viene da chiedersi perché Bruxelles non abbia mai insistito, minacciando sanzioni, su questa riforma strutturale per indurre l’Italia ad adeguarsi agli alti standard europei in materia; 2) Riforma fiscale, revisione degli studi di settore e delle partite Iva; 3) Investimenti infrastrutturali. Insomma, quello che una sinistra concreta e veramente “de sinistra” avrebbe dovuto fare da un pezzo, ma che non ha mai neanche osato immaginare per timore di mancare di rispetto ai “mercati”

Come detto, la Troika sta aggredendo la manovra per via di quel 2,4 per cento di deficit in più, speso nel modo descritto sopra. Ora facciamo un passo indietro e torniamo un attimo al governo Monti, a suo tempo sostenuto con entusiasmo dalla sinistra che lo elevò al grado di salvatore della patria. Lo so, non è un bel tornare, ma è utile. Durante i tre anni di cura “rigor mortis” Monti, il rapporto deficit / pil passò dal 116 per cento al 129 per cento; vale a dire un incremento annuo (non previsto, ma reale) del 4,3 per cento. Eppure, davanti a una devastazione così barbara dei conti, la Troika non fiatò. Come mai invece oggi si indigna per un misero 2,4 per cento? Molto semplicemente perché il deficit Monti servì a garantire il sistema bancario e i vari fondi europei / extraeuropei, mentre quello previsto nella manovra del Governo attuale serve per stabilizzare il Paese; cioè Monti fece quello che avrebbe fatto la Troika, ma a livello più contenuto. L’eccezione alla regola del deficit quindi, è consentita solo se va a vantaggio dell’establishment politico-finanziario, ma non è tollerata se mira a servire gli interessi dello Stato e dei suoi cittadini. Che cos’è questa se non una riproduzione della cara e vecchia lotta di classe dall’alto verso il basso, applicata agli Stati?

È questa l’Europa che vogliamo?

Grafici finanziari

Grafici finanziari

Ma torniamo alla Troika perché il discorso si fa ancora più interessante. Nel malaugurato caso in cui lo Stato italiano non dovesse più godere della fiducia dei mercati, avrebbe difficoltà a collocare i titoli di Stato con cui si finanzia. A maggior ragione oggi che il quantitative easing (QE) della BCE sta giungendo al termine. La crisi di liquidità porterebbe dritti al default, ma prima del default arriverebbe Troika. Va ricordato che la Troika è un comitato di curatori fallimentari costituito dalla Commissione Europea, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale. Una volta installatasi in un Paese, quest’ultimo perde ogni sovranità economica poiché da quel momento le manovre finanziarie avranno l’unico scopo di tutelare i grandi creditori, il che vuole dire necessariamente: tassazione selvaggia dei patrimoni privati, privatizzazioni nei settori di sanità e istruzione e svendita di asset strategici come le grandi aziende a partecipazione statale (leggi Eni). Insomma, per dirla bruscamente la Troika è un modo legale per mettere fuori uso le difese istituzionali di un Paese allo scopo di saccheggiarlo. E in Italia c’è molto da razziare. Spesso non ne siamo consapevoli, ma lo stivale è ricco. Secondo il Global Wealth Databook 2017 del “Credit Suisse”, nella classifica mondiale dei patrimoni delle nazioni, l’Italia si piazza al settimo posto con un patrimonio collettivo di 10.853miliardi di dollari. Più del doppio della Spagna e appena sotto Francia e Germania. Per patrimonio collettivo si intendono tutte le attività finanziarie e materiali quali immobili, quote di società e saldi bancari al netto dei debiti. Il patrimonio totale, quindi, si riferisce alla ricchezza complessiva posseduta dai cittadini di una nazione. Ed è proprio a questo tesoro che mira la Troika. C’è forse da meravigliarsi se sono così impazienti di metterci le mani sopra? Il pretesto c’è, la crisi del debito, e anche i tempi sembrano propizi dal momento che l’Italia è isolata in Europa, e quindi in una posizione di debolezza. Inoltre, praticamente tutti i media e i rimasugli della sinistra italiana tifano per i razziatori, quindi non mancherebbe neanche la sponda interna.

Siamo veramente, veramente sicuri di volere un’Europa così?

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Il presidente del Consiglio Conte illustra la manovra finanziaria 2019

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